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Festival della Scienza 2017: parola d’ordine “Contatti”

A Genova si è di recente concluso un evento durato 11 giorni, che oramai da quattordici anni costituisce un riferimento a carattere internazionale per la divulgazione scientifica, il Festival della Scienza.

Il Festival richiama annualmente circa 500 tra studenti, laureati e dottorandi in materie tecnico-scientifiche che hanno il compito di gestire dei laboratori, situati nelle più prestigiose location della città portuale, coinvolgendo il pubblico in maniera amichevole e interessante.

Tra laboratori, conferenze con relatori di primo piano e altri svariati appuntamenti imperdibili stavolta c’era una novità… al terzo anno consecutivo in cui ho inviato il mio cv all’Associazione Festival della Scienza finalmente sono stato arruolato nella ciurma, potendo così vivere in prima persona l’affascinante attività dell’Animatore Scientifico!

Ed ora eccomi a rapporto per consegnarvi un sunto di questa esperienza unica al mondo.

Cos’è il Festival della Scienza, come funziona, a chi si rivolge?

È un evento con più anime, nel senso che si rivolge ad ogni fascia di pubblico.
La grande maggioranza dei laboratori sono a misura di ragazzo perché i maggiori utenti del Festival sono le scolaresche in gita.

Le classi hanno la possibilità di prenotare attività della durata di circa un’ora che possono spaziare dai nuove modalità di apprendimento di concetti matematici di base, per i più piccoli, alle applicazioni forensi della biologia spiegate in modo da stuzzicare la curiosità e la nascita di nuove passioni che un domani possono tradursi in scelte di carriera.

Molti altri laboratori sono però adatti anche ad incuriosire un pubblico adulto come quello sulla fisica del biliardo, che promette di dare le basi teoriche per approcciarsi al gioco senza improvvisare, oppure quello dove si spiega per filo e per segno cosa sono le microonde e quali le loro innumerevoli applicazioni tecnologiche.

Altre attività sono invece pensate per pubblici specifici di educatori e divulgatori di professione, così come anche le conferenze tenute da relatori di eccezione.

Quest’anno il Festival ha per esempio ospitato una chiacchierata tra Giobbe Covatta e Mario Tozzi sul rapporto tra l’uomo e resto del mondo. Divertentissima e utile è stata anche la lezione di Luca Perri sull’istituzione degli IgNobel, i premi a delle ricerche assurde ma che così assurde poi non sembrano se viste alla luce del progresso scientifico che permettono.

Con un biglietto di ingresso giornaliero, oppure con un abbonamento, il visitatore dunque si apre la possibilità di partecipare ad un ricchissimo menù di laboratori, mostre e conferenze che lo lasciano arricchito e con una sensazione di meraviglia.

Festival della Scienza

Tradizione Giapponese e..Vegetali!

Passo ora a raccontarvi nello specifico la mia esperienza del Festival, nel quale ho avuto il piacere di tenere un laboratorio sul rapporto tra cultura giapponese e mondo vegetale, ideato dalla eclettica, iperbolica e multitasking Giulia Pastorino.

Il Giappone è per quest’anno il paese sponsor del Festival e un intero padiglione, situato nel Palazzo della Borsa, ha ospitato dunque laboratori, mostre ed eventi dedicate alla sua cultura.

Molti organismi vegetali sono importantissimi per la tradizione giapponese come i ciliegi, i cui fiori (Sakura) sono al centro della festa dell’Hanami, che vuole celebrare la bellezza e la giovinezza che si fuggon tuttavia, festa durante la quale la popolazione si riversa nei parchi a vivere momenti conviviali.

Si è parlato anche del fiore-simbolo della famiglia imperiale, il crisantemo. Per il fatto che la sua corolla ricorda il disco solare ha una serie di significati positivi legati al mantenimento delle energie positive e della buona salute.

Altri vegetali importanti dal punto di vista culinario sono le alghe, che i giapponesi consumano in grande quantità sfruttandone le ottime proprietà nutrizionali per avere una dieta sana, e la pianta Camelia sinensis.

Quest’ultima è la notissima pianta del tè, che i giapponesi consumano abitualmente con una loro particolare versione del tè verde, il Matcha, con il quale aromatizzano praticamente ogni genere alimentare e che è al centro della famosa Cha no Yu, la Cerimonia del Tè.

Il Tè Matcha

Il momento conclusivo del laboratorio consisteva appunto nella simulazione dell’ultima parte della Cerimonia del Tè, capace di coinvolgere il pubblico che veniva invitato a prender parte alla cerimonia inginocchiandosi sui famosissimi tatami.

Senza imbarazzo vi confiderò che per ben 11 giorni mi sono infilato un delicato kimono da donna (da uomo erano finiti), suscitando i simpatici sfottò di uno dei curatori giapponesi di un laboratorio adiacente, per impersonare il Maestro del Tè.

Questa figura era un vero e proprio professionista del cerimoniale della Cha no Yu che aveva il compito di guidare quel momento di meditazione collettiva tramite la riproposizione di gesti minimali e formule di cortesia sempre uguali a se stessi.

I miei toni entusiastici avranno già tradito il fatto che non posso che fare un bilancio positivo di questa esperienza.

Consiglio vivamente questo Festival sia a chi volesse parteciparvi da spettatore, sia per i giovani che volessero svolgervi una parte attiva come Animatori Scientifici.
Per cui, alla prossima edizione!