Xeriscaping: un deserto in fiore

Impossibile non conoscere la lirica di Leopardi “La ginestra o Il fiore del deserto” in cui egli volle descrivere con tale essenza quella fragilità che accomuna tutti gli uomini di fronte alle feroci forze della “Natura matrigna” che manifestarono la propria incombenza sulle pendici del Vesuvio. Un’aspra critica alla vanità dell’uomo nel credersi immortale senza voler accettare la propria misera condizione di essere inerme di fronte ad essa. Infine emerge un messaggio di speranza e di solidarietà dell’uomo nell’accettazione della propria sorte. Tuttavia, lungi da quell’epoca, con uno spirito più illuminista che romantico, nel 1981 il Denver Water Department concepì una nuova forma di realizzare l’arte del paesaggio: lo “xerogardening o xeriscaping” con lo scopo di ridurre l’emissione d’acqua in giardino e salvaguardare questa preziosa risorsa sul pianeta.

Ben consolidato all’estero e in Italia ancora sottoposto ad analisi ed esperimenti, con xeriscaping si intende far riferimento a quel metodo di progettare giardini e paesaggio con l’utilizzo di una certa scarsità d’acqua e il minimo uso di fertilizzanti, grazie a piante che vivono in condizioni di siccità. Ciononostante, uno spazio aperto siffatto, permette spesso l’attrazione di entomofauna e fauna utili come farfalle e uccelli canori.

I 7 principi dello Xeriscaping:

1. Design

Come qualsiasi forma d’arte questo tipo di paesaggio richiede un progetto che abbia come fine la bellezza e l’armonia anche relativamente all’ambiente in cui si colloca. Se si tratta di un giardino domestico bisogna considerare le linee e gli spazi che le mura stesse dell’edificato disegnano, l’importanza di come voler vivere l’ambiente e in seguito pensare alla messa a dimora di piante per zone più o meno ombreggiate.

2. Suolo

Si deve utilizzare un tipo di ammendante per il suolo che lo arricchisca in sostanza organica, validi ammendanti sono: compost, segatura o humus. Tutto ciò permette al terreno un buon drenaggio per l’apertura dei pori del terreno.

3. Manti erbosi

L’uso di manti erbosi prodotti con materiale riciclato sono ben accetti oggi ad uso commerciale per un effetto più naturalistico del giardino e non richiedono dispendio d’acqua.

4. Piante

Selezione di piante resistenti a periodi siccitosi, in grado di resistere a lungo senza acqua o con una quantità esigua, ben concordi con clima e temperature del posto, ovviamente senza dimenticare il punto 1: che queste abbiano fogliame e fioriture variopinte e generanti affascinanti textures. Si possono citare delle piante perenni quali: la Nepeta o Erba gattaia, l’Achillea millefoglie, comunissima la Lavanda e il Penstemon o Campanelle d’estate. Le piante succulente che a causa del loro ciclo di fotosintesi CAM e morfologia fogliare che permette di minimizzare le perdite d’acqua sono impiegabili in un giardino xerico mediterraneo. Importantissimo collocare le piante attigue secondo un criterio comune di necessità d’acqua e questo permetterà di semplificare anche l’irrigazione.

5. Irrigazione

Un’irrigazione a goccia è consigliabile per questo tipo di ambienti, meglio se il tutto è controllato da una moderna centralina che operi secondo le necessità idriche, le condizioni climatiche e di umidità del terreno.

6. Pacciamatura

Bisogna proteggere le piante con una pacciamatura adeguata, che minimizzi l’erosione, prevenga la formazione di erbe infestanti e mantenga fresco il suolo. Tipico l’uso di cortecce e altro materiale organico (anche compost casalingo). Anche il pietrisco e la ghiaia oltre a un metodo per generare piccoli sentieri e armoniose decorazioni permettono un’ottima pacciamatura con una buona resa estetica; è l’ideale per giardini rocciosi con piante succulente, un piccolo deserto di Sonora.

7. Manutenzione

Malgrado questo tipo di giardino sia studiato per essere a bassa manutenzione, occorre controllare che la minima irrigazione faccia il proprio dovere e assicurarsi che non vi siano piante che secchino, o al contrario, marciumi da eccesso d’acqua. Non bisogna dimenticare di fertilizzare all’occorrenza e usare pesticidi in caso di biodiversità (animale o vegetale) indesiderata. Infine potature e sfoltimenti se necessari.

Grazie ai moderni metodi ecosostenibili per progettare ambienti si ha modo per ciascuno di portar acqua al proprio mulino senza sprechi.

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