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Tatuaggi: perchè restano permanenti nella nostra pelle?

A scopo estetico o medico, ornamento del nostro corpo o simbolo di appartenenza, il tatuaggio resiste a mode e culture, evolvendosi nel tempo. Cosa succede nella nostra pelle quando ci tatuiamo? Come reagisce il nostro corpo ai tatuaggi? 
Negli ultimi anni la pratica del tatuaggio è sempre più diffusa, da dati dell’Istituto Superiore della Sanità del 2015 in Italia ci sono quasi sette milioni di persone con tatuaggi, il 12,85% della popolazione (indagine effettuata in collaborazione con l’IPR marketing su un campione di quasi 8000 persone rappresentativo della popolazione italiana dai dodici anni in su).

Tatuaggi Nella Storia

La storia del tatuaggio si perde nella notte dei tempi, si parla di ritrovamenti su corpi di oltre 6000 anni fa; realizzati per scopi curativi, rituali o semplicemente ornamentali i tatuaggi attraversano tutte le culture e i continenti, fino ad arrivare, attualissimi, ai giorni nostri.

Troviamo tatuaggi sul corpo di Otzi, l’uomo del Similaun, risalente ad oltre 5000 anni fa; le ipotesi sostengono che, in questo caso, il tatuaggio sia stato utilizzato per scopo terapeutico, per lenire i dolori, avendo, i raggi X individuato delle degenerazioni ossee nelle zone dell’incisione.

Li ritroviamo inoltre su pitture funerarie e su mummie femminili dell’Antico Egitto, come sulla mummia di Amunet, Sacerdotessa della Dea Haltor, risalente al 2000 a.C., dove i tatuaggi sembrano avere un significato ornamentale di sensualità e fertilità.

Fig.1 Un capo maori tatuato incontrato da Cook durante una spedizione. Disegnato da Parkinson, Sydney, 1745-1771.

Nasce il Tattoo

Il termine Tattoo è stato trascritto per la prima volta da James Cook, quando nel 1769, sbarcando a Thaiti, incontrò uomini e donne completamente tatuati.

Il termine tattoo è quindi una modificazione di “tatau”, una parola polinesiana onomatopeica che ricorda il rumore provocato dal battere del legno sull’ago per incidere la pelle.

La storia procede diventando una vera e propria mania in epoca Vittoriana, fino all’invenzione nel 1891 della prima macchinetta elettrica per tatuaggio, creata da Samuel O’Reilly basata sulla macchina di incisione di Edison.

Cosa avviene nella pelle durante un tatuaggio?

Il tatuaggio consiste nell’inserimento di pigmenti all’interno della pelle, ma considerando che perdiamo circa 30-40.000 cellule epidermiche in un’ora, un milione di cellule al giorno…come fanno i tatuaggi a rimanere permanenti?

In realtà il pigmento è spinto oltre l’epidermide, nel derma, strato più profondo non coinvolto nel processo di cheratinizzazione di continuo rinnovamento cellulare.

La macchinetta per il tatuaggio inserisce piccoli aghi, carichi di colore, nella pelle a una frequenza da 50 a 3.000 volte al minuto. Quindi l’ ago attraversa l’epidermide consentendo all’inchiostro di arrivare in profondità, nel derma, strato composto da fibre di collagene, cellule, nervi, ghiandole e vasi sanguigni.

Tutte le volte che l’ago penetra causa una ferita che allerta il corpo ad attivare il processo infiammatorio, richiamando quindi le cellule immunitarie verso la zona danneggiata per iniziare a riparare la pelle. E’ questo in effetti il processo che rende il tatuaggio permanente.

La risposta dell’organismo

Prima di tutto i macrofagi, cellule mononucleate tissutali, la cui funzione principale è la fagocitosi, cioè la capacità di inglobare nel loro citoplasma particelle estranee, raggiungono la ferita e iniziano a inglobare l’inchiostro depositato nel tentativo di eliminarlo.

I macrofagi quindi fagocitano il materiale invasore con lo scopo di ripulire il danno infiammatorio; queste cellule inoltre viaggiano nel sistema linfatico ed alcune di esse sono portate, colme di pigmento, all’interno dei linfonodi.

Altre particelle di pigmento rimangono sospese nella matrice del derma, mentre altre ancora vengono fagocitate dalle cellule dermiche, i fibroblasti.

Inizialmente l’inchiostro è depositato anche nell’epidermide, ma dato che la pelle si rigenera, le cellule epidermiche danneggiate vengono perse e sostituite da cellule nuove prive di pigmento.

Mentre il completo rinnovamento dell’epidermide richiede dalle 2 alle 4 settimane, le cellule dermiche rimangono in posizione, colme di pigmento, fino alla loro morte. Quando questa avviene il loro contenuto di inchiostro viene assorbito da cellule più giovani nelle vicinanze.

Nel tempo, comunque, i tatuaggi subiscono un lento processo di dissolvimento, grazie alla continua azione dei macrofagi che reagiscono alla presenza dei pigmenti, considerandoli come elementi estranei al nostro corpo, quindi da eliminare.

Lo Studio di Pawlowski 

Lo studio più interessante e completo riguardo all’effetto del tatuaggio sulla pelle è quello compiuto da Lea e Pawlowski pubblicato sull’International Journal of Dermatology nel 1987. In questo studio vengono eseguite biopsie  su tatuaggi dopo 24 ore dall’esecuzione, dopo 30 giorni e da 1 a 40 anni su soggetti volontari tatuati.

All’esame di microscopia elettronica, dopo 24 ore dal tatuaggio è possibile osservare una omogenizzazione della giunzione dermoepidermica e della porzione superiore del derma, inoltre le particelle di inchiostro sono riscontrabili nei cheratinociti, negli spazi intercellulari, così come nelle cellule del derma.

Dopo 30 giorni l’esame istologico mostra una scomparsa delle cellule infiammatorie e la ricostituzione della membrana basale, inoltre si ritrovano tracce di inchiostro nelle cellule basali dell’epidermide ma non nei melanociti. Nel derma, le particelle di inchiostro sono inglobate nelle cellule fagocitarie, ma non nelle mastocellule, nei vasi sanguigni e linfatici, né negli spazi extracellulari.

Le biopsie di tatuaggi fatti a 1,2,3 e 40 anni infine mostrano tutte le particelle di pigmento situate nelle cellule del derma, circondate da collagene e fibre elastiche.

Gli esami istologici quindi evidenziano che durante il processo infiammatorio i macrofagi arrivano nell’epidermide distruggendone la membrana basale; con il tempo però la membrana basale si ricostituisce impedendo quindi l’eliminazione del pigmento per via transepidermica.

Nel derma inoltre il pigmento viene fissato nei fibroblasti, circondati dal tessuto connettivale;  queste cellule hanno una vita lunga e il cambiamento del loro numero e la loro mobilità può causare variazioni di forma e colore del pigmento sulla pelle.

Il pigmento rimane, dunque, per sempre,  fissato nelle cellule del derma grazie all’infaticabile azione del sistema immunitario, nel tentativo di reagire a qualcosa di estraneo.

Bibliografia:

  • http://bit.ly/2BKhJn2
  • http://bit.ly/2nsiiin
  • P.J. Lea, A. Pawlowski, Human Tattoo Electron Microscopic Assessment of epidermis, epidermal-dermal junction and dermis. International Journal of Dermatology Volume 26, Issue 7, Version of Record online: 31 MAY 2007

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