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Animali degli abissi: quali sono e come vivono

Dieci (più due) abitanti delle profondità marine

Gli oceani coprono più del 70% della superficie terrestre, di cui il 65% è rappresentato da oceano aperto. La vita marina è distribuita solo nei primi 50 m della colonna d’acqua, ma gli oceani possono raggiungere profondità anche di 11 km, come nella depressione della fossa delle MarianneQuesto significa che il resto della colonna d’acqua è completamente privo di forme di vita? Assolutamente no! L’oceano pullula di vita anche a profondità elevatissime, ma la maggior parte degli animali degli abissi è poco studiata o addirittura sconosciuta.

Condizioni estreme richiedono adattamenti estremi e gli animali degli abissi sono non a caso forme di vita completamente diverse da quelle di superficie. Questi organismi di profondità sono ben adattati alle condizioni estreme grazie a particolari strutture anatomiche e fisiologiche. In natura però “utile” non è sinonimo di “bello” e questi animali ne sono una dimostrazione vivente.

Ecco a voi una piccola lista degli animali degli abissi più strani e dell’aspetto curioso:

  • pesce blob;
  • squalo frangiato;
  • rane pescatrici;
  • squalo goblin;
  • pesce mandibola;
  • Erenna tentilla;
  • granchio gigante del Giappone;
  • calamaro vampiro;
  • stella marina testa di gorgone;
  • isopode gigante;
  • pesce beccaccino;
  • re di aringhe.

Ovviamente non verrà presa in considerazione solo l’estetica, ma saranno trattati anche alcuni degli adattamenti dell’animale all’ambiente in cui vive. 

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Pesce blob

Tra gli animali degli abissi più famosi c’è sicuramente il pesce blob (Psychrolutes marcidus, fig. 1A), considerato uno degli animali più brutti al mondo. Nel 2013 è stato eletto la mascotte della Ugly Animal Preservation Society.

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Fig. 1 – Pesce blob, o Psychrolutes marcidus. (da: Flickr; Wikipedia)

In realtà questo animale non è così brutto quando lo si osserva nel suo ambiente naturale. Il pesce blob abita infatti profondità comprese tra i 600 e 1.200 m, con livelli di pressione estremi (60-120 atm), ed è in queste condizioni che l’animale  assume il suo aspetto non brutto (fig. 1B).

Il corpo di P. marcidus ha una consistenza gelatinosa e delle ossa morbide adattate alle pressioni estreme a cui è sottoposto. Una volta portato in superficie subisce una depressurizzazione che, date le scarse strutture di sostegno, causa un’espansione del corpo dell’animale facendogli assumere il tipico aspetto blob[1].

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Squalo frangiato

Al secondo posto c’è lo squalo frangiato, che ha un aspetto a dir poco inquietante e completamente diverso da quello che ci si aspetterebbe da uno squalo. Il suo nome comune deriva dall’aspetto sfrangiato delle branchie. Questo animale vive al largo della piattaforma continentale e frequenta profondità tra i 500 e 1.500 m[2].

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Fig. 2 – Squalo frangiato, o Chlamydoselachus anguineus. (da: Wikimedia commons)

Lo squalo frangiato raggiunge i 170 cm di lunghezza e generalmente è presente dimorfismo sessuale (ossia delle differenze morfologiche tra organismi di sesso diverso): gli esemplari femmina sono più grandi perché gli embrioni dei piccoli si sviluppano all’interno del grembo materno (specie vivipara).

La bocca presenta diverse file di denti a punta di cesello che sono distanziate le une dalle altre. Questa organizzazione serve per afferrare e non lasciare sfuggire le prede che sono soprattutto grandi molluschi (prettamente calamari)[3]. Si conosce ancora molto poco su questi animali perché sono veramente difficili da incontrare in natura e proprio per la loro rarità non si conosce né l’esatto numero di individui adulti né il trend della popolazione[2].

Rane pescatrici

Tra gli animali degli abissi, diversi pesci ossei vengono raggruppati sotto il nome di rane pescatrici, a causa a caratteristiche comuni:

  • parte superiore della prima vertebra trasformata in un’esca luminosa per attirare molluschi, crostacei e pesci di piccole dimensioni;
  • bocca molto ampia con denti aguzzi per avere maggiori possibilità di catturare la preda;
  • occhi di dimensioni ridotte, in quanto la vista è uno dei sensi meno utilizzati nelle profondità abissali (la luce è assente);
  • appendici estese che sono spesso dotate di organi di senso per avere una maggiore percezione dell’ambiente circostante.

