Un Lavoro da Biologo: lo Zoologo Faunista

Cosa fa un biologo? Che lavori può trovare un laureato in Biotecnologie, oppure in Scienze Naturali? È proprio per rispondere in modo esauriente a queste domande che è nata la rubrica “Un Lavoro da Biologo”. Vi do quindi il bentornati per questa tappa del nostro viaggio, nella quale si tratta di un lavoro abbastanza iconico. Quando si parla di biologi, infatti, ai più vengono in mente immagini di scienziati (la figura del ricercatore) oppure di qualcuno che, senza ulteriori livelli di dettaglio, “lavora con gli animali”. Non ho sottomano interviste né statistiche ma sono pronto a scommettere che molti studenti che hanno intrapreso un percorso universitario in Scienze della Vita sono stati ispirati da questo vago immaginario. Ecco, oggi intervistiamo qualcuno che ce l’ha fatta. Una biologa che lavora con gli animali, in particolar modo grandi mammiferi selvatici. Paola Fazzi ci racconta la sua esperienza come Zoologo Faunista.

In che ambito è inserita questa figura

Gran parte della fauna selvatica è oggetto di tutela, dal momento che le attività dell’uomo hanno molto spesso degli impatti negativi sulla sua ecologia, comportamento e fisiologia. Poiché si vuole evitare che l’edificazione di infrastrutture o attività produttive, l’esecuzione di attività venatorie sregolate, l’introduzione di specie alloctone abbiano come effetto l’estinzione di popolazioni locali di animali selvatici, gli enti di gestione del territorio hanno interesse a studiarle per verificare eventuali variazioni.

Enti Parco, Provincie e Regioni e Ministeri pianificanouindi dei monitoraggi della fauna selvatica o dei conteggi che possono poi servire per l’individuazione di strategie di tutela e la definizione di piani di gestione, che siano di salvaguardia nelle Aree Protette o di abbattimento selettivo negli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC).

Le aziende private sono invece obbligate a sottoporre ogni loro progetto a studi di impatto ambientale in modo da fornire alle pubbliche amministrazioni elementi utili a deliberare sulla attuabilità progetto stesso. Uno strumento simile è la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), che entra in gioco quando sono coinvolte aree protette che fanno parte della rete “Natura 2000”, l’insieme dei Siti di Interesse Comunitario (SIC) la cui salvaguardia è tutelata rispetto alle attività umane svolte in tutta l’Unione Europea.

Per lo svolgimento pratico di questi studi di campo aziende ed enti pubblici si rivolgono a dei professionisti esperti di ambiente, ciascuno nel suo settore di competenza.
Saranno quindi coinvolti alla bisogna esperti di piante (botanici), di pesci e ambienti di acqua dolce (idrobiologi), di ambienti marini od oceanici (biologi marini), di rettili e anfibi (erpetologi), di uccelli (ornitologi), di insetti (entomologi) e, per arrivare al campo specifico della nostra intervistata, di mammiferi (teriologi). In particolare Paola si occupa di grandi mammiferi, principalmente del lupo e dei grandi ungulati.

Lo Zoologo Faunista

L’attività principale e caratterizzante di chi si occupa di salvaguardia del lupo e degli ungulati sono i monitoraggi di questi animali molto mobili. A seconda della stagione e dello scopo dello studio, queste osservazioni possono essere attuate secondo modalità differenti ma immancabilmente prevedono di alzarsi la mattina presto per raggiungere il territorio e percorrerlo in lungo e in largo, con ogni condizione meteo.

Per esempio una modalità indiretta di conteggio può essere seguire dei percorsi prestabiliti, detti transetti, per conteggiare gli escrementi della specie ricercata oppure, in particolar modo di inverno, le impronte delle zampe.

Gli escrementi forniscono anche la possibilità di essere campionati per eseguire analisi genetiche opportune, per esempio al fine di studiare la variabilità interna ad una determinata popolazione oppure per riconoscere singoli individui e risalire ai loro spostamenti.

D’estate i nuclei riproduttivi di lupo possono essere conteggiati o semplicemente localizzati anche mediante la tecnica del Wolf Howling notturno, che consiste nel riprodurre degli ululati registrati per stimolare la risposta dei branchi, che risponderanno con i propri ululati.

