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Acqua EZ

L’acqua vista con gli occhi della QED

Le proprietà anomale dell’acqua interfacciale erano già note alla fine degli anni ’40 (1) e sono state investigate da un certo numero di ricercatori (2-3) che hanno scoperto che strati spessi di acqua, contigui a superfici biologiche, restano fermi quando il fluido circostante è vigorosamente agitato (4) e vi è una relazione tra lo spessore dello strato e l’intensità dell’agitazione del liquido circostante. Successivamente, Pollack e Clegg (5) hanno suggerito l’esistenza di un legame tra questi strati non agitati e le zone EZ (zone di esclusione) in cui i soluti erano incapaci di penetrare; la sua esistenza nelle cellule eucariote era stata indicata per la prima volta da Mollenhauer e Morrè nel 1978 (6).
In particolare Gerald Pollack, usando coloranti dissolti in acqua come un rivelatore, è stato capace di scoprire l’esistenza di regioni estese nel confine tra il liquido e la parete del contenitore, in cui i coloranti erano impediti di entrare (zone di esclusione) purché la parete fosse una superficie idrofila. Lo spessore delle zone di esclusione poteva raggiungere una lunghezza di alcune centinaia di micron, molto maggiore delle stime degli studi convenzionali sull’acqua liquida. Per esempio, nello schema computazionale presentato da Buch et al. (9), gli strati interfacciali sono definiti come contenere 60 molecole, la cui taglia totale non può eccedere un paio di centinaia di Å(diametro medio di un atomo), una lunghezza minore dello spessore osservato dello strato dell’ acqua EZ di ben quattro ordini di grandezza.

Le proprietà fisiche dell’ acqua EZ potrebbero essere riassunte come segue:

  1. L’ acqua EZ è considerevolmente più viscosa dell’acqua ‘normale’, acqua bulk (di circa dieci volte).
  2. L’ acqua EZ ha un potenziale elettrico negativo (fino a 150 mV) rispetto l’acqua bulk; quindi la coppia acqua EZ/acqua bulk è una pila redox.
  3. I protoni si concentrano al confine tra l’acqua EZ e l’acqua normale.
  4. L’ acqua EZ mostra un picco di assorbimento di luce a 270 nm; esso emette fluorescenza quando viene eccitata da luce che abbia questa lunghezza d’onda.
  5. L’illuminazione dell’ acqua EZ attraverso la luce (specialmente la radiazione infrarossa) accresce lo spessore dello strato.
  6. Come precedentemente detto, l’ acqua EZ non può ospitare soluti.

La precedente lista di proprietà sembra abbastanza misteriosa all’interno dello schema delle idee convenzionali sull’acqua liquida. Una possibile obiezione sulla natura dell’acqua EZ, cioè che la zona di esclusione osservata potrebbe essere un reticolo di filamenti che emergono dalla parete dentro l’acqua, è stata esclusa da accurate investigazioni sperimentali (10).
Il problema di quante fasi costituiscano l’acqua liquida è un problema che sta in piedi da molto tempo. Già nel 1892, Roentgen propose un modello a due fasi dell’acqua liquida (11), costruito in modo da accordarsi con il comportamento osservato dei coefficienti di solubilità dei buoni soluti con la temperatura. Questo modello fu generalmente accettato fino all’inizio degli anni ’30, quando Bernal e Fowler lo criticarono sulla base che la molecola d’acqua obbediva ad una Hamiltoniana ben definita, che non consentiva l’esistenza di più di una fase nelle medesime condizioni termodinamiche. Tuttavia, solo pochi anni dopo nell’ambito della Teoria Quantistica dei Campi fu proposto un modello dell’ elio liquido superfluido, che veniva considerato un liquido a due fasi. L’obiezione di Bernal e Fowler (12) era superata poiché il liquido non era più considerato come una collezione di molecole singole dove la cosiddetta ‘fase normale’ soltanto era considerata come tale, mentre la fase superfluida era uno stato collettivo costituito di molecole ma anche di un campo esteso responsabile delle correlazioni tra molecole.
Il processo di condensazione della materia (cioè la trasformazione di un insieme di molecole non correlate, un gas) in un collettivo di molecole funzionanti all’unisono (un liquido o un solido) ha presentato un certo numero di problemi concettuali ai fisici. Per un lungo tempo, nell’ultimo secolo, la materia condensata è stata riguardata dalla maggioranza dei fisici come un gas denso, in cui le molecole arrivavano ad una così breve distanza che le forze statiche di corto raggio d’azione (forze di van der Waals, forze di Lennard-Jones, forze di London, legami idrogeno) acquisivano la possibilità di tenerli insieme. Questo approccio ha rovesciato causa ed effetto, poiché non ha spiegato perché e come le molecole avrebbero potuto raggiungere una distanza a cui le forze statiche potevano diventare efficaci. In ogni caso in questo approccio, che non è fondato sulla Teoria Quantistica dei Campi, le fasi dei componenti non giocavano nessun ruolo.

