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Carne sintetica – Non è un ”macello”

La carne sintetica può essere ‘coltivata‘ in un bioreattore. Per ogni ettaro utilizzato si potrebbero liberare tra i 10 e i 20 ettari di terra rispetto l’odierno allevamento da macello. Il minor consumo di suolo va di pari passo col minor consumo idrico ed energetico quindi con un minor impatto ambientale. Da non sottovalutare anche la questione etica che in questo caso, forse, risponde a più domande di quante ne ponga.”

Nella produzione di carne sintetica non sono richieste tecniche di ingegneria genetica, come inserimento, cancellazione, soppressione, attivazione o mutazione di geni. Pertanto la carne sintetica non sarebbe, potrebbe non essere, OGM ma formata solamente da cellule coltivate artificialmente per la formazione di tessuti.

La produzione di carne sintetica

La carne sintetica può essere prodotta come strisce di fibra muscolare, che cresce attraverso la fusione di cellule staminali embrionali, cellule staminali adulte o cellule satellite specializzate trovate nel tessuto muscolare. Questo tipo di carne può essere coltivata in un bioreattore. La proliferazione delle cellule oggi richiede una sorgente di cibo per crescere e svilupparsi: un insieme ben bilanciato di ingredienti e ormoni della crescita.
Ad oggi la produzione di carne in vitro richiede un conservante, come il largamente usato benzoato di sodio (E211), per proteggere la carne in crescita da lieviti e funghi.

Alternativamente, la carne potrebbe crescere in un muscolo “reale”.

Tuttavia questo richiede tecniche di cui oggi ancora non disponiamo: richiede la realizzazione di un sistema che sostituisca il sistema circolatorio, con lo scopo di fornire i nutrienti e l’ossigeno direttamente alle cellule che stanno crescendo, e di rimuovere i prodotti di scarto. Si dovrebbero produrre anche altri tipi di cellule, come adipociti, e messaggeri chimici dovrebbero fornire le istruzioni ai tessuti in crescita per la formazione di strutture. Il tessuto muscolare si dovrebbe anche “stirare” fisicamente, o dovrebbe venir “esercitato” al fine di farlo crescere correttamente.

L’impatto ambientale della carne sintetica si stima essere significamente minore rispetto quello della carne da macello. Per ogni ettaro utilizzato per la produzione di carne sintetica si potrebbero liberare tra i 10 e i 20 ettari di terra. Secondo studi di ricercatori di Oxford e di Amsterdam, la produzione di carne sintetica emetterebbe il 4% dei gas serra e ridurrebbe i consumi energetici per la produzione della carne del 45%, richiedendo solo il 2% di tutte le terre utilizzate per l’industria dell’allevamento.
L’allevamento tradizionale è responsabile del 18% dei gas serra, e causa più danni dell’intero sistema mondiale dei trasporti, oltre ad essere responsabile del maggior sfruttamento delle risorse idriche.

Pat Brown, di Impossible Foods, produce i suoi hamburger vegetali partendo dalle proteine della soia e di altri legumi: costano 5 dollari, un po’ più cari di un normale hambuger, ma molto meno della carne sintetica.
Ex professore di biochimica a Stanford che indica “esplorazione” e “hacking” come interessi principali sul suo profilo LinkedIn, Brown ha ricevuto 75 milioni di finanziamento dai venture capitalist della Silicon Valley.

La polpetta di carne 2.0 è nata ufficialmente il 5 agosto 2013

Il primo hamburger è stato prodotto dagli scienziati della Maastricht University in Olanda guidati dal cardiologo e professore nella stessa università Mark Post.

E’ stato cucinato e mangiato in una conferenza stampa a Londra. E’ perfettamente commestibile, ma molto caro: 250mila euro per 150 grammi di macinato. È un prezzo simbolico, che include i costi di tutta la ricerca alla base dell’hamburger sintetico, nato da una coltura di cellule staminali bovine, a partire da un frammento estratto con una biopsia indolore dai muscoli del collo di una mucca.

Donazioni per circa 250.000 € sono giunte da un donatore anonimo, in seguito rilevatosi essere Sergey Brin, uno dei due fondatori di Google. Uno studioso di alimentazione dal Future Food Studio ha assaggiato la carne in questione ed ha constatato che non essendoci grassi non è succosa, e pertanto il gusto non è il migliore possibile.

Riguardo a Luca Urbinati

Luca Urbinati
Diplomato all'istituto tecnico industriale come perito in elettronica e telecomunicazioni ovviamente adesso lavoro come cuoco e pizzaiolo. Come per molti la natura e le scienze mi hanno affascinato fin da bambino, in particolar modo gli animali e l'astronomia, ed ora coltivo questa passione in modo ludico: divertendomi, imparando e condividendo.

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