Alla scoperta del picchio

Tutti conoscono il picchio, se non altro per la sua abitudine di martellare letteralmente il tronco degli alberi col becco. Anche se questa sua abitudine lo ha reso famoso, sono pochi coloro che possono dire di conoscerlo davvero.

Cosa sono i picchi?

Dal punto di vista sistematico, questi pennuti appartengono all’ordine dei piciformi (Piciformes) e, per l’esattezza, alla famiglia dei picidi (Picidae). Si tratta fondamentalmente di uccelli arrampicatori, capaci di scalare i tronchi senza l’uso delle ali ma comunque buoni volatori. Per renderli adatti a questo stile di vita, le loro zampe presentano zigodattilìa.

Ciò significa che due dita sono rivolte in avanti e due sono rivolte all’indietro: una conformazione ben diversa dalla stragrande maggioranza degli uccelli, dove le dita rivolte in avanti sono tre e quella rivolta indietro è una. Una tale caratteristica aiuta i picchi ad aggrapparsi ai tronchi con maggior facilità.

L’abitudine di martellare suddetti tronchi col becco ha principalmente lo scopo di procacciarsi il cibo (il picchio si nutre principalmente di insetti e larve del legno) e di creare anfratti per nidificare, ma il suono martellante prodotto ha anche un significato territoriale. I picchi colpiscono il tronco svariate decine di volte al secondo, e il becco a forma di scalpello maciulla letteralmente la corteccia e il legno.

Le sorprese dei picchi, però, non finiscono qui: il loro cranio, per resistere a questo enorme numero di urti e decelerazioni, ha sviluppato un’altissima densità minerale e un’architettura particolare, caratterizzata da lamelle ossee che rendono la struttura interna del cranio simile a una spugna.

Anche la loro lingua si è evoluta per permettere a questi uccelli di risucchiare piccoli insetti: simile a quella di un piccolo formichiere, può raggiungere una lunghezza di 10 cm e oltre (niente male per degli uccelli di modeste dimensioni!) e presenta l’estremità allargata e munita di setole rese appiccicose dalla saliva dell’uccello. PicchioQuesta lingua portentosa parte inferiormente rispetto al becco, per poi girare attorno al cranio all’interno di un canale apposito e sfociare infine superiormente nel becco.

Grazie alla muscolatura, può venire fatta letteralmente “schioccare” alla bisogna. Infine, le timoniere (le penne della coda) sono particolarmente rigide per permettere al picchio di assumere la sua tipica posizione verticale e appoggiarsi sulla coda per poter lavorare il legno senza timore di consumarle. Insomma, per tutti questi motivi e molti altri ancora, i picchi sono dei veri e propri portenti della natura!

Quali specie di picchi vivono in Italia?

Escludendo le specie occasionali, nel nostro paese possiamo ritrovare nove specie di picchi. Alcune più rare o localizzate solo in una certa zona, e altre meno rare o comuni su gran parte del territorio. Esse sono il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il picchio rosso mezzano (Dendrocopos medium), il picchio rosso minore (Dendrocopos minor), il raro picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos), il picchio tridattilo (Picoides tridactylus), il picchio cenerino (Picus canus), il picchio verde (Picus viridis) e il picchio nero (Dryocopus martius). Chiude la lista il torcicollo (Jynx torquilla), tecnicamente un picchio ma che presenta tratti caratteriali più simili ai passeriformi. Ho scelto le tre specie probabilmente più rappresentative per una descrizione più dettagliata.

Il picchio rosso maggiore

Picchio rosso2Il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è, dalle nostre parti, il picchio per antonomasia. La sua livrea bianca e nera, con fronte, nuca e sottocoda rossi, è inconfondibile con quella di tutti gli altri uccelli nostrani ma è vagamente simile a quella di altre specie di picchio come il picchio rosso mezzano o il picchio rosso minore.

Le dimensioni sono comunque maggiori rispetto a questi ultimi, con una lunghezza di circa 25 cm e un’apertura alare di 38-44 cm. Il picchio rosso maggiore è piuttosto comune, e popola foreste di vario tipo a patto che siano presenti in abbondanza alberi maturi. Lo si può occasionalmente ritrovare anche in parchi cittadini. Grazie al becco a forma di scalpello, crea nei tronchi maturi dei piccoli fori alla ricerca del cibo, principalmente insetti e larve del legno. Il foro per la nidificazione è ovviamente più largo. In inverno, in mancanza di insetti, varia la sua dieta e consuma noci, nocciole, pinoli e frutta.

Il picchio verde

Picchio verdeIl picchio verde (Picus viridis) è davvero inconfondibile. Con una lunghezza di 30-36 cm e un’apertura alare di 45-51 cm, è poco più grande del picchio rosso maggiore, e si presenta superiormente verdastro con groppone giallo e parti inferiori chiare (grigiastre). La parte superiore del capo è rossa, ed sono presenti anche un paio di macchie a forma di baffi, una per lato, sotto agli occhi: mentre nelle femmine suddette macchie sono nere, nei maschi sono perlopiù rosse.

Il picchio verde è diffuso in tutta l’Italia peninsulare, e a differenza di altri picchi possiede abitudini leggermente più terricole: è un cacciatore specializzato in formiche, e passa gran parte del suo tempo sul terreno in cerca di formicai. Una volta trovate le sue prede, comincia a far schioccare la lingua. Occasionalmente possono essere predati anche insetti di altro tipo, anfibi e piccoli rettili. Gli inverni rigidi, con conseguente copertura nevosa prolungata del suolo, possono quindi essere fatali ai picchi verdi, che in questo modo non sono in grado di procacciarsi il cibo. Per costruire i suoi rifugi, utilizza alberi dal legno più morbido, magari più sfaldabile: il suo becco, come conseguenza delle sue abitudini meno arboricole, è meno resistente di quello di altri picchi.

Il picchio nero

Picchio neroIl picchio nero (Dryocopus martius) è senza dubbio il picchio più grande fra quelli avvistabili dalle nostre parti e uno dei picchi più grandi in assoluto: sfoggia circa 50 cm di lunghezza con un’apertura alare di 64-84 cm. Può essere confuso addirittura con un corvo o una cornacchia, anche se la forma di ali e coda è ben diversa da questi ultimi. La sua livrea è completamente nera, ad eccezione della fronte e della parte superiore del capo, caratterizzate da una sorta di cresta rossa (il rosso è più esteso nei maschi).

Diffuso in gran parte d’Eurasia, in Italia lo si può incontrare solo nei boschi montani delle Alpi e degli Appennini. Condizione essenziale per la sua presenza sono alberi alti e dal fusto grande, con ampi spazi privi di rami sul tronco. Mentre gli scavi sul legno a scopo alimentare sono perlopiù irregolari, i nidi vengono costruiti in fori ellittici larghi anche fino a 8-9 cm. Nessun altro picchio nostrano costruisce nidi in fori così larghi.

Il picchio nero si nutre di larve del legno, ma a volte può scendere anche a terra dove può fare razzia in qualche formicaio. Il suo becco è così forte e resistente che gli scavi alimentari sui tronchi possono essere usati da altri animali del bosco (altri uccelli e piccoli mammiferi arboricoli) come tana.

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