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Protesi dentale di quattro secoli emerge da tomba nobiliare toscana

Cinque denti mandibolari umani tenuti assieme da una lamina metallica in oro: è l’esemplare di protesi dentale rinvenuto nel corso degli scavi nella cappella della famiglia Guinigi di Lucca, all’interno del complesso conventuale di San Francesco.

A fare la scoperta i paleopatologi dell’Università di Pisa, impegnati nell’analisi di oltre 200 scheletri appartenenti a membri dell’antica casata toscana. Uno studio scrupoloso che ha permesso di identificare i resti di tre delle quattro mogli di Paolo Guinigi, tra cui la famosa Ilaria del Carretto, alla quale è dedicato il celebre monumento funebre di Jacopo della Quercia, nella Cattedrale di San Martino a Lucca.

Come dimostrano alcuni importanti ritrovamenti, l’utilizzo di fili e bande in oro, ferro, rame e argento,  per tenere insieme denti animali ed umani, era praticato già dagli Etruschi. Dallo studio della protesi, effettuato dalla dottoressa Simona Minozzi della Divisone di Paleopatologia del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, non è emersa alcuna associazione con i resti di quasi un centinaio di individui sepolti nella stessa tomba collettiva, quindi ad oggi è impossibile stabilire a chi sia appartenuta. I denti, canini e incisivi disposti senza rispettare la corretta sequenza anatomica, appartengono a individui diversi e la presenza di un deposito di tartaro sulla superficie dimostra che l’apparecchio fu portato a lungo.

«Lo studio del contesto archeologico non ha permesso una datazione precisa per la protesi che comunque si colloca tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XVII secolo e il XVII secolo, e malgrado esistano descrizioni di apparecchi simili nei testi del periodo, non sono conosciute altre evidenze archeologiche – spiega Simona Minozzi – La protesi dentaria ritrovata nella tomba dei Guinigi è quindi la prima testimonianza di protesi dentale di questo periodo storico e aggiunge un un prezioso tassello alla storia dell’odontoiatria».

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Implant Dentistry and Related Research (DOI 10.1111/cid.12460).

Fonte: Università degli Studi di Pisa

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