Vi è mai capitato, mentre state leggendo un libro, di ritrovarvi per puro caso a viaggiare proprio nei luoghi in cui esso è ambientato? Ecco, a me è successo con questo, e non posso nascondere che ciò abbia probabilmente contribuito alla mia valutazione positiva. “A cena con il dinosauro” è un libro di Edward Dolnick, tradotto da Alessandra Neve per Aboca Edizioni, e che è proprio quello che racconta il sottotitolo: una lunga storia avventurosa su «come un eccentrico gruppo di vittoriani scoprì le creature preistoriche e cambiò radicalmente il mondo». E abitando io da quasi due anni in Regno Unito, cuore storico dell’età vittoriana, ho ripercorso del tutto accidentalmente proprio le tappe di questa storia, calpestando gli stessi suoli e visitando le stesse aree.
Leggi anche: Fossilizzazione: definizione e processi
Oggi l’idea che la Terra abbia avuto una lunga storia naturale prima di noi esseri umani fa ormai parte dell’immaginario comune. Ma questa idea non era scontata nell’Ottocento, quando ancora di fossili e di passato geologico si sapeva ben poco.
Lo scrittore scientifico statunitense Edward Dolnick, in modo elegante e a tratti vivace, ripercorre il transito delle scienze naturali nell’Ottocento: prima di allora, infatti, era opinione condivisa tra gli scienziati che «nessuna specie poteva estinguersi» e che «gli esseri umani continuavano a occupare la posizione dominante»; nel mondo successivo e fino a quello odierno, invece, c’è una ben maggiore consapevolezza del posto che ogni specie, compresa la nostra, occupa nello spazio e nel tempo. Dolnick, per darci conto di questo salto concettuale, ci accompagna tra le alte scogliere dell’Inghilterra e le residenze borghesi della Londra vittoriana, tra personaggi stravaganti, eventi in pompa magna e congressi scientifici, e ripercorre le tappe che hanno gettato le basi della paleontologia.
Leggi anche: Paleoarte: l’unione tra arte e scienza
A cena con il dinosauro: contenuto
Prima parte
Ma quindi l’uomo «che ha amato, che ha sofferto infiniti mali, / che si è battuto per il Vero e per il Giusto, / è destinato a essere disperso come la polvere nel deserto […]?» scrive il poeta inglese Alfred Tennyson (1809–92) nel Canto LVI della sua elegia “In Memoriam A.H.H.” (1850). Questo passaggio, insieme al resto della produzione letteraria di Tennyson, rappresenta uno dei migliori esempi di quale dovesse essere il sentimento collettivo durante il XIX secolo in risposta alle nuove verità paleontologiche (e non solo) che si stavano profilando all’orizzonte. «L’anima è spaventata se intravede miliardi di anni, milioni di popoli dimenticati», scrive similmente nel suo romanzo “La pelle di zigrino” (“La peau de chagrin”, 1831) lo scrittore francese Honoré de Balzac (1799–1850), che stava vivendo gli stessi cambi di paradigma, ma in Francia.
“A cena con il dinosauro” parte proprio da questi temi per sviluppare l’impatto e la portata che la massiccia scoperta di fossili di animali ebbe sulla scienza e, soprattutto, sulla società dell’Ottocento. Il saggio si presenta dunque come una ricca raccolta di storie, di scienziati, filosofi e umanisti. Tutti, ovviamente, rigorosamente maschi: da Georges Cuvier (1769–1832) a Richard Owen (1804–1892), da Georges-Louis Leclerc, Comte de Buffon (1707–1788) a Thomas Jefferson (1743–1826). Le donne, all’epoca, non potevano ancora occupare ruoli di rilievo, o comunque non ricevevano i riconoscimenti che meritavano (non che oggi la situazione sia completamente diversa, ma questa è un’altra storia…). Dunque erano escluse dalle grandi storie scientifiche e letterarie.