 

 

Recentemente, nello schema teorico dell’Ottica Quantistica, è stato scoperto (14) che un insieme strettamente impacchettato di atomi era capace di far filtrare fuori fotoni (cioè di dar luogo ad un campo elettromagnetico non nullo), anche in assenza di una pompa esterna, purché l’usuale Approssimazione di Onda Ruotante (RWA) – che è equivalente a trascurare tutti gli accoppiamenti tra modi elettromagnetici con differenti frequenze – sia lasciata cadere. Questo risultato, che è derivato rigorosamente dalle equazioni basilari dell’Ottica Quantistica, può essere compreso ricordando che, nella Fisica Quantistica, il vuoto è capace di scambiare energia ed impulso con la materia, come mostrato da quei ben noti effetti che sono il Lamb-shift o l’effetto Casimir. Proprio considerando l’esistenza delle fluttuazioni del vuoto quantistico, già nel 1916, W. Nernst ha suggerito la possibilità di sintonizzare le fluttuazioni di tutti i componenti di un sistema e quindi l’apparizione di una fase comune (15 – 17).
Consideriamo un insieme di un gran numero N di atomi (o molecole). Per semplicità supponiamo che questi atomi abbiano soltanto due stati – lo stato fondamentale e lo stato eccitato – la cui energia di eccitazione sia E = hν. Questa ipotesi sarà fatta cadere alla fine. La dimensione di un atomo è dell’ordine di 1Å, mentre la dimensione del fotone capace di eccitare l’atomo è la sua lunghezza d’onda λ = c/ν, che – nel caso di un’eccitazione nell’ordine, come usuale, di una decina di eV – potrebbe essere dell’ordine di circa 1000 Å. Quindi la taglia dell’oggetto, capace di indurre una transizione in un atomo, è circa mille volte più grande dell’atomo.
Proprio questa discrepanza è all’origine della possibilità di produrre regioni estese in cui gli atomi componenti siano correlati. Di fatto un fotone (virtuale) che esca dal vuoto quantistico, a causa delle fluttuazioni quantistiche di Heisenberg, potrebbe eccitare un atomo con una probabilità P nell’ordine (calcolato sulla base delle stime fondate sul Lamb-shift) di 10−4 ÷ 10−5 . L’atomo eccitato potrebbe decadere dopo il suo tipico tempo di decadimento, restituendo il fotone, che potrebbe alternativamente essere riassorbito dal vuoto oppure eccitare un altro atomo. Le probabilità relative di questi due eventi potrebbero dipendere dalla densità n = N/ λ ^3 degli atomi presenti dentro il volume λ ^3 del fotone. Quando la densità n eccede la soglia n critica, il fotone non sarà mai più capace di raggiungere di nuovo il vuoto e rimbalzerà per sempre da un atomo all’altro all’interno del volume λ ^3.
Quindi il vuoto ha dato un fotone alla materia.
Questo processo può continuare finché molti fotoni vengono intrappolati e un significativo campo elettromagnetico è costruito in questa regione. Questo campo produce due conseguenze:

  1. Attrae atomi co-risonanti, che sono naturalmente gli atomi della stessa specie, producendo un grande aumento della densità, come osservato nella transizione di fase vapore-liquido. La densità di saturazione corrisponde alla distanza inter-atomica a cui la repulsione hard core diventa importante. Cosicché la densità osservata verrà a dipendere dalle forze di corto raggio d’azione.
  2. Il campo elettromagnetico produce una comune oscillazione di tutti gli atomi intrappolati dando luogo ad una fase comune all’interno dell’intera regione, che per questa ragione è chiamata Dominio di Coerenza. Questa fase comune di oscillazione non coincide con la fase originale del fotone libero, poiché il tempo di oscillazione del fotone coinvolto nell’oscillazione comune con gli atomi dovrebbe comprendere anche il tempo speso dentro gli atomi in forma di energia di eccitazione.

