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Il miele, l’oro dolce

L’inverno ha bussato alla nostra porta presentandosi con le prime influenze stagionali, uno dei più grandi nemici di questi “ospiti” poco graditi è il miele. Questa leccornia nasce dalla dura collaborazione tra api e umani.

Le api che popolano i nostri alveari sono le Apis Mellifera, di origine tropicale diffusasi poi in tutta Europa.

Le caratteristiche principali di questo insetto sono l’estrema organizzazione sociale e la sua capacità di adattamento all’allevamento. All’interno di ogni alveare la scala sociale è composta dai fuchi, le api operaie ed infine al vertice vi è l’ape regina. Questa tra tutte è la più grande e colei che si occupa della procreazione, in quanto è l’unica ape feconda all’interno dell’alveare.  Fin da quando è una larva le api operaie, collaborano per farla sopravvivere, nutrendola con la pappa reale. L’ape regina viene selezionata e prende il posto della precedente continuando a sua volta il ciclo.
Le api operaie oltre a sfamare la larva, si occupano di nutrire l’intero alveare, producendo appunto il miele che utilizzano come cibo.

Per arrivare a questo famoso dolcificante vi sono tre fasi:

Ricerca: Le api preposte sono un sottogruppo delle operaie, cioè le bottinatrici, le quali si separano alla ricerca di florescenze da dove prelevarne il nettare. Quando raggiungono la meta, tornano dalle compagne ed attraverso dei volteggi comunicano la distanza delle piante.
Prelievo: Raggiunti i fiori cominciano a raccogliere il nettare, utilizzando il lambente boccale, cioè l’apparato boccale, dopo di che rientrano all’alveare.

Produzione: Le bottinatrici passano ciò che hanno raccolto con l’aggiunta di enzimi ad un’ape detta di casa, che fa sempre parte delle api operaie, la quale deposita il tutto nelle celle e attende la sua maturazione.

Il miele è quindi composto dal nettare

che ne determina la sua conformazione aromatica, dettata dall’estrazione dalle piante, e dalla melata, che deriva dagli enzimi dell’ape stessa, determinando così l’elevato gusto zuccherino del prodotto finale. L’uomo pur allevando questi insetti ha solo un compito marginale, basato soprattutto sulla cura, controllo ed infine prelievo del prodotto finito. Questa presenza non ossessiva dell’allevatore, permette la collaborazione da parte delle api, le quali diventano molto più docili di quelle che si trovano in natura.

Il miele è un dolcificante ottimo, anche per soggetti che devono stare molto attenti al peso, poichè gli zuccheri che lo compongono sono semplici, glucosio e fruttosio. In più se unito a del latte o a del tè è ideale per l’afonia e per il mal di gola, molti nutrizionisti intervenuti in varie trasmissioni televisive, tra cui Ciro Vestita, consiglia di inserire il miele quando la bevande sono leggermente raffreddate, per evitare che il prodotto si danneggi.

La scelta per la consumazione di questo prodotto è molto personale, visto che ne esistono di molteplici dai più dolci, ad esempio il millefiori, ai meno come ad esempio quello di castagno. Ovviamente ciò che li accomuna è la qualità, la quale è verificabile attraverso la mancanza di alcuni difetti: corpi estranei, bolle d’aria, schiuma, marezzature biancastre, parte cristallina in basso e liquida in alto. Stando attenti a questi piccoli particolari scegliete il vostro miele e assaggiate.

Leggi anche: L’evoluzione della determinazione sociale del destino di casta nelle api

Riguardo a Viola Poggetti

Viola Poggetti

Sono una ragazza di 26 anni che si è voluta cimentare in questa avventura visti gli studi fatti. Ho studiato presso l’Università di Firenze e sono laureata in Scienze Faunistiche, un corso di Agraria. Spero che i miei articoli vi interessino!

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