Tra tutte queste storie, però, una spicca più delle altre, perché la sua protagonista è proprio una donna. La prima parte del saggio è infatti per lo più dedicata a Mary Anning (1799–1847), raccoglitrice inglese di fossili che ha vissuto gran parte della vita a Lyme Regis, una cittadina costiera a sud dell’Inghilterra. Anning fu «verosimilmente la prima persona sul pianeta a fare della ricerca di fossili un lavoro a tempo pieno». A lei si devono le prime scoperte di rettili acquatici come ittiosauri e plesiosauri, che come le tessere di un domino innescarono la serie di eventi che portò alla nascita della paleontologia.
Purtroppo, nonostante fosse «la persona giusta, nel posto giusto e nel momento giusto», Anning era anche «del sesso e del ceto sbagliato». Infatti, era sì «ricercata da scienziati famosi», che ne riconoscevano «volentieri non soltanto il valore […] ma anche le sue intuizioni», ma allo stesso tempo il suo contributo alla paleontologia venne a lungo eclissato dai nomi dei suoi più influenti colleghi maschi. È triste pensare che quella che in vita definivano «la leonessa della geologia» sia poi svanita dalla storia, quasi senza lasciar traccia. Oggi, tuttavia, la sua figura è stata riscoperta, al punto che, nel 2010, è entrata nella lista della Royal Society delle dieci donne più influenti nella scienza britannica.
Inoltre, questa storia rappresenta anche uno di quei casi a cui mi riferivo a inizio articolo. Un giorno, totalmente a caso, mi sono ritrovato a visitare una mostra dedicata proprio a Mary Anning nel Museo dello Yorkshire: di fronte a un suo ritratto, ho esclamato: «Ma è proprio Mary Anning, la conosco!», per poi indossare un costume per bambini da ammonite (di cui custodisco gelosamente delle foto), fossile molto a caro a Mary Anning ed emblematico delle scogliere britanniche.
Seconda parte
La seconda parte di “A cena con il dinosauro” è forse la più corposa e fa seguito alle vicende di Anning per portarci direttamente all’entusiasmo per la caccia ai fossili, che Anning stessa aveva contribuito a innescare. Qui incontriamo personalità di ogni epoca e provenienza, statunitensi e francesi, tutte alla ricerca quasi spasmodica di quelle ossa che «ispirano timore e riverenza»: zanne di mammut, artigli di megateri e pezzi di numerosi altri mammiferi estinti e, ovviamente, anche di alcuni rettili giganti. Questa è anche la parte del saggio in cui Dolnick sviluppa di più il rapporto tra scienza, religione e società durante queste epocali scoperte. «Fino all’Ottocento [infatti] nessuno sognava dinosauri, perché non era necessario, non quando miti e leggende occupavano tanto spazio nell’immaginario collettivo». E come hanno risposto dunque scienziati, umanisti e persone comuni a queste nuove conquiste della scienza? Dolnik fa una disamina più che approfondita dell’argomento, nel tentativo di delinearne un quadro completo e il più articolato possibile.
Terza parte
Ma forse l’evento più succoso di “A cena con il dinosauro” risiede nella terza e ultima parte del saggio, che affronta le vicende relative ai dinosauri veri e propri. Gli scienziati, infatti, nonostante i fossili di questi grandi rettili mesozoici fossero noti già da anni, non utilizzarono mai il termine “dinosauro” fino al 1842. Fu in quell’anno che il più influente (e forse arrogante) scienziato britannico dell’epoca, Richard Owen, pronunciò un celebre discorso di fronte alla British Association for the Advancement of Science, che «potrebbe figurare come l’Eureka! più lungo e formale della storia». Owen aveva appena descritto meticolosamente le caratteristiche degli unici tre membri all’epoca noti del gruppo (oggi appartenenti ai generi Iguanodon, Megalosaurus e Hylaeosaurus), per poi sentenziare: «la combinazione di tali caratteristiche sarà, si presume, ritenuta un elemento sufficiente per sancire l’esistenza di una tribù distinta, o di un sottordine di rettili sauriani, per la quale propongo il nome di Dinosauria». Il saggio chiude proprio con la storia di Owen, della sua influenza scientifica e sulla borghesia inglese e degli scontri con il sempre più famoso Charles Darwin (1809–1882).