Anche i cervi possono essere conteggiati all’ascolto. Principalmente di sera si percorrono infatti i boschi con l’intento di rilevare i bramiti dei maschi e poter stimare dalla loro numerosità quella dell’intera popolazione.

Strumenti molto utilizzati per il monitoraggio faunistico sono le foto-trappole, fotocamere ad infrarossi che grazie ai propri sensori termici e di movimento si attivano al passaggio dei grandi mammiferi, e non solo, permettendo foto e filmati di buona qualità che talvolta permettono anche di registrare l’audio (sul canale Youtube di Paola ne vedrete delle belle).

Talvolta alcuni progetti di tutela richiedono inoltre la cattura di esemplari da marcare con radiocollari, per poterne seguire gli spostamenti.

Uno strumento tecnico imprescindibile per qualsiasi piano di monitoraggio, anche per altre specie viventi, è invece un buon programma di Geografic Information System (GIS). Questo tipo di software permette di elaborare dati spaziali derivanti dalla geolocalizzazione dei confini di una popolazione, o dalla sua esatta collocazione in un dato momento, nel contesto di una adeguata rappresentazione del territorio in cui è inserita e serve sia come strumento di analisi che di comunicazione visiva dei risultati dei monitoraggi.

In seguito ad ogni monitoraggio il professionista deve infatti elaborare i dati raccolti con delle adeguate statistiche che permettano di fare stime il più possibile realistiche e stilare degli elaborati che comunichino al committente i risultati, che siano relazioni finali oppure, nel caso di studi di lungo corso, degli aggiornamenti intermedi dello stato dei lavori.

Dato che il lupo in particolar modo è una specie “carismatica”, cioè capace di catalizzare dibattiti dell’opinione pubblica alimentati dai timori dei portatori d’interesse come allevatori e cacciatori, una componente fondamentale del ruolo del professionista che si occupa della loro tutela è fare corretta comunicazione con lo scopo di minimizzare i conflitti e divulgare corrette norme di convivenza che si sono perse nel periodo in cui il lupo è stato prossimo all’estinzione.

Chi lo può fare

Non esistono dei corsi di laurea che forniscano l’intero bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche necessario alla professione. Dopo una laurea in Scienze della Vita, in particolar modo Scienze Naturali e alcuni curricula di Biologia oppure Agraria, occorre seguire dei percorsi appositi come dei master in Gestione della Fauna Selvatica (Qui un esempio) e fare un tirocinio di tesi che permetta di avviarsi alla specializzazione desiderata.

Cosa aspettarsi

I professionisti nella conservazione della fauna trovano occasionalmente posizione all’interno di enti pubblici come i Parchi, ma la maggior parte di loro sono liberi professionisti che hanno la necessità di costruirsi una solida rete di contatti per essere sempre informati delle opportunità che volta per volta si presentano, come bandi pubblici (ad esempio quelli europei detti Progetti Life) e richieste derivanti da privati.

In questo senso il lavoro non è sempre continuo, dal momento che chiuso un progetto può capitare di dover aspettare che se ne aprano altri e nel frattempo dedicarsi ad altre attività redditizie. La conservazione della natura, nota Paola, non è mai stato un ambito che richiami ingenti quantità di fondi. Questo da l’idea del fatto che la sua non è una professione che venga scelta per la facilità di introito ma per una forte motivazione. Si avvicina a questa attività chi ama la natura, è adattabile alle varie condizioni operative e possiede una forte resistenza.

Contrariamente a come può venir dipinta infatti, Paola ci parla della percezione da parte del pubblico della professione come di una sorta di “vacanza stimolante”, la carriera dello zoologo faunista è dura, espone alle intemperie e a rischi immancabili quando si opera in condizioni di campo e infine, per il fatto di essere svolta in libera professione, non prevede giorni di malattia, festività o week end liberi. Il ritmo del lavoro lo danno gli animali.

Infine, un professionista nella tutela della fauna opera in situazioni che vedono spesso la presenza di fronti contrapposti di portatori di interesse. È suo dovere non essere politicamente schierato per mantenersi una voce autorevole e obiettiva.

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