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Specie alloctone

Rimuovere le specie alloctone è utile?

I problemi legati all’introduzione di specie aliene, chiamate specie alloctone, in un territorio in cui esse non sono presenti  sono generalmente noti, e sono già stati accennati su questo blog (http://www.biopills.net/articoli/altro/i-vostri-articoli/stop-allinvasione-il-fenomeno-delle-specie-aliene/).

Un breve ripasso può comunque essere utile:

  • Specie autoctona: una specie naturalmente presente in un territorio.
  • Specie alloctona (o aliena): una specie che è stata introdotta all’uomo in un territorio.
  • Eradicazione: la rimozione di una specie da un territorio.

Il problema degli impatti delle specie alloctone sull’ambiente e sulle specie native è uno dei principali per quanto riguarda la conservazione della natura, tanto da essere oggetto di un recente regolamento dell’unione europea. La soluzione proposta per rimediare ai problemi derivanti da queste introduzioni è solitamente l’eradicazione della specie alloctona dal territorio in cui si è diffusa: queste operazioni, però, hanno notevoli costi economici e implicazioni etiche, e sono giustificate solo dall’effettivo impatto positivo sull’ambiente dell’eradicazione della specie alloctona.

E’ lecita dunque la domanda:

  • Rimuovere  specie alloctone da un territorio, ha effettivamente un impatto positivo sulle altre specie (autoctone) che lo abitano?

Un nuovo studio (Jones et. al, 2016), pubblicato sulla prestigiosa rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, sembra dare una risposta positiva a questa domanda, almeno per quanto riguarda i mammiferi; gli autori di questo lavoro hanno infatti analizzato i risultati degli studi dell’impatto dell’eradicazione di mammiferi alloctoni da oltre 180 isole sparse in tutto il mondo. Il perché delle isole è facilmente spiegabile: un’isola è un ambiente chiuso, che risente grandemente dell’introduzione di nuove specie, e allo stesso tempo ne permette una facile eradicazione. La maggior parte degli studi ha riguardato gli effetti dell’eradicazione di roditori (57% degli studi), capre (11%) e gatti (8%): si tratta di animali a noi familiari, ma la cui introduzione ha causato parecchi danni in molte isole di tutto il mondo. L’eradicazione di queste ed altre specie ha generato, riportano i ricercatori, effetti benefici su 236 specie autoctone, ed effetti negativi solo su 7 specie.

Interventi di eradicazione di mammiferi alloctoni in isole di tutto il globo. I cerchi verdi indicano un effetto positivo dell'intervento osservato, quelli blu un effetto predetto. La grandezza del cerchio indica il numero di specie che hanno beneficiato dell'intervento. Da Jones et al. (2016)
Interventi di eradicazione di mammiferi alloctoni in isole di tutto il globo. I cerchi verdi indicano un effetto positivo dell’intervento osservato, quelli blu un effetto predetto. La grandezza del cerchio indica il numero di specie che hanno beneficiato dell’intervento. Da Jones et al. (2016)

La rimozione di specie alloctone ha dunque, almeno nel caso delle isole, dei chiari effetti benefici sulla fauna locale, e, come riportato dalla mappa, questi effetti sono comuni ad ambienti insulari di tutto il globo.

E in Italia?

In Italia sono presenti innumerevoli isole su cui, da secoli, l’uomo ha introdotto diverse specie animali, con effetti spesso negativi. Non mancano quindi esempi di progetti di rimozione di specie alloctone dalle isole italiane, progetti che hanno riguardato soprattutto i roditori (e in particolare i ratti).

Uno di questi progetti è stato svolto sull’isola di Montecristo, nell’arcipelago toscano, una riserva naturale che ospita numerose specie rare, in particolare di uccelli marini. Il progetto, portato avanti nell’ambito del programma Life (il programma europeo per la conservazione della natura), ha previsto la totale rimozione della popolazione di ratto nero (Rattus rattus) mediante l’uso di esche avvelenate: il progetto è stato un successo, e ha migliorato la riproduzione di numerose specie di uccelli i cui nidiacei venivano in precedenza predati dai ratti (la pagina del progetto: http://www.montecristo2010.it/)

Si tratta di un esempio tutto italiano di una riuscita opera di conservazione della natura, che ha però previsto notevoli costi economici e ha comportato la morte di numerosi animali. Per evitare di rendere necessarie queste operazioni, va dunque ricordato che, specialmente in un mondo sempre più connesso, anche dal punto di vista del commercio di specie esotiche, non bisogna mai, e per nessuno motivo, liberare un animale (o una pianta) in natura, perché gli effetti di questi gesti all’apparenza innocui possono essere devastanti.

 

Immagine in evidenza: da http://it.wikipedia.org

Lo studio Jones et al. (2016): http://www.pnas.org/content/early/2016/03/16/1521179113.abstract

 

 

 

 

Riguardo a Filippo Santini

Filippo Santini
Studente di ecologia, mi interesso soprattutto di evoluzione ed ecologia forestale. Sono appassionato di montagna e fotografia

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