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L’orso bruno, gigante da rispettare

Non v’è dubbio alcuno che l’orso bruno, al pari di altre specie come il lupo, il leone o l’aquila, sia stato da sempre uno degli animali più utilizzati dell’iconografia e nella simbologia umana. Una vera e propria leggenda vivente, un animale mitologico con cui l’uomo ha sempre avuto un rapporto di amore-odio. Da un lato il grande rispetto per un simbolo vivente della natura più selvaggia, dall’altro la paura per la sua mole e la sua potenza, l’odio per le aggressioni al bestiame o il pregiudizio per una creatura che potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) rappresentare una minaccia per l’uomo. Ma cosa è veramente l’orso? Per capire l’essenza di questa creatura favolosa, è necessario staccarsi dall’immagine dell’orso nei cartoni animati o nei film, dove nella maggior parte dei casi è rappresentato spesso come un ciccione coccoloso e pigro.

Ursus arctos-5L’orso bruno (Ursus arctos) è la specie di orso più diffusa a livello globale, ed è uno dei pochi animali a essere diffuso sia sul blocco eurasiatico che sul continente americano. Uno degli altri animali che condivide con l’orso bruno questa singolare caratteristica è, guardacaso, un’altra star come il lupo. Esistono altre specie di orso molto rinomate, come ad esempio l’orso polare (Ursus maritimus) o l’orso nero americano (detto anche baribal, Ursus americanus), ma l’orso bruno è senza dubbio la più celebre. La famiglia è quella degli ursidi (Ursidae), ascritta all’ordine dei carnivori (Carnivora). L’orso bruno conta un nutrito numero di sottospecie, e sulla sistematica di alcune di esse si dibatte ancora oggi. Vale la pena citare la sottospecie nominale che vive in gran parte d’Europa (U. a. arctos), il famigerato grizzly nordamericano (U.a. horribilis), l’orso kodiak dell’Alaska (U.a. middendorffi) e il “nostro” orso endemico degli Appennini, il minacciatissimo orso marsicano (U.a. marsicanus). L’orso bruno è diffuso in buona parte dell’emisfero boreale, e un tale areale ha generato ovviamente differenze anche piuttoto marcate fra le varie sottospecie. Le dimensioni sono molto variabili: un orso bruno può pesare approssimativamente dai 150 ai 300 kg, ma molto dipende dalla sottospecie presa in esame, dall’età, dal sesso (i maschi sono mediamente più grandi), dallo stato di salute e dal periodo dell’anno. Alcuni esemplari di orso kodiak, la sottospecie più grande, arrivano a pesare oltre i 600 kg. La lunghezza è compresa fra i 140 e i 280 cm, con coda molto corta (spesso non più di 10-12 cm). L’altezza alla spalla è invece compresa generalmente fra i 70 e i 150 cm. L’orso bruno si presenta come un animale massiccio, dalle forme tondeggianti e dagli arti robusti. La testa è particolarmente grande, con orecchie anch’esse tondeggianti e muso non troppo affusolato. La pelliccia presenta una lunghezza che varia a seconda della stagione, e può raggiungere una lunghezza di 10 cm. Contrariamente al suo nome comune, l’orso bruno non è sempre marrone: il pelo può presentare sfumature grigiastre, giallastre o addirittura nerastre. La sua andatura è inconfondibile, poichè l’orso è un plantigrado: non cammina quindi appoggiando sul terreno la punta delle dita come molti altri mammiferi (pensate a cani e gatti), bensì l’intera pianta del piede.

Ursus arctos-3Anche se è classificato nell’ordine Carnivora e resta fondamentalmente un carnivoro, in realtà l’orso bruno è un vero e proprio onnivoro. Anzi, in certi periodi dell’anno la sua dieta è composta al 90% da materiale vegetale o comunque non animale: frutta di ogni tipo, bacche, funghi, radici, tuberi, noci, nocciole, semi. Certo, per soddisfare il suo fabbisogno una creatura così deve passare la maggior parte delle sue giornate in cerca di cibo. La sua adattabilità lo rende un grande opportunista, ma beninteso, l’orso non si lascia sfuggire l’occasione di mangiare altri animali quando capita. Si tratta di un vero e proprio spazzino, ben felice di occuparsi di qualche carogna. Divora inoltre senza esitare qualunque piccolo invertebrato (insetti, lumache, vermi) e altri piccoli animali come rettili, anfibi e nidiacei. A volte si trasforma anche in predatore attivo, e arriva a uccidere mammiferi di media taglia. Un orso bruno non ha problemi ad abbattere un caribù quando se ne presenta l’occasione, dopotutto è dotato di una forza straordinaria e all’occorrenza è capace di correre velocemente. Molto più velocemente di quanto il suo aspetto farebbe supporre. Il suo morso è potente, e i suoi unghioni robusti e ricurvi sono adatti sia a scavare che ad attaccare. Da buon predatore, inoltre, è fornito di un ottimo udito e di un ottimo olfatto. Laddove la conformazione del territorio lo permette, molti orsi si radunano sulle spiagge in cerca di carcasse di balena o sui fiumi per cacciare salmoni: se il cibo è abbastanza per tutti, gli orsi si abbuffano senza calcolarsi più di tanto. Altrimenti, scoppiano risse furibonde per la precedenza. L’obiettivo di un orso bruno che si rispetti è accumulare grasso in previsione dell’inverno, il periodo del letargo. Dopo aver mangiato a più non posso in estate, fino all’inizio dell’autunno, gli orsi si chiudono nelle loro tane e rallentano il metabolismo cadendo in un sonno profondo. I battiti del loro cuore rallentano, la temperatura corporea scende drasticamente. Passano i mesi invernali in questo stato a “basso consumo”, l’unico modo di cavarsela senza mangiare. Se restassero svegli e attivi durante l’inverno, probabilmente non riuscirebbero a trovare abbastanza cibo e morirebbero di stenti. Un altro meraviglioso adattamento frutto dell’evoluzione del genio di madre Natura. L’orso bruno è una specie solitaria, e più esemplari si cercano solo nella stagione riproduttiva (fine primavera-inizio estate): la competizione fra maschi può essere forte, e le femmine affrontano il letargo gravide. Se hanno accumulato abbastanza grassi, la gravidanza verrà portata avanti. In caso contrario, gli embrioni verranno riassorbiti. Le mamme orse emergono dal letargo già coi loro cuccioli, dopo averli partoriti durante il sonno. Vengono di solito partoriti due o tre orsetti, che seguono la madre e prendono lezioni di vita da lei. Quest’ultima è proverbialmente protettiva verso i suoi piccoli, pronta a tutto pur di difenderli