Il tutto confluisce poi direttamente nella «cena con il dinosauro», da cui il titolo del libro è tratto. Di cosa si tratta? Beh, vi lascio la sorpresa: ne vale la pena. È davvero una cena con un dinosauro.
Commento
Se hai letto fin qui, avrai già capito che il saggio mi ha entusiasmato parecchio. Ho un debole per le storie di scienza che si intrecciano con la quotidianità dei personaggi, i panorami socio-culturali e le vicende storiche di sottosfondo: la scienza è pur sempre fatta da esseri umani che, in quanto tali, non possono rimanere del tutto indifferenti allo spirito delle epoche in cui vivono.
Nonostante a volte possa sembrare ripetitiva o un po’ troppo frammentata in numerosi micro-capitoli, la narrazione è comunque scorrevole e coinvolgente. Personalmente, ho sentito in ogni pagina tutti i turbamenti di quegli scienziati che provavano a descrivere «il mondo del passato con stupore e meraviglia», pur non riuscendo loro stessi «a trattenere un brivido». La forte religiosità e la fiducia in Dio tipiche dell’epoca vittoriana contrastavano fortemente con le scoperte paleontologiche di quegli anni. «Se, come diceva la Bibbia, questo pianeta era stato creato per gli umani, perché il suo creatore aveva atteso tanto a lungo prima di inserirvi gli inquilini»? Com’era possibile che numerose creature ormai estinte avessero popolato il mondo tanto a lungo? «Forse la Natura era indifferente alla sofferenza individuale»?
Devo ammettere che mi ha anche divertito scoprire che alcune delle menti più brillanti del tempo cercavano quasi disperatamente di conciliare le evidenze sotto i loro occhi con ciò in cui credevano. Di nuovo, capire come le persone di scienza vengano influenzate dalla cultura in cui vivono aiuta indubbiamente a interpretare meglio il modo in cui la conoscenza scientifica proceda: cosa sarebbe successo se i fossili dei rettili preistorici fossero stati scoperti qualche secolo prima? E perché, prima dell’Ottocento, le ossa dei grandi mammiferi del pleistocene o le numerose ammoniti vennero interpretate in ogni modo tranne che in quello corretto? Dolnick tenta di rispondere anche a queste e ad altre domande, dipingendo un quadro piuttosto completo sia dell’Ottocento, sia dei secoli che lo hanno preceduto.
Se vi interessate di storia della scienza, ma anche un po’ di filosofia e filologia, dovete assolutamente leggere “A cena con il dinosauro”. Conoscerete antichi pensatori greci. Visiterete sperdute grotte nell’entroterra inglese ricche di ossa di iene e ippopotami (altra coincidenza: ci sono passato accanto, sempre per caso, mentre leggevo questo libro!). Parteciperete anche a fastosi banchetti vittoriani organizzati da illustri scienziati. Tutto ciò che vi serve è solo un po’ di curiosità!
Conclusioni
“A cena con il dinosauro” (in originale “Dinosaurs at the Dinner Party”) di Edward Dolnick è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2024. Al momento, che io sappia, è uno dei saggi divulgativi più completi e articolati sul tema della nascita della paleontologia nell’Ottocento. Per cui, va rivolto ad Aboca un grande grazie per aver portato in Italia un saggio che intreccia storia della scienza, immaginario culturale e nascita della paleontologia moderna. Onestamente, prima di leggerlo, non sapevo di avere questo gran bisogno di conoscere tali eventi.
Ciò che rende questo libro forse più unico di altri è l’ampio respiro che viene dato ai temi e alle vicende: non si parla solo scienza o di paleontologia, ma anche di tutto ciò che può ruotarvi attorno! E così, qualunque sia la vostra formazione, troverete sicuramente il libro appetibile per i vostri palati.





Lascia un commento