Bufoceratias wedli

Bufoceratis wedli è una rana pescatrice che vive a profondità comprese tra 400 e 1.750 m. Ha un corpo tondeggiante e tozzo sul quale sono presenti delle cupole gelatinose che hanno funzione sensoriale (neuromasti) nei confronti dei movimenti dell’acqua. Generalmente, nei pesci di superficie queste strutture sono contenute all’interno della linea laterale, mentre in B. wedli sono poste all’esterno del corpo[5], per poter percepire ogni minimo spostamento e variazione di pressione dell’ambiente circostante[4].

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Fig. 3 – Bufoceratis wedli. La frecca indica i neuromasti liberi. (modificato da: Masaki Miya, Wikimedia commons)

Linofrine

Linophryne arborifera è una rana pescatrice che vive a profondità comprese tra i 200 e 1.000 m. Questa specie presenta un evidente dimorfismo sessuale: la femmina raggiunge una lunghezza massima di circa 8 cm, mentre il maschio misura solo 1,5 cm[6]. Oltre alla differenza di dimensioni la femmina è facilmente riconoscibile grazie alla presenza di  una lanterna dorsale e di un barbiglio ventrale che ricorda un arbusto. Questi organi sono entrambi luminescenti.

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Fig. 4 – Dimorfismo sessuale della specie Linophryne arborifera. (da: Wikimedia commons)

In completa assenza di luce è molto difficile trovare il compagno per l’accoppiamento e
L. arborifera ha risolto brillantemente questo problema. Il maschio è dotato di organi di senso molto sviluppati che gli permettono di trovare la femmina e di stabilire un contatto permanente con essa, utilizzando dei piccoli dentelli presenti nella bocca. Dal momento della fusione del maschio alla femmina, i due non si separeranno più! Il maschio diventa un vero e proprio parassita della femmina, unendosi anche con il suo sistema circolatorio. Molti organi del maschio, come gli occhi e la maggior parte dei visceri, degenerano in seguito alla fusione, mentre i testicoli aumentano in volume. Il maschio è comunque in grado di respirare autonomamente grazie a due piccole aperture presenti ai lati della bocca[5].

Squalo goblin

Mitsukurina owstoni è uno squalo dall’aspetto molto particolare. A differenza degli squali di superficie presenta un muso allungato che ricorda un po’ quello dello squalo sega. I denti sono molto aguzzi e sporgenti. Lo squalo goblin raggiunge lunghezze comprese tra i 2.6 e 3.2 m; la lunghezza massima registrata è di 6 metri. M. owstoni vive nell’Oceano Atlantico, Oceano Pacifico e nell’Oceano Indiano a profondità comprese tra 30 e 1300 metri.

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Fig. 5 – Squalo goblin, o Mitsukurina owstoni (da: Wikipedia)

Lo squalo goblin produce uova che contengono il nutrimento utile all’embrione durante il primo periodo dello sviluppo. Queste uova non vengono deposte, ma si schiudono all’interno del grembo materno (specie ovovivipara). Una volta avvenuta la schiusa i piccoli non vengono partoriti subito perché lo sviluppo non è ancora terminato. A questo punto della gravidanza i piccoli non hanno più nessuna fonte di nutrimento e cominciano a nutrirsi di altre uova non fecondate prodotte dalla madre (fenomeno definito oofagia)[7].

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Pesce mandibola

Malacosteus niger è comunemente chiamato pesce mandibola per la mobilità e grandezza della sua mandibola. Frequenta profondità comprese tra i 500 e 3.886 m ed è perfettamente adattato agli abissi[8]. M. niger ha un colore tra il rosso e il nero, molto diverso dai pesci di superficie che solitamente hanno un colore azzurro/argentato. Anche questo adattamento ha un suo perché: il pesce mandibola vive a profondità alle quali la luce rossa naturale non è presente e quindi questo colore non è visibile. Il pesce mandibola risulta perfettamente adattato al suo habitat e viene difficilmente notato dai predatori proprio perché si mimetizza con l’ambiente circostante.

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Fig. 6 – Pesce mandibola, Malacosteus niger. (da: Wikimedia commons)

Il pesce mandibola si nutre principalmente di copepodi ed ha messo in atto una strategia veramente particolare per riuscire a catturarli senza essere notato. Gli individui presentano sotto agli occhi un particolare organo che emette luce (fotoforo) a lunghezze d’onda di circa 700 nm (rosso) che può essere rilevata solo grazie alla presenza di fotopigmenti che riescono a percepirla. Il pesce mandibola non possiede però i pigmenti in grado di riconoscere il rosso, ma ha solo pigmenti in grado di rilevare luce con lunghezze d’onda comprese tra il verde ed il blu.

Come fa M. niger a riconoscere le proprie prede? I copepodi si nutrono di batteri fotosintetici che quando vengono digeriti liberano in circolo un derivato della clorofilla. Il pesce mandibola emette luce rossa dal fotoforo sottorbitale che viene assorbita dal derivato della clorofilla e che viene riemessa come luce ad una lunghezza d’onda compresa proprio tra il verde ed il blu. Malacosteus riconosce così la sua preda e senza essere visto riesce a nutrirsene indisturbato[5].

