Chelicerati: il peggior incubo di molti

I chelicerati sono un subphylum di artropodi e comprendono circa 65 000 specie identificate e viventi tra ragni, scorpioni e limuli. Caratteristica del gruppo è la morfologia delle prime due paia anteriori di appendici: i cheliceri (primo paio) portano infatti delle chele specializzate nella presa dell’alimento e nella sua manipolazione, mentre i pedipalpi (secondo paio) sono generalmente coinvolti a seconda dei gruppi nella ricezione sensoriale o ancora nell’alimentazione.
Il corpo dei chelicerati è generalmente divisibile in due componenti principali, un prosoma anteriore (o cefalotorace) e un opistosoma posteriore (addome).

Il nome Chelicerata deriva dal greco chélé, “chela”, e kéras “corno”.
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Protostomia
(clade) Ecdysozoa
Phylum Arthropoda
Subphylum Chelicerata
Classi
– Arachnida (scorpioni, pseudoscorpioni, ragni…)
– Pycnogonida (ragni d’acqua)
– Merostomata (limuli)

Anatomia e fisiologia comparate

  • Gli aracnidi

Gli aracnidi rappresentato probabilmente la classe di chelicerati più nota e conosciuta, tristemente a causa dei falsi miti e delle leggende che circolano su di essi; non saranno sicuramente l’esempio di animale che i più definirebbero “carino e coccoloso”, ma la disinformazione a riguardo è dilagante. Facciamo un po’ di chiarezza: innanzitutto va detto che aracnidi e insetti non sono lo stesso gruppo di animali; banalmente, se i primi hanno quattro paia di zampe e mancano di ali e antenne, i secondi hanno tre paia di zampe e possiedono tanto le ali quanto le antenne. In secondo luogo, non tutte le specie di ragni e scorpioni sono necessariamente pericolose per l’uomo; in Italia, la maggior parte delle punture o dei morsi da parte di questi animali provoca solo un leggero fastidio dovuto più all’infiammazione che al veleno stesso, e solo alcune possono risultare davvero pericolose, come quelle da parte di vedove nere e ragni violino (leggi anche: I ragni in Italia, impariamo a conoscerli).

Negli aracnidi tutte le otto appendici ambulacrali sono portate dal prosoma e i cheliceri dalla morfologia a tenaglia sono posti lateralmente all’apertura orale; l’opistosoma non porta in genere appendici ed è composto da una serie di 11-13 metameri.

Fig. 1 – Dettaglio della porzione anteriore di uno scorpione. Si notano i piccoli cheliceri (cerchiati) e i due potenti pedipalpi chelati (frecce).

L’ordine Scorpiones conta circa 1 200 specie di animali di lunghezza media compresa tra i 3 e i 9cm (con alcune forme di 0,9cm e altre persino di 21!); l’opistosoma, nella sua porzione terminale, si assottiglia a dare una sorta di coda mobile alla cui estremità è presente un aculeo dotato di ghiandole velenifere. Tale aculeo viene per lo più impiegato nella difesa dell’animale e solo raramente nell’attacco deliberato, in quanto per questo gli scorpioni contano principalmente su due pedipalpi chelati altamente sviluppati che immobilizzano la preda e la portano al livello dei cheliceri orali (esatto! Le famose chele degli scorpioni non sono i cheliceri, bensì i pedipalpi!). Nonostante il loro aspetto non troppo rassicurante, gli scorpioni sono tra i pochi invertebrati che hanno sviluppato un certo grado di cure parentali nei confronti della loro prole.

Fig. 2 – Esemplare del gruppo degli pseudoscorpioni.

L’ordine Pseudoscorpionida comprende circa 2 500 specie di animali di massimo 7mm di lunghezza che abitano il suolo, la corteccia esterna degli alberi e in alcuni casi le abitazioni umane. Hanno quattro paia di zampe, l’opistosoma è omogeneo e non si assottiglia nella parte terminale e le ghiandole velenigere sono incluse nei due pedipalpi chelati.

L’ordine Araneae comprende i comuni ragni (circa 35 000 specie). Alle quattro paia canoniche di appendici ambulacrali si accompagna un paio di pedipalpi simili a zampe la cui funzione è prettamente recettoriale; i cheliceri modificati ad artigli posseggono generalmente ghiandole velenigere che sboccano al loro apice e che coadiuvano la cattura e la manipolazione delle prede. L’opistosoma porta piccole appendici note come filiere su cui sboccano le ghiandole della seta.

Gli acari sono un gruppo di aracnidi dall’anatomia molto diversificata e variabile; di circa 30 000  specie conosciute, la maggior parte ha dimensioni microscopiche che superano raramente il millimetro e che hanno permesso la colonizzazione di numerosi microhabitat. La grande diversità morfologica degli acari rispecchia la variabilità di stili di vita e di alimentazione sviluppati nel corso dell’evoluzione: alle forme predatrici si accompagnano infatti quelle fitofaghe e spazzine a vita libera, ma anche forme parassitarie di animali o piante a vita sedentaria. Degli acari fanno parte anche le zecche, ectoparassiti ematofagi di uccelli e mammiferi.

  • I picnogonidi

Fig. 3 – Esemplare del gruppo dei picnogonidi.

La classe dei picnogonidi (o pantopodi) comprende i cosiddetti ragni d’acqua, chelicerati marini predatori di cnidari e briozoi coloniali. L’opistosoma di questo gruppo si presenta notevolmente ridotto, al contrario delle 4-6 paia di zampe che invece sono notevolmente estese e all’interno delle quali possono svilupparsi addirittura dei diverticoli degli organi interni. Anteriormente i picnogonidi presentano un paio di pedipalpi sensoriali e una proboscide alla cui estremità si apre la bocca.

  • I merostomi

Fig. 4 – Esemplare di “Limulus polyphemus”. Questa specie comprende gli individui più grandi della classe dei merostomi; si notano i due grandi scudi dorsali e la spina terminale.

I merostomi rappresentano il gruppo più antico di chelicerati e comprendono solamente tre generi attualmente viventi, distribuiti in nord America e nel sud-est asiatico. Con forme esclusivamente marine, essi hanno il corpo protetto dorsalmente da scudi spessi e resistenti; il prosoma reca un paio di occhi composti (tutti gli altri chelicerati hanno occhi semplici), mentre l’opistosoma ha una caratteristica spina terminale allungata corrispondente all’ultimo metamero. Ventralmente, i merostomi presentano un paio di cheliceri e di pedipalpi, nonché quattro paia di zampe tutte chelate seguite da branchie lamellari.

Fonti:

  • MITCHELL et all., Zoologia, Zanichelli, 2012
  • Zoologia – Sistematica, Casa Editrice Idelson Gnocchi, 2016
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