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Estinzione delle api
Illustrazione dei robot impollinatori controllati con onde radio. Credits: Dr. Eijiro Miyako.

Estinzione delle api: se accadesse davvero? Pronti i robot impollinatori

Estinzione delle api, un rischio che il pianeta sta davvero correndo. Le soluzioni sarebbero due: o gli scienziati riusciranno ad arrestare il declino delle api, oppure, nel caso accadesse il peggio, bisognerà sostituire le api con i robot nelle coltivazioni agricole che necessitano dei preziosi insetti per impollinare le piante. Da anni si sta pensando allo sdoganamento di sciami di robot insettoidi ma finora si era visto solo nei film.

Un esempio è quello delle api robot che appaiono in un episodio della terza stagione di Black Mirror. Fantascienza  a parte, i robot appena sviluppati da un gruppo di scienziati giapponesi non hanno le sembianze di insetto ma sono comunque capaci di impollinare un fiore e dare, quindi, origine ai frutti. Questo vuol dire che adesso nel complicato e forse utopico mondo delle api robot si comincia a fare sul serio.

Negli ultimi anni, più o meno dal 2006, le api nel mondo stanno subendo una moria che sembra inarrestabile. I motivi sono molteplici e nessuno di essi è responsabile singolarmente del declino che sta interessando soprattutto l’ape del miele (Apis mellifera). L’accusa verte su alcuni pesticidi usati in agricoltura, come i neonicotinoidi, ma anche sui fattori climatici e sui parassiti come l’acaro Varroa. Se le api si estinguessero davvero, considerando che vengono usate in agricoltura per impollinare la maggior parte della frutta e verdura che finisce nei nostri piatti si avrebbe un crollo della produzione alimentare notevole, con un impatto economico di centinaia di miliardi di euro. In California la sola industria delle mandorle si serve di 35 miliardi di api e 1.8 milioni di alveari per impollinare 3mila miliardi di fiori che daranno altrettante mandorle.

Ma il problema è anche ecologico: senza le api rischierebbero l’estinzione tutte quelle specie vegetali non coltivate che dipendono da questi insetti per riprodursi. (Estinzione delle api = estinzione di molte specie vegetali)

Insomma, nel caso accadesse l’irreparabile, i robot volanti sembrerebbero l’unica speranza di sostituire le api nelle coltivazioni. Sotto questo aspetto i robot impollinatori sviluppati dal team giapponese rappresentano un punto di svolta: sono i primi nel loro genere e sono stati sviluppati grazie all’utilizzo di materiali chiamati gel ionici liquidi (ILG). I gel ionici sono dei sali liquidi studiati dieci anni fa dallo scienziato giapponese Eijiro Miyako per vedere se potessero essere usati come conduttori elettrici, ma poi Miyako fallì nel tentativo. Una curiosa particolarità di questi gel è che non si degradano né evaporano a distanza di anni, al contrario dei gel convenzionali che sono ricchi di acqua, evaporano e si seccano. Proprio in virtù di questa caratteristica dei materiali lo stesso Miyako ha preso parte alla ricerca che ha dato finalmente un senso ai suoi vecchi studi: spalmati sui robot, i gel sono molto efficaci nel catturare il polline e depositarlo sui fiori da impollinare.

«Prima siamo riusciti a far attaccare il polline su formiche della specie Formica japonica trattate con i gel e depositate sui fiori della specie Tulipa gesneriana», scrivono gli autori nell’articolo pubblicato sulla rivista Chem. «Poi – continuano i ricercatori – siamo riusciti a impollinare i fiori della specie Lilium japonicum usando robot volanti equipaggiati con peli di animali impregnati di ILG». In natura, infatti, sono proprio le pelurie degli insetti o i peli degli animali a trasportare il polline (lo “spermatozoo” delle piante) ai fiori con i pistilli (gli organi femminili del fiore dove risiede l’ovulo da fecondare che darà poi origine ai frutti).

A detta dei ricercatori, nei loro esperimenti i peli di origine animale si sono dimostrati nettamente più efficienti nel trasportare il polline rispetto alle microfibre sintetiche come il nylon. I piccoli robot “pelosi”, dotati di 4 eliche, larghi 4.2 centimetri e alti 2.2 centimetri, hanno quindi depositato sui fiori il polline che ha poi sviluppato il tubetto pollinico, la protuberanza che di fatto insemina il pistillo. Questo significa che i mini-droni possono rendersi artefici di un’impollinazione completa.

Riguardo a Flavio Alunni

Flavio Alunni
Divulgatore scientifico. Blogger (clicca sulla casetta). Laureato in scienze biologiche, sono da sempre affascinato dal bizzarro, da ciò che sorprende e meraviglia. Nella scienza trovo tutto questo e molto altro, ecco perché mi piace raccontarla. Alcuni miei articoli sono usciti anche su Galileo Giornale di Scienza e Wired Italia.

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