In questo processo atomi e fotoni hanno perso la loro identità originale dando luogo a materia energizzata (la energid di Sachs) costituita da quasi-particelle correlate (entangled) tra di loro nel Dominio di Coerenza. Proprio per questa ragione i fotoni non possono uscire dal dominio di coerenza, la loro massa quadrata, che è zero per un fotone libero, diventa negativa per la quasi-particella (fotone auto-intrappolato) a causa del sopramenzionato aumento del periodo di oscillazione e quindi della diminuzione della frequenza. Un valore negativo della massa quadrata implica l’impossibilità di propagarsi e, conseguentemente, la quasi-particella dovrebbe rimanere intrappolata dentro il Dominio di Coerenza. Questo è un risultato fortunato poiché garantisce la stabilità del sistema che altrimenti perderebbe energia con continuità. La concentrazione di energia in un piccolo numero di microstati (in principio uno solo) a partire dall’originale gran numero di microstati (corrispondenti alle molte configurazioni degli atomi non correlati) implica una grande riduzione di entropia, che violerebbe il Secondo Principio della Termodinamica, a meno che una corrispondente quantità di energia non sia rilasciata all’esterno. Questo rilascio di energia (ecco perché il sistema deve essere aperto) dà luogo ad un energy gap, che implica che l’energia dello stato coerente è minore dell’energia dell’originario stato non coerente.
L’energy gap previene il verificarsi di un moto perpetuo. L’energia, prestata originariamente dal vuoto quantistico, è restituita attraverso il flusso esterno di energia, che è niente altro che il calore latente della transizione di fase. La conservazione dell’energia, il Secondo Principio della Termodinamica, sono conseguentemente soddisfatti. E’ evidente che le precedenti predizioni teoriche, fondate sulla Teoria dei Campi, si accordano completamente con lo schema osservato della transizione vapore-liquido
Gli aspetti passivi del vivente sono stati fin qui chiariti nell’ambito della scienza generale dei sistemi materiali, ma resta da comprendere l’aspetto attivo, cioè la sua capacità di auto-organizzazione. La fisica moderna ha cominciato a gettare luce su questo mistero partendo da due importanti acquisizioni: il sistema dissipativo introdotto e discusso da Prigogine e il concetto di coerenza discusso tra gli altri da Froehlich, Haken e Preparata . Il sistema dissipativo è in grado di auto-organizzarsi grazie al fatto di essere tenuto permanentemente fuori dall’equilibrio termodinamico dal continuo scambio di energia ed entropia con l’ambiente esterno. Grazie a questo scambio la sua entropia può diminuire e perciò esso può auto-organizzarsi.
L’acqua negli organismi viventi potrebbe essere considerata tutta acqua interfacciale, poiché non c’è quasi nessun punto nell’organismo che disti più di una frazione di micron da una qualche superficie (membrane cellulari, ossature delle macromolecole, ecc).
La coerenza è stata sempre guardata di buon occhio quando spiega alcuni aspetti della Fisica della struttura della materia, maser e laser; ma appena si passi a parlare di comportamenti coerenti collettivi nel vivente i nasi cominciano ad arricciarsi.

Attribuire comportamenti coerenti ai sistemi biologici è un fatto decisamente nuovo, che li assimila, per questo aspetto, ai laser, ai superconduttori e ai superfluidi. La congettura e gli studi di Fröhlich hanno aperto la strada a miriadi di ricerche teoriche e sperimentali sul tema della coerenza nei sistemi biologici, e vale qui la pena ricordare anche il complesso della produzione scientifica di Fritz-Albert Popp.
Fu proprio un Fisico dello stato solido il primo ad avanzare la rivoluzionaria ipotesi di maggior ordine e di comportamenti coerenti nella materia biologica, nel vivente: Herbert Frölich, discepolo di quel vero talent scout di geni della Fisica che fu Arnold Sommerfeld, sì quello del modello di Bohr-Sommerfeld che ebbe tra i suoi discepoli Heisenberg, Pauli, Pauling e via elencando.

 

 


Cosa è questa misteriosa quantità chiamata Entropia? Essa descrive il numero di configurazioni possibili (microstati) del sistema in esame che siano di fatto rifornite di energia e perciò partecipanti attive della sua dinamica; l’entropia è una funzione di questo numero che vale zero quando il numero di microstati è 1 e ha un valore crescente al crescere del numero di microstati. Maggiore il numero di microstati, maggiore il disordine interno del sistema che diventa ordinato quando il numero di microstati diminuisce fino a diventare al limite uno solo, nel qual caso il sistema è perfettamente ordinato. Il processo di auto-ordinamento, e quindi di auto-organizzazione, richiede perciò la diminuzione dell’entropia fino al suo azzeramento. Questa necessità fu riconosciuta già nel 1944 dal fisico Erwin Schroedinger. Il processo di auto-ordinamento richiede perciò la capacità dell’organismo di ridurre la propria entropia, cedendola all’esterno insieme a una quota di energia. La riduzione dell’entropia richiede che l’organismo sia capace di concentrare la propria energia da un gran numero di gradi di libertà (espressione che nel gergo dei fisici vuol dire possibilità aperte al sistema dato) a un piccolo numero di essi. In altre parole, per compiere lavoro esterno l’organismo vivente attinge energia da un serbatoio riempito continuamente da afflussi energetici provenienti da ogni parte e perciò avente un’alta entropia. Questo processo fu per primo intuito da Ervin Bauer.
Un oggetto quantistico, a differenza di un oggetto classico, fluttua spontaneamente nel modo con cui Epicuro concepiva già più di due millenni fa il moto degli atomi. Pertanto le molecole vanno concepite come oggetti intrinsecamente fluttuanti capaci di scambiare energia con il vuoto, vuoto che nella fisica quantistica non è più il nulla ma è lo stato di minima energia del sistema dato, cioè lo stato in cui il sistema non ha altra energia che quella connessa con le sue fluttuazioni spontanee.

 

 

 

Già nel 1916 Walter Nernst immaginò che le fluttuazioni di molte particelle potessero sintonizzarsi tra di loro dando luogo a una oscillazione collettiva che avrebbe dato origine a un corpo macroscopico fondato non sul legame estrinseco tra molecole fondato sulla forza, ma invece sul legame risonante tra molecole (18) legato a un fenomeno che possiamo chiamare risonanza.
La creazione di uno stato coerente implica perciò un risparmio di energia; nello stato coerente in cui tutte le molecole si muovono all’unisono i movimenti per così dire superflui sono eliminati e l’energia è concentrata tutta sul grado di libertà corrispondente all’oscillazione collettiva.
Una buona metafora per definire gli stati coerente e non coerente è quella che fa corrispondere lo stato non coerente a una folla e lo stato coerente a un corpo di ballo. Come un corpo di ballo richiede una musica per poter danzare, così lo stato coerente contiene intrappolato al proprio interno un campo elettromagnetico oscillante con la stessa frequenza (numero di oscillazioni per secondo) dell’insieme delle molecole.
Un insieme coerente non può essere perciò ridotto a un puro insieme di molecole, ma richiede anche tra i propri ingredienti un campo elettromagnetico risonante con la materia. Siccome in una risonanza l’oscillazione dell’uno è simultaneamente causa e conseguenza dell’oscillazione dell’altro facendo così venir meno l’individualità dei due organismi, così in uno stato coerente l’individualità delle molecole componenti, come pure quella del campo elettromagnetico, vien meno dando luogo a un’entità unitaria che già nel 1892 il botanico tedesco Julius Sachs aveva battezzato con il termine energide, cioè materia energizzata.
Quando la materia si trova in uno stato coerente dà luogo a una pluralità di aggregati, denominati domini di coerenza, la cui dimensione corrisponde alla lunghezza d’onda del campo elettromagneti- co ‘intrappolato’, la quale a sua volta dipende dalla differenza di energia tra le configurazioni coinvolte nella oscillazione coerente. Tra tutte le sostanze naturali l’acqua riveste un ruolo particolare perché l’oscillazione coerente delle molecole d’acqua avviene tra la configurazione di minima energia in cui tutti gli elettroni sono fortemente legati e una configurazione eccitata la cui energia è appena al di sotto dell’energia necessaria per strappare un elettrone alla molecola (Arani et al.,; Del Giudice, Spinetti Tedeschi,) (19).
Quindi nel caso dell’acqua lo stato coerente comprende un insieme di elettroni quasi liberi, da cui alcuni elettroni possono venir fuori sia per fluttuazione quantistica (effetto tunnel) sia per lieve eccitazione esterna.
Inoltre la presenza di questo insieme, plasma, di elettroni quasi liberi, comporta la possibilità di avere stati eccitati del dominio di coerenza prodotti da afflussi di energia esterna. Questi stati eccitati appaiono in forma di vortici caratterizzati da campi magnetici e il cui numero è estremamente elevato; la differenza di energia tra due stati eccitati consecutivi del dominio di coerenza dell’acqua è molto piccola, per cui piccoli afflussi di energia determinano il salto tra due configurazioni diverse del dominio.
Dato che il moto degli elettroni nei vortici è privo di attrito, perché la coerenza impedisce le collisioni interne al plasma, la vita di questi vortici è molto lunga, dell’ordine di giorni o settimane. Per questo motivo è possibile accumulare grandi quantità di energia nel dominio di coerenza dell’acqua iterando le eccitazioni esterne; ogni eccitazione si sovrappone a quelle precedenti per cui dopo n eccitazioni l’energia accumulata è la somma delle energie delle eccitazioni singole permettendo così di costruire, a partire da un insieme di piccole eccitazioni caotiche, quali quelle che si trovano nel rumore ambientale, eccitazioni singole aventi una energia abbastanza elevata da essere paragonabile a quella di alcuni eV (elettronvolt) ritrovabile nelle reazioni chimiche.
La presenza di uno spettro di stati eccitati del dominio di coerenza dell’acqua rende possibile la costruzione di uno stato coerente in un insieme di domini di coerenza, cioè l’apparizione di una coerenza tra domini di coerenza che può portare l’estensione spaziale della regione coerente fino a dimensioni macroscopiche (Del Giudice, Tedeschi 2009) (20). In tal modo un sistema acquoso può sviluppare una gerarchia di strutture coerenti, ognuna contenuta nella precedente, che copre l’intervallo fra un decimo di micron (dimensione del dominio singolo) fino ai micron, ai centimetri, ai metri. Questa struttura gerarchica è parallela alla corrispondente struttura rinvenibile negli organismi viventi.
Un dominio di coerenza dell’acqua oscilla a un certo istante con una frequenza che dipende dalla quantità di energia accumulata al suo interno; le molecole presenti nei dintorni capaci di risuonare con questa frequenza sono fortemente attratte mentre quelle non risonanti sono ignorate. Le molecole attratte compiono reazioni chimiche con l’aiuto degli elettroni rilasciati dai domini di coerenza e producono energia chimica, la quale è assorbita dal campo elettromagnetico del dominio di coerenza che ne muta la frequenza; conseguentemente, nuove specie molecolari sono attratte e la sequenza biochimica procede in modo che ogni suo gradino è determinato dall’output del gradino precedente.
Abbiamo quindi uno schema di reazioni biochimiche non più dipendente dagli incontri casuali tra molecole, che essendo determinati dalla velocità bassa delle molecole a temperatura ambiente danno luogo a un processo lento e non selettivo. Lo schema ottenuto è invece dipendente da un meccanismo di mutuo riconoscimento e richiamo tra molecole fondato sul campo elettromagnetico, che è un messaggero veloce. Si comprende quindi come le reazioni chimiche non producano un insieme disordinato di prodotti di reazione ma invece un insieme ordinato di prodotti governato da codici biochimici ben precisi (Barbieri) (21). Lo schema di materia vivente proposto dalla teoria quantistica dei campi contiene perciò due ingredienti in più, l’acqua e i campi elettromagnetici, rispetto allo schema detto riduzionistico nel quale la dinamica biologica è ridotta all’interazione delle sole biomolecole.

 

 

 

È appunto l’acqua con le sue oscillazioni collettive a produrre i campi elettromagnetici, i quali, con le loro frequenze di oscillazione, chiamano in causa al momento giusto le molecole reagenti, dando luogo ai codici biochimici, e nello stesso tempo assorbono l’energia prodotta dalle reazioni chimiche dando luogo al mutamento delle frequenze di oscillazione e quindi all’evoluzione nel tempo dell’organismo biologico.
C’è ancora molto da comprendere ma si è ormai capito che biochimica e biofisica sono due facce della stessa medaglia e per la ricerca si apre un campo ancora quasi inesplorato le cui implicazioni potrebbero andare aldilà della nostra immaginazione.

 

 

Fonti:
(1) Henniker, J.C. The depth of the surface zone of a liquid. Rev. Mod. Phys. 1949, 21, 322-341.
(2) Clegg, J.S. Alternative views on the role of water in cell function. In Biophysics of Water; Franks F., Mathias, S.F., Eds.; John Wiley and Sons: New York, NY, USA, 1982; pp. 365-385.
(3) Antonenko, Y.N.; Pohl, P.; Rosenfeld, E.; Visualisation of the reaction layer in the immediate membrane vicinity Arch. Biochem. Biophys. 1996, 333, 225-232.
(4) Barry, P.H.; Diamond, J.M. Effects of unstirred layers on membrane phenomena. Physiol. Rev. 1984, 64, 763-871.
(5) Pollack, G.H.; Clegg, J. Unexpected linkage between unstirred layers, exclusion zones, and water. In Phase Transitions in Cell Biology; Pollack, G.H., Chin, W.C., Eds.; Springer Science & Business Media: Berlin, Germany, 2008; 143-152.
(6) Mollenhauer, H.H.; Morré, D.J.; Structural compartmentation of the cytosol: zones of exclusion, zones of adhesion, cytoskeletal and intercisternal elements. In Subcellular Biochemistry; Roodyn, D.B., Ed.; Plenum Press: New York, NY, USA, 1978; volume 5, pp. 327-362.
(7) Zheng, J.M.; Chin, W.C.; Khijniak, E.; Khijniak, E.; Pollack, G.H. Surfaces and interfacial water: evidence that hydrophilic surfaces have long-range impact. Adv. Coll. Inter. Sci. 2006, 23, 19-27.
(8) Chai, B.; Zheng, J.; Zhao, Q.; Pollack, G.H. Spectroscopic studies of solutes in aqueous solution. J. Phys. Chem. A 2008, 112, 2242-2247.
(9) Buch,V.; Tarbuck, T.; Richmond, G.L.; Groenzin, H.; Li, I.; Shultz, M.J. Sum frequency generation surface spectra of ice, water, and acid solution investigated by an exciton model. J. Chem. Phys. 2007, 127, 204710.
(10) Mártonfalvi, Z.; Kellermayer, M.S.Z. Nanomechanics of exclusion-zone water. Proceedings of 2008 Meeting on Physics, Chemistry and Biology of Water, Mount Snow, Vermont, USA, 2008.
(11) Rontgen, W.K. The structure of liquid water. Ann. Phys. 1892, 45, 91-97.
(12) Bernal, J.D.; Fowler, R.H. A theory of water and ionic solution, with particular reference to Hydrogen and Hydroxyl Ions. J. Chem. Phys. 1933, 1, 515-548.
(13) Tisza, L. The theory of liquid helium. Phys. Rev. 1947, 72, 838-854.
(14) Kurcz, A.; Capolupo, A.; Beige, A.; Del Giudice, E.; Vitiello, G. Energy concentration in composite quantum systems. Phys. Rev. A 2010, 81, 063821.
(15) Preparata, G. QED Coherence in Matter; World Scientific: New Jersey, NJ, USA/Singapore, Singapore/London, UK, 1995.
(16) Del Giudice, E.; Preparata,G.; Vitiello, G. Water as a free electric dipole laser. Phys. Rev. Lett. 1988, 61, 1085-1088.
(17) Del Giudice, E.; Vitiello, G. Role of the electromagnetic field in the formation of domains in the process of symmetry-breaking phase transitions. Phys. Rev. A 2006, 74, 22105.
(18)Nernst, W, (1916), Uber einem Versuch, von quantentheoretischen Betrachtungen zur Annhame stetiger Energie anderungen zuruckzukeheren, Verh.Deutsch . Physik Gesellschaft 18:83-120.
(19) Del Giudice E, Spinetti P R and Tedeschi A 2010 Water 2 566 [12] Del Giudice E, Pulselli R.M and Tiezzi E 2009 Ecol. Model 220 1874.
(20) Del Giudice E and Tedeschi A 2009 Electr. Biol. Med. 26 48.
(21) Barbieri, M. The Organic Codes; The University of Cambridge Press: Cambridge, UK, 2004.

 

In copertina:
L’acqua si auto intuba, in presenza di alti voltaggi, e diventa capace di fluire, in assenza di ogni contenitore, da un bicchiere ad un altro.

http://amslaurea.unibo.it/4199/1/Tufano_Ermanno_Tesi.pdf

http://www.unimib.it/upload/gestioneFiles/redazioneweb/eventi/paperdelgiudice2.pdf

http://www.biophysics-research.com/QED_Elettrodinamica_Quantistica_Medicina/Basi_della_QED.aspx

 

 

 

Riguardo a Luca Urbinati

Luca Urbinati
Diplomato all'istituto tecnico industriale come perito in elettronica e telecomunicazioni ovviamente adesso lavoro come cuoco e pizzaiolo. Come per molti la natura e le scienze mi hanno affascinato fin da bambino, in particolar modo gli animali e l'astronomia, ed ora coltivo questa passione in modo ludico: divertendomi, imparando e condividendo.

2 Commenti

  1. Complimenti bellissimo articolo che mi spiega tante cose …………

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