Erenna tentilla

Erenna tentilla è un organismo coloniale dell’ordine dei sifonofori ed è un lontano parente di meduse e coralli (phylum Cnidaria). Vive tra i 1.600 e i 2.3000 m di profondità ed è in grado di emettere bioluminescenza. L’animale presenta delle campanule (fig. 7A) nella parte apicale che servono per il nuoto e dei tentacoli, o tentilli (fig. 7B), in grado di emettere luce rossa tramite degli speciali fotofori. I fotofori sono in particolare posti su diversi steli contrattili che imitano il nuoto a zig-zag tipico dei copepodi e che fungono da esca.

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Fig. 7 – Erenna tentilla. Campanule (A) e tentilli (B). (da: Internet Archive Book Images, flickr)

Una volta che è abbastanza vicina, la preda viene in contatto con le cellule urticanti dell’animale (le stesse presenti sui tentacoli delle meduse) e rimane paralizzata. La preda viene digerita da particolari individui della colonia (gastrozoidi) che fungono da stomaco per l’intero organismo[5].

Granchio gigante del Giappone

Molti animali degli abissi tendono ad acquisire una struttura possente e dimensioni enormi, condizione che è definita gigantismo abissale. Questo può essere considerato un adattamento alle scarse risorse di cibo o alle pressioni estreme[5]. Il granchio gigante del Giappone, o Macrocheira kaempferi, detiene il titolo di artropode più grande al mondoIl carapace può raggiungere una lunghezza massima di 40 cm e la distanza tra le estremità degli arti può arrivare fino ai 4 m. Oltre alle dimensioni imponenti è un animale longevo, infatti può vivere fino a 100 anni[9].

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Fig. 8 – Ragno gigante del Giappone, Macrocheira kaempferi. (di: Hans Hillewaert, Wikipedia)

Abita i fondali sabbiosi dell’Oceano Pacifico a profondità comprese tra i 200 e 800 m.
Viene pescato dall’essere umano e viene considerata una vera e propria prelibatezza in molte zone del Giappone. Solitamente viene mangiato salato e stufato.

Calamaro vampiro

Vampyroteuthis infernalis, che tradotto significa letteralmente calamaro vampiro dall’inferno, è un mollusco che vive a profondità comprese tra 600 e 1.200 m. Solitamente raggiunge lunghezze di circa 30 cm e presenta dimorfismo sessuale, con femmine più grandi del maschio. Il calamaro vampiro ha otto lunghi tentacoli e due filamenti retrattili e presenta cromatofori rossi e neri.

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Fig. 9 – Calamaro vampiro, o Vampyroteuthis infernalis. (di: Carl Chun, Wikimedia commons)

In generale, i cromatofori sono cellule che si trovano nel derma di molluschi, di crostacei e di pesci e che contengono dei pigmenti che a seconda della loro natura chimica conferiscono diverse colorazioni all’animale che li possiede. I cromatofori sono i principali responsabili del rapido cambiamento di colore che avviene nei molluschi cefalopodi (ad esempio seppie e polpi), grazie al controllato di un complesso sistema di muscoli. V. infernalis non possiede però questo genere di muscoli e quindi i suoi cromatofori non sono funzionali[10]

Il calamaro vampiro non presenta una sacca dell’inchiostro e quando si sente minacciato assume una conformazione definita “ad ananas” in cui le braccia coprono testa e mantello.
V. infernalis è un organismo carnivoro e si nutre di copepodi, gamberi e cnidari; le prede vengono attirate con la luce emessa da organi presenti sulle punte dei tentacoli[11].

Stella marina testa di gorgone

Questo animale dalla bellezza unica e particolare appartiene alla classe delle stelle serpentine (o ofiure), lontane parenti delle più comuni stelle marine. La sua distribuzione va dai 5 m a circa 2.000 m di profondità nelle zone polari[12]. Il nome scientifico, Gorgonocephalus arcticus, deriva dal greco “gorgós”e “cephalus” che insieme significano “testa di gorgone”, in riferimento alla somiglianza delle braccia dell’animale con la testa di una gorgone della mitologia greca.

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Fig. 10 – Stella marina testa di Gorgone, o Gorgonocephalus arcticus. (di: Derek Keats, Flickr)

Isopode gigante

Bathynomus giganteus è un crostaceo isopode (parenti dei comuni porcellini di terra) che raggiunge notevoli dimensioni: la massima lunghezza mai misurata è di mezzo metro! Vive a profondità comprese tra i 310 e 2.300 metri ad ovest dell’oceano Indo-Pacifico e nell’oceano Atlantico Occidentale.

