Uccello combattente: strani metodi di rimorchio

Non esiste uomo che non abbia corteggiato il gentil sesso almeno una volta nella sua vita. D’altronde evoluzionisticamente parlando, la riproduzione è lo scopo finale di ogni individuo. Lo sa bene l’uccello combattente, che pur utilizzando ben tre strategie diverse e stravaganti, è un maestro del corteggiamento.

L’uccello combattente (Philomachus pugnax)

L’uccello combattente (nome scientifico Philomachus pugnax) appartiene alla famiglia delle Scolopacidae, famiglia caratterizzata da zampe e becco lunghi, nonché da ali affusolate. Si tratta di un uccello migratore di circa 30-40 cm, che viaggia dal Nord Europa, dove si riproduce e nidifica tra la primavera e l’estate, e tutta l’area mediterranea (specialmente Nord Africa ed Europa Meridionale) dove sverna. In questa specie è presente un marcato dimorfismo sessuale sia nelle dimensioni che nei colori, più sgargianti nel maschio. Questo dimorfismo si evidenzia durante la stagione degli amori: le piume del collo e della testa dei maschi si aprono e si disallineano a formare un  vistoso collare. In zoologia la funzione di questo collare è definita “livrea nuziale“: esso permette  di distinguerli dalle femmine e risulta importantissimo per la riproduzione.

Lek e comportamento sessuale

Un lek raffigurato da Johann Friedrich Naumann a inizio ‘800

Il corteggiamento degli uccelli combattenti segue il concetto etologico di lek, secondo il quale esiste un’area  ristretta in cui sono concentrati numerosi maschi di una specie, ognuno dei quali fa riferimento ad un suo territorio. I maschi presenti nella stessa “Area lek” si contendono la supremazia attraverso una disputa fatta di comportamenti ritualizzati come danze, saltelli, sbattimenti di ali e anche qualche affondo con il becco: alla fine, intorno all’arena di combattimento si forma un gruppo di femmine interessate, tra le quali il vincitore sceglie la partner.

Questo insieme di fattori comporta un forte legame tra i maschi e il territorio, tanto che diversi studi hanno mostrato come parecchi individui tornino spesso allo stesso lek per la riproduzione. Questo discorso non vale per le femmine, che si muovono liberamente da un lek all’altro scegliendo il partner in base alle performance dei rituali.

Maschi territoriali, maschi satelliti e faeders

Maschio satellite con la caratteristica livrea bianca

La straordinarietà di Philomachus pugnax sta nel presentare ben tre forme maschili. Esse si differenziano non solo per dimensioni, morfologia e colore delle piume della testa e del collo, ma anche per la strategia riproduttiva adottata. I combattimenti nelle arene infatti, sono propri di una  maschi cosiddetti territoriali che rappresentano l’80-85 % degli esemplari. Sono caratterizzati da dimensioni maggiori rispetto alla norma e da un collare di piume con macchie nere e color castagno.

La quasi totalità di ciò che resta è costituita da maschi satelliti: più piccoli dei territoriali, hanno la livrea parzialmente (o interamente) bianca. Essendo più piccoli e non avendo molte chance nei combattimenti, si sono adattati e hanno perso l’aggressività e la territorialità caratteristica della specie. Per questo i maschi territoriali non li vedono come un pericolo ai fini della riproduzione, e permettono loro di entrare nei lek e di conquistare una partner ancora libera.

Da destra: maschio territoriale, maschio satellite e faeder

I combattenti dell’ultima tipologia sono definiti faeders (dall’ inglese antico “padri”). Si tratta di combattenti maschi che hanno lo stesso aspetto delle femmine: dimensioni ridotte, nessuna livrea nuziale, piume ventrali e dorsali più chiare, colori meno vivaci. Sfruttano queste caratteristiche per intrufolarsi in un lek e tentare di accoppiarsi furtivamente con una delle femmine circostanti l’arena. Una strategia pressoché infallibile, anche se in un certo senso, rischiosa. Non è raro infatti, che un maschio territoriale ammaliato dall’aspetto di un faeder, tenti di corteggiarlo e di portarlo all’accoppiamento.

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