Alimentazione e BPCO

La broncopneumopatia cronico ostruttiva

La broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) è una condizione cronica dei polmoni caratterizzata da un’ostruzione delle vie aeree. I sintomi includono dispnea, tosse, affaticamento e frequenti infezioni respiratorie. Il primo fattore di rischio della BPCO è il fumo. Altri fattori di rischio sono la predisposizione genetica, infezioni respiratorie ricorrenti, basso stato socio-economico, esposizione a inquinanti ambientali, asma e un’alimentazione squilibrata.

In Italia, la malattia colpisce 3,5 milioni di persone, con tassi di incidenza più alti nelle regioni meridionali. Nel mondo, invece, rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori. Gli ultimi studi hanno messo in evidenza come una dieta corretta ed equilibrata possa essere significativa nella prevenzione e nel trattamento della BPCO.

La BPCO è una condizione irreversibile, quindi non esiste una cura efficace che consenta di ripristinare la funzionalità respiratoria perduta. Esistono comunque dei trattamenti per gestire e prevenire la progressione della malattia, ridurre i sintomi, migliorare la capacità sotto sforzo e lo stato di salute generale, riducendone la mortalità.

Dieta equilibrata e BPCO

Cosa si intende per dieta equilibrata? Difficile darne una spiegazione generale valida per chiunque. Sicuramente, però, possiamo definire come dieta equilibrata una alimentazione che garantisca una assunzione elevata di cereali integrali, acidi grassi polinsaturi, frutta secca e cibi ricchi in omega-3 e nel contempo un’assunzione controllata di carne rossa/processata, cereali raffinati, zucchero e bevande zuccherate.

Tra gli studi scientifici che correlano la dieta alla malattia BPCO o all’apparato respiratorio in generale, l’American Journal of Preventive Medicine pubblica uno studio in cui si evidenzia come una dieta ricca di pasta, sale, pollo, riso e conserve alimentari risulti correlata al rischio di sviluppare tosse e catarro.

I risultati di un lavoro pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition mostrano come una dieta occidentale tradizionale abbia effetti negativi sulla funzionalità polmonare e sulla BPCO, aumento di rischio di asma e di respiro affannoso.

Quest’ultimo studio, introduce anche il concetto di come sia più appropriato caratterizzare un modello alimentare più che il singolo cibo e studiare come differenti modelli alimentari correlino con le malattie dell’apparato respiratorio. Questo nuovo approccio al problema è un chiaro segnale rivolto alla salute pubblica a distogliere l’attenzione dal singolo nutriente o cibo e parlare di modelli alimentari (e quindi di associazione di più alimenti insieme) mimando una situazione che si avvicina a quella reale.

Un’alimentazione corretta è un forte fattore di protezione prima che la malattia si manifesti.

Una volta che invece la condizione di BPCO è manifesta ed è stata diagnosticata, seguire una dieta è solo uno dei fattori insieme alla terapia farmacologica, a terapie aggiuntive quali l’ossigenoterapia e la ventilazione meccanica, al controllo del peso e specifici esercizi di attività fisica necessari per il trattamento della BPCO. L’approccio migliore è dunque quello integrato, ovvero multidisciplinare, che accolga e curi il paziente sotto differenti punti di vista e che abbia l’obiettivo di ridurre i sintomi, migliorare la funzionalità polmonare ed aumentare l’autonomia.

BPCO avanzata

La maggior parte dei pazienti con BPCO severa sono spesso sottopeso e in uno stato di malnutrizione definita cachessia, caratterizzata da una perdita di massa grassa e muscolare. La perdita di massa muscolare causa una diminuzione della capacità e della funzionalità muscolare scheletrica ed è il principale determinante di mortalità nei malati, indipendentemente dall’ostruzione polmonare.

Molti dei pazienti con BPCO, infatti, sono in uno stato di aumentato consumo metabolico (ipermetabolismo), presumibilmente per il maggior lavoro richiesto per respirare. Ciò nonostante, i pazienti con BPCO si nutrono di meno perché hanno un appetito ridotto dovuto ad una generale diminuzione del livello di attività fisica, una tendenza alla depressione o dispnea durante il pasto.

Il livello generale di infiammazione che caratterizza la malattia cronica con produzione di citochine come le interleuchine IL-6, IL-8, il fattore di necrosi tumorale (TNF-α) e le chemochine sono state correlate ad una diminuzione dell’appetito. Frutta e verdura invece sono benefiche in questa condizione perché contengono antiossidanti, vitamine, minerali, flavonoidi, composti fitochimici e fibre. Gli acidi grassi polinsaturi omega-3 hanno un effetto anti-infiammatorio e possono essere di beneficio nella condizione infiammatoria cronica come la BPCO e per i pazienti malnutriti.

La terapia nutrizionale deve essere sempre programmata e seguita da uno specialista dietologo-nutrizionista per evitare di creare ulteriori problematiche in una situazione già di per sé delicata.

Conclusioni

Secondo l’OMS, la BPCO è la quarta causa di morte al mondo. Nel 2002 ha provocato 2,75 milioni di morti (rispettivamente 1,41 milioni fra gli uomini e 1,34 milioni fra le donne), che rappresentano il 4,8% del totale di tutti i decessi. La programmazione di una dieta equilibrata è efficace sia come prevenzione sia come trattamento nel paziente con BPCO e dovrebbe dunque essere introdotta nel piano di cura del paziente nell’ottica di una terapia integrata.


Bibliogragfia

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