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Fig. 11 – Isopode gigante, Bathynomus giganteus (da: Wikipedia)

Le componenti della bocca sono perfettamente adattate a fare a brandelli ed ingerire anche grandi pezzi di cibo. B. giganteus possiede un tratto digerente grande ed estendibile e grosse quantità di lipidi possono essere accumulate all’interno dell’epatopancreas, un organo del sistema digerente degli artropodi. Si pensa che questo animale degli abissi si nutra di carcasse di animali (necrofagia) perché spesso viene catturato per sbaglio in trappole per pesci statiche che vengono fissate al fondale marino e poi recuperate. Uno delle particolarità di questo animale è che la femmina effettua una muta prima di deporre le uova[13].

Pesce beccaccino

Questo organismo che nell’aspetto potrebbe ricordare un’anguilla è in realtà un pesce beccaccino. Può raggiungere 1.30 m di lunghezza e vive a profondità comprese tra i 100 e 4.300 m. Nemichthys scolopaceus vive in quasi tutti i mari e si nutre principalmente di piccoli crostacei mentre nuota mantenendo la bocca aperta. Il corpo è completamente ricoperto dai raggi della pinna dorsale ed anale: la prima è composta da 350 raggi, mentre la seconda da 320.

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Fig. 12 – Pesce beccaccino, o Nemichthys scolopaceus (di: Citron, Wikimedia Commons)

Il pesce beccaccino depone uova (oviparo). Sono stati trovati individui sia di sesso maschile che femminile in evidente degenerazione dopo il periodo riproduttivo e ciò suggerirebbe che il pesce beccaccino muoia subito dopo aver completato la riproduzione, proprio come succede nei salmoni. Dalle uova sguscerà una larva (leptocefalo) che dovrà crescere per raggiungere l’età adulta[14].

Re delle aringhe

Il Re delle aringhe è uno tra i più grandi animali degli abissi mai conosciuti ed è stato riconosciuto dal Guiness World Record addirittura come il pesce osseo più lungo al mondo. La sua lunghezza media è 3 metri, mentre la massima lunghezza riportata in letteratura è di 8 metri. Il peso massimo registrato è di oltre 270 kg! Nonostante le sue grandi dimensioni, che sfamerebbero decine di persone, non viene mangiato perché le sue carni sono reputate dure e insapori.

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Fig. 13 – Regalecus glesne (Wikimedia commons, Sandstein)

Regalecus glesne è un animale degli abissi che vive a profondità comprese tra i 20 m e 1.000 m, ma può risalire in superficie e spiaggiarsi. Il re delle aringhe ha una bocca che può essere protrusa ma è priva di denti. Si nutre principalmente di krill, piccoli pesci e calamari, mantenendo aperte le fauci e filtrando l’acqua con l’aiuto di un filtro rigido posto al livello delle branchie.

La riproduzione avviene tra luglio e dicembre e le larve crescono in superficie. Gli esemplari adulti si riproducono anche nel Mar Mediterraneo a livello dello stretto di Messina. Tuttavia il sistema di riproduzione e la presenza/assenza di cure parentali del Re delle aringhe sono ancora sconosciuti[15].

Conclusioni

In questa lista sono presenti solo alcuni degli animali degli abissi più strani e conosciuti fino ad ora. Una grandissima percentuale di organismi abissali resta ancora sconosciuta all’essere umano e pochissimi articoli scientifici sono stati pubblicati su quelle conosciute, a causa soprattutto delle difficoltà di campionamento. Gli abissi sono un serbatoio di creature strane e talvolta inquietanti ma ogni struttura ha una funzione specifica e serve per sopravvivere in questi ambienti inospitali. Molte caratteristiche sono infatti condivise anche da specie completamente diverse: gli occhi sono molto piccoli; la bocca è molto grande e dotata di denti aguzzi; la bioluminescenza è molto diffusa come strategia di predazione.

Leggi anche: I tesori degli abissi: I coralli profondi

Referenze

  1. Focus – La rivalsa del blobfish; non è brutto come pensiamo;
  2. IUCN Red list – Chlamydoselachus anguineus;
  3. Oceana – Chlamydoselachus anguineus;
  4. IUCN Red list – Bufoceratias wedli;
  5. Fisiologia degli animali marini, A. Poli, E. Fabbri. 2018. Edises-Napoli;
  6. IUCN Red list – Linophryne arborifera;
  7. Fish base – Squalo goblin;
  8. IUCN Red list – Malacosteus nige;
  9. Treccani – Macrocheira kaempferi;
  10. Animal Diversity Organization – Vampire squid;
  11. Marine bio – Vampyroteuthis infernalis;
  12. Sea life base – Gorgoncephalus arcticus;
  13. Sea life base – Isopode gigante;
  14. Fish base – Pesce beccaccino;
  15. Fish base – Re delle aringhe.
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