Stelle marine: muoiono fuori dall’acqua?

Si può morire... d'aria? Il caso delle stelle marine

Le stelle da sempre ispirano poesie, canzoni e pitture. Il cielo ne è pieno, il mare anche… ma ogni stella deve stare nel suo ambiente naturale. Le stelle marine sono animali bellissimi, eleganti, con colori che vanno dal giallo al rosso, passando per arancione, viola, addirittura blu! Oltre all’affascinante aspetto, bisogna aggiungere che non rappresentano assolutamente un pericolo per l’essere umano, tanto che il prenderle in mano per osservarle meglio è un desiderio che sorge quasi spontaneo. Eppure non tutti sanno che un semplice gesto come può essere il tirarle fuori dall’acqua può avere tragici risvolti per loro. E il fatto che non siano in grado di emettere versi e lamentarsi, non significa che non possano soffrire…

Ma come può un gesto tanto innocente uccidere le stelle marine?

La spiegazione è di natura anatomica e va ricercata internamente, per la precisione nel cosiddetto sistema acquifero. Si tratta di una complessa struttura dalle molteplici funzioni formata da numerosi canali, detti appunto canali acquiferi, che le permettono di svolgere le principali funzioni vitali, quali respirare, muoversi e cacciare. Quando questi meravigliosi invertebrati si trovano in mare, l’acqua entra dalla loro parte dorsale (detta anche aborale in quanto simmetricamente opposta alla parte orale, cioè dove è ubicata la bocca) attraverso una rigida piastra cosparsa di fori chiamata piastra madreporica.

L’acqua penetrata nel corpo della stella marina è per loro assolutamente fondamentale: questa viene spinta nei canali interni, a loro volta comunicanti con i pedicelli ambulacrali, sottili e mobili strutture che, come il nome lascia intendere, le permettono di muoversi. Questi pedicelli sono dotati di una ventosa terminale, così che nella forma ricordano tanti piccoli… sturalavandini. Il loro leggiadro movimento è causato proprio dall’acqua che, venendo spinta all’interno e all’esterno dei tubicini, li gonfia o li sgonfia come se fossero dei morbidi palloncini, permettendo così alla stella di attaccarsi o meno sulla superficie su cui si sta muovendo.

Una sola stella marina ne può possedere centinaia, così come i ricci di mare, i loro più comuni “cugini” in quanto appartenenti al medesimo raggruppamento zoologico: il phylum Echinodermata. Un movimento che a noi sembra banale è quindi meccanicamente azionato da una complessa opera di alta ingegneria al 100% naturale… un’opera perfetta, ma tutt’altro che indistruttibile: basta che al suo interno entri un po’ di aria per distruggerla! Infatti, basta portare la stella fuori dall’acqua per pochi secondi per farle ingerire aria, creando delle bolle; penetrando nel sistema acquifero, queste bollicine possono esserle fatali.

Se una stella cadente “muore” in cielo, siamo portati a esprimere un desiderio, ma se a morire una stella marina non si può fare altrettanto, quindi limitiamoci ad osservarle incantati, senza doverle maneggiare e stressare inutilmente. Involontariamente, nel periodo estivo si compiono delle silenziose stragi spesso causate dalla curiosità dei bambini, ma con la passiva colpevolezza dei genitori che, noncuranti del fatto che pochi secondi di divertimento possono uccidere un animale, tendono a sottovalutare il problema, liquidandolo con frasi del tipo “e vabbé, ma il bambino si diverte e voleva giocare con la stellina”.

Il rispetto del Mare e dei suoi incredibili abitanti deve partire dalle nuove generazioni, ma ricordiamoci tutti noi dobbiamo dare il buon esempio.

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