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Astronauti nello spazio: Cosa succede al corpo?

L’ assenza di peso è una condizione fisica che avviene quando un corpo è in caduta libera. Gli astronauti nello spazio possono sperimentare questa condizione molto spesso per molto mesi. Ma cosa succede al corpo umano, creato in funzione della forza di gravità, se essa stessa viene a mancare?

Cosa succede fisiologicamente ad una persona che per mesi e mesi resta nello spazio?

Inizialmente nel 45% dei casi l’organismo subisce la SAS (sindrome di adattamento allo spazio). La SAS comporta vomito, nausea, vertigini, mal di testa ed è conseguenza della difficoltà di adattamento dell’apparato vestibolare, ovvero una serie di componenti presenti nell’orecchio medio la cui funzione è fornire al cervello informazioni sull’ubicazione della testa e del corpo. Questo disturbo iniziale ha durata variabile, ma raramente dura per più di 72 ore, al termine delle quali il corpo si sarà adattato alle nuove condizioni di gravità.

Un effetto a lungo termine è quello su muscoli e struttura ossea

Infatti in assenza di gravità le ossa e i muscoli adibiti al mantenimento della postura in presenza di gravità non sono più sollecitati. In particolare si atrofizzano rapidamente soprattutto i muscoli delle gambe e della schiena.
Inoltre varia il modo in cui le fibre muscolari si contraggono.

Infatti esse si adattano a contrazioni rapide in contrapposizione alle contrazioni di lunga durata che la costante pressione della forza di gravità comporta. Per quanto riguarda il tessuto osseo, esso passa da una condizione di continuo sollecitamento meccanico ad una situazione in cui esso non subisce quasi nessuno stimolo.

Ne consegue una grande perdita di tessuto osseo (quasi 1,5 % in ogni mese; soprattutto nelle vertebre finali della spina dorsale, nel bacino e nelle gambe) e questo intenso cambiamento nella densità ossea fa diventare le ossa fragili e provoca sintomi che sono tipici dell’osteoporosi.

Questo succede perchè sulla Terra le cellule della parte esterna (costituita da sali minerali) delle ossa continuano a morire e a rigenerarsi attraverso l’azione di osteoclasti e osteoblasti, delle cellule il cui compito è di dissociare i sali minerali assorbendoli (osteoclasti) e di produrre nuovo tessuto osseo (osteoblasti).

Invece in assenza di gravità (e quindi di sollecitazioni) diminuisce il numero di osteoblasti e ciò provoca un assottigliamento dell’ osso.
Inoltre l’elevata quantità di calcio non trasformato in tessuto osseo rimanente nell’ organismo potrebbe portare alla formazione di calcoli alle vie urinarie e ai reni.

Però la vita nello spazio non ha effetti solo su muscoli ed ossa

Infatti avviene anche una redistribuzione di fluidi nel corpo. Il corpo è formato per circa il 60% da acqua, che si ridistribuisce immediatamente nelle vene della parte superiore del corpo, provocando vene sporgenti, viso gonfio e congestione nasale.

Inoltre il corpo, non avendo più bisogno di compensare la pressione atmosferica terrestre, distribuisce il sangue più ampiamente attraverso tutto il corpo con una conseguente diminuzione del plasma (ovvero la parte liquida del sangue in cui sono sospese le cellule sanguigne). Avendo meno liquido da pompare, il muscolo cardiaco si atrofizza e la pressione del corpo diminuisce drasticamente.

I viaggi spaziali comportano anche problemi alla vista poiché con la redistribuzione di liquidi nella parte superiore del corpo aumenta la pressione all’interno del cranio e ciò provoca una pressione eccessiva sul nervo ottico.
Questi sono gli effetti dell’assenza di gravità che nello spazio si sommano anche ai pesanti effetti delle radiazioni e anche ai molti effetti psicologici che l’uomo potrebbe provare lontano dalla Terra.

Andare nello spazio è il sogno di molti bambini ed adulti e potrebbe essere stato o essere anche il tuo. Sicuro che ne valga ancora la pena?

Riguardo a Irene Dornetti

Irene Dornetti

Studentessa al liceo scientifico. Mi piace occuparmi di medicina, in particolare dei casi più bizzarri ed eclatanti della letteratura medica. Nel mio tempo libero mi piace leggere e dedicarmi all’arte.

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