5 curiosità sul mondo dei funghi

La tragica storia di Julius Schäffer

È possibile che un micologo che studia i funghi da tutta la vita muoia a causa di un’intossicazione da funghi? La risposta è si, ed è esattamente quello che successe a Julius Schäffer, micologo tedesco specializzato nello studio del genere Russula. Schäffer i funghi li studiava ma non li mangiava e sapeva che Paxillus involutus era una specie considerata potenzialmente tossica (oggi è accertato che si tratta di una specie mortale). Nonostante questo fu costretto a mangiarne ingenti quantità per non morire di fame nel corso di una carestia provocata dalla seconda guerra mondiale. Schäffer era ben consapevole delle possibili conseguenze ma, si sa, la fame gioca brutti scherzi. Dopo il lauto pasto seguirono 17 giorni di agonia che alla fine, il 21 ottobre 1944, portarono il povero Schäffer alla morte. È l’unico caso documentato nella storia di un micologo morto intossicato da funghi. Di lui ci rimane una monografia sul genere Russula, diverse pubblicazioni e la reazione di Schäffer, una macroreazione chimica da lui ideata utilizzata per identificare le russule della sezione Flavescentes.

Armillaria ostoyae, il più grande organismo vivente al mondo

Elefanti, balene, dinosauri, sequoie. Queste le risposte che spesso vengono in mente alla domanda “Qual è l’organismo vivente più grande del mondo?” Eppure nessuna di queste è la risposta corretta. Immaginate un essere vivente con una superficie di quasi 9 milioni di metri quadrati e un’età stimata di circa 2400 anni. Vi viene in mente qualcosa? Difficile immaginare qualcosa di così grandioso. Eppure è proprio cosi. Stiamo parlando dell’apparato miceliare di Armillaria ostoye, un fungo che fa parte di un gruppetto di miceti comunemente conosciuti con il nome volgare di “chiodini”. Il fungo in questione è stato scoperto nelle Blue Mountains dell’Oregon (USA). Inizialmente si pensava si trattasse di apparati miceliari di diversi esemplari, ma analisi molecolari hanno dimostrato che in realtà si tratta dello stesso immenso organismo. Ogni autunno il micelio di questo fungo “fiorisce” producendo ingenti quantità di corpi fruttiferi, i ricercati e apprezzati chiodini.

Però non finisce qui, infatti non solo è l’organismo più grande del mondo, ma è anche uno dei più deleteri. È infatti noto che le specie appartenenti al genere Armillaria sono dei funghi parassiti che attaccano e distruggono gli apparati radicali e i tronchi di diverse latifoglie e aghifoglie che infine muoiono e si schiantano a terra.

Funghi profumati e funghi aromatici

Cocco, liquirizia, fragola, amaretto, agrumi, anice, origano… profumi talmente netti che a occhi chiusi non diremmo mai che stiamo annusando un fungo. Sembra strano ma è così. L’odore dei funghi è infatti un carattere importantissimo di cui tenere conto per la determinazione di una specie. In alcuni casi può addirittura essere la discriminante per distinguere un fungo commestibile dal suo sosia mortale. Poi però c’è il rovescio della medaglia: colla vinavil, patate marce, cadavere, gasolio, muffa, pesce avariato.

Ci sono poi alcuni funghi che possono essere paragonati allo jalapeno o al naga morich. Si tratta di specie principalmente appartenenti al genere Russula. Per determinare la commestibilità dei funghi appartenenti a questo genere si usa il test dell’assaggio: una carne piccante significa un fungo non commestibile, una carne mite un fungo commestibile. E fin qui tutto chiaro. Ma provate voi ad assaggiare una Russula badia, una Russula consobrina o una Russula acrifolia, rimpiangerete di non aver mangiato un bel peperoncino! Insomma, man mano che si imparano a riconoscere i fughi alcuni si impara anche a tenerli ben lontani dal naso, e dalla bocca!

Funghi e alcol: effetto antabuse

Coprinopsis atramentaria (Coprinus atramentarius) è un fungo che contiene coprina, una tossina termostabile che se ingerita insieme all’alcol può dar vita al cosiddetto “effetto antabuse”. Solitamente questo effetto è tipico di farmaci come il Disulfiram, utilizzati nella cura contro l’alcolismo. La coprina agisce allo stesso modo del Disulfiram, interferendo con la normale metablizzazione dell’alcol. L’etanolo viene trasformato prima in acetaldeide dall’enzima alcool deidrogenasi e poi in acido acetico dall’enzima aldeide deidrogenasi. La coprina inibisce l’acetaldeide deidrongenasi, di conseguenze grandi quantità di acetaldeide si accumulano nel sangue. Come risultato si hanno una serie di spiacevoli conseguenze: vasodilatazione, cefalea pulsante, colpi di calore, vertigini, eritrosi facciale, sudorazione, tremori, nausea e vomito. Insomma, i classici sintomi di una bella sbornia.

In questo caso però è sufficiente un bicchiere di vino o una birra affinchè questi sintomi si manifestino. Non solo, il quadro clinico si presenterà ogni volta che si ingeriranno bevande alcoliche fino a 4 giorni dopo il pasto di funghi. E come se non bastasse anche un semplice profumo o deodorante contenente sostanze alcoliche può far presentare questi effetti. Insomma, anche alcuni funghi sono in grado di far passare la voglia di bere!

Funghi psicotropi

Sono oltre 150 le specie fungine che se ingerite inducono una modificazione degli stati percettivi e di coscienza: vivide percezioni dei colori, distorsione e contrazione del tempo, immersione in dimensioni oniriche ed euforiche, trance in stati creativi, intuitivi ed emotivi. Tutto è imputabile a diversi principi attivi tra cui quello maggiormente responsabile di questa curiosa sintomatologia è la psilocibina. Si tratta di una triptammina che una volta ingerita viene defosforilata a psilocina che successivamente va ad agire sul sistema nervoso centrale. L’utilizzo dei funghi allucinogeni si perde nella notte dei tempi ed attualmente vengono utilizzati per scopi principalmente religiosi e in minor entità per scopi puramente ricreativi. In Italia sono 19 le specie di funghi nei quali è stata confermata la presenza di psilocibina, mentre molti altri funghi contengono sostanze potenzialmente psicoattive (i dati tuttora disponibili rimangono frammentari e non permettono una precisa collocazione a livello farmacologico).

Per quanto possa sembrare un’esperienza interessante da vivere va comunque ricordato che vi è sempre la possibilità che ai sintomi precedentemente citati se ne aggiungano altri più sgradevoli quali stato di debolezza, tremori, vomito e dolori addominali. Inoltre in Italia la normativa vigente equipara i funghi psicotropi a qualsiasi altra droga inserita nella tabella 1 delle sostanze stupefacenti. Detenzione e commercializzazione di funghi psicotropi hanno quindi le medesime conseguenze a livello penale di droghe come eroina, cocaina, morfina, ecstasy e LSD.

Bibliografia

  • Dörfelt, H., Heklau, H. Die Geschichte der Mykologie Einhorn-Verlag, Schwäbisch Gmünd 1998. – Schäffer, L. Julius Schäffer als Mensch, als Freund der Jugend, als Pädagoge, als Pilzforscher Zeitschrift für Pilzkunde, Heft 3/4, 1967, S. 49
  • Stefoff, R. The Fungus Kingdom Marshall Cavendish, 2007, pp. 7.
  • Boccardo, F. et al. Funghi d’Italia. Bologna: Zanichelli, 2008.
  • Bon, M. Champignons de France et d’Europe occidentale. Flammarion, 2004.
  • Gruppo Micologico Bresadola, Parliamo di Funghi – 2. Tossicologia, commercializzazione, legislazione. Trento: Assessorato alle Politiche per la Salute, Servizio Organizzativo e qualità delle attività sanitarie, 2017.
  • Samorini G., 1993, Funghi allucinogeni italiani, in: Atti 2’ Convegno Nazionale sugli Avvelenamenti da Funghi, Rovereto, 3-4 aprile 1992, Ann. Mus. Civ. Rovereto, Suppl. al vol. 8, pp. 125-149

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