Un Lavoro da Biologo: il Docente

Bentornati in questa nuova tappa della rubrica Un lavoro da Biologo, con la quale intendo raccontarvi quali sono le carriere che si aprono per i percorsi di studio in Scienze della Vita (tra i quali in particolar modo Biologia, Biotecnologie e Scienze Naturali).
Stavolta vi parlerò della figura del Docente, una professione tradizionale che da sempre rappresenta il primo e più importante momento di incontro tra gli studenti e le materie scientifiche.

Ho intervistato per voi il Prof. Stefano Colnaghi, biologo che insegna materie scientifiche in diverse scuole medie e superiori.

In che ambito è inserita questa figura

Cominciamo dalle ovvietà, i docenti lavorano nelle scuole. Le scuole non sono però tutte uguali, in Italia ci sono infatti scuole di proprietà statale e scuole private. Gli istituti statali dipendono direttamente dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e rilasciano titoli ufficiali che certificano il superamento di ogni determinato ciclo di studi. Non tutte le scuole private possono fare lo stesso. Se si allineano alle linee guida del MIUR per quanto riguarda le strutture dei percorsi e i contenuti degli insegnamenti possono venire riconosciute come scuole paritarie.

Questo significa che possono accedere ai finanziamenti dedicati all’istruzione da parte dello Stato Italiano e rilasciare diplomi come se fossero scuole statali a tutti gli effetti. Esistono anche scuole private che non soddisfano questi requisiti e possono quindi decidere più in autonomia come strutturarsi. È il caso ad esempio degli istituti che offrono il recupero degli anni scolastici, adottando quindi percorsi molto brevi e con programmi molto più densi di contenuti.
Questa agilità e questa autonomia sono però ottenute al prezzo di non poter rilasciare diplomi di licenza e pertanto gli studenti dovranno iscriversi da privatisti alle apposite sessioni d’esame che si svolgono annualmente negli istituti statali.

Una menzione separata la meritano i CFP (Centri di Formazione Professionale).
Questi istituti hanno uno status differente dalle scuole già menzionate in quanto fanno riferimento alle singole Regioni e offrono percorsi di studio di breve durata, mirati a insegnare ai ragazzi in età di obbligo allo studio i rudimenti pratici di una professione, solitamente manuale.

Sia che operi in una struttura pubblica oppure privata, la missione del docente è invariabilmente di capitale importanza per la società. Si tratta infatti di trasmettere conoscenze vecchie e nuove riguardo le sue materie di competenza e formare non solo futuri professionisti ma anche futuri cittadini inseriti nella società e portatori di un rinnovato bagaglio di conoscenze e valori.
Per fare ciò il docente ha il dovere, soprattutto nelle scuole di grado minore come le scuole medie ma non solo, di educare gli studenti dando loro delle regole e con il buon esempio costituire un ulteriore modello di riferimento adulto al di fuori della cerchia familiare dello studente.

Il docente

Come tutti sanno il docente svolge il suo mestiere principalmente per mezzo di lezioni frontali rivolte alla classe, che si tengono principalmente la mattina con una media di quattro o cinque ore al giorno.

La sua giornata lavorativa non si esaurisce però nel momento in cui ha finito di esporre gli argomenti della giornata in quanto deve anche svolgere una serie di attività propedeutiche alle attività in classe. Tipicamente dai compromessi nella pianificazione degli orari di lezione dei diversi docenti derivano delle “ore buche” nelle quali ciascuno di loro prevede un’ora a settimana dedicata al ricevimento dei genitori per discutere con loro dell’andamento dei figli.
Le rimanenti possono essere dedicate a pianificare le lezioni successive, produrre e correggere le verifiche e registrare i voti per calcolare le medie di profitto.

Queste attività prendono gran parte dei pomeriggi dei docenti e talvolta anche le sere, configurandosi come veri e propri “compiti a casa” che rendono la giornata lavorativa reale più lunga di quella formale.

Sempre di pomeriggio le scuole richiedono ai docenti di partecipare a frequenti riunioni.
Nel caso siano invitati a partecipare tutti i docenti dell’istituto si tratta di Collegi Docenti, nei quali si discute di problematiche di interesse generale come la pianificazione delle uscite didattiche, problemi disciplinari che riguardano l’intera scuola, pagelle oppure certificazioni di qualità, regolamenti di istituto e open day. Ai Collegi di Classe partecipano invece solamente i docenti di ogni determinata classe per trattare problemi o valutazioni relativi ai singoli studenti.

Altre attività pomeridiane che il docente si trova a svolgere presso la scuola sono il ricevimento generale dei genitori che si svolge una volta a quadrimestre, tenere per gli studenti i corsi di recupero in prossimità degli esami di fine anno e seguire in prima persona vari corsi di aggiornamento, che possono trattare nuovi metodi didattici per ragazzi con BES (Bisogni Educativi Speciali), nuove normative oppure nuove tecnologie come la famosa LIM, Lavagna Interattiva Multimediale, e il Registro Elettronico che sostituisce il vecchio libretto scolastico.

Chi lo può fare

Può fare il docente qualunque laureato con il Vecchio Ordinamento (per intenderci, le Lauree Quinquennali) oppure chi con il Nuovo Ordinamento del  3 + 2 abbia conseguito una Laurea Specialistica oppure una Laurea Magistrale. Nelle scuole Statali ci sono dei vincoli di materia legati all’argomento degli studi effettuati e all’ordine della scuola nella quale si vuole insegnare.
A titolo di esempio un laureato Magistrale in Biologia potrà insegnare alle scuole medie statali “Matematica e Scienze” mentre nelle scuole superiori potrà insegnare Scienze della Terra, Biologia e Chimica.

Questi vincoli non esistono, quantomeno non formalmente, nella scuola privata nella quale un laureato in Scienze della Vita può spaziare un po’ di più, fino anche a insegnare materie molto specializzate che si possono trovare nei programmi di studio dei Centri di Formazione Professionale come Tricologia, Chimica Merceologica, Cosmetologia, Scienze dell’Alimentazione, Igiene e Anatomia.

Le modalità di accesso alla professione dipendono anch’esse dal tipo di scuola considerato.
Nel settore pubblico infatti occorre iscriversi a delle graduatorie note come Prima, Seconda e Terza Fascia. Quest’ultima è aperta a tutti i laureati di cui sopra e l’accesso ad essa viene aperto ogni tre anni, momento nel quale viene attribuito ad ogni candidato un punteggio che tiene conto di svariati fattori tra cui le esperienze di docenza pregresse, i titoli conseguiti e il punteggio di laurea.

La Terza Fascia dà il diritto di essere chiamati a ricoprire incarichi di supplenza, anche di durata annuale, ma per ottenere la titolarità una Cattedra (nome con il quale viene definito un carico di lezioni frontali di 18 ore a settimana) occorre partecipare al concorso per accedere alla Seconda Fascia previo ottenimento dell’Abilitazione all’Insegnamento. Le modalità per l’ottenimento di questa abilitazione sono, purtroppo, estremamente variabili di anno in anno con il risultato di scoraggiare l’ingresso in ruolo di nuovi docenti e di mantenere molti di essi in uno stato di “precarietà costitutiva”. Nel settore privato invece le modalità di accesso risultano estremamente più semplici, tanto semplici quanto inviare un Curriculum Vitae apprezzabile nel momento giusto.

Cosa aspettarsi

A differenza di quanto si potrebbe immaginare la maggiore difficoltà nella professione del docente può non essere la conoscenza della materia (che deve comunque essere impeccabile) quanto la gestione di una classe di adolescenti. Questo vero soprattutto con i ragazzi più giovani, quelli delle scuole medie inferiori, oppure nel caso di scuole “difficili” come possono essere i CFP. Per cui un docente deve possedere un notevole set di soft skills come la sensibilità e l’attenzione ai bisogni dello studente, specialmente se con BES, ma al contempo l’autorevolezza necessaria a far rispettare il suo ruolo senza cadere in un esercizio di autorità, un pazienza infinita e la capacità di essere flessibile modificando volta per volta il suo approccio alla didattica in base alla classe che si trova di fronte.

Molto spesso sia queste capacità che i metodi pratici di gestione della classe, le nozioni su come strutturare una lezione e come impostare il proprio tono di voce, le pause e la velocità di spiegazione vengono imparate sul campo perché, potremmo dire con una frase-spot, nessuno insegna a insegnare. Queste difficoltà che il docente si trova costantemente ad affrontare, il suo importante ruolo e, come si è visto, il carico di lavoro che spazia ben oltre le ore di lezione nominali distinguono chiaramente la professione del docente reale dalla rappresentazione erronea e tendenziosa che ne viene fatta in certi strati della società, rappresentazione che vede il docente come un privilegiato con molte ferie e un orario lavorativo corto..

Se vogliamo l’unico “privilegio” reale dei docenti, soprattutto nel settore pubblico, è una grandissima autonomia operativa e una relativa mancanza di responsabilità personale sulle scelte didattiche effettuate, cose impensabili per professionisti di altri settori che lavorino in aziende private. Questo stato di cose è una necessaria conseguenza dell’importanza del suo ruolo, dal momento che uno stato di diritto ha l’interesse a tutelare la libertà dell’educazione da qualsiasi genere di interessi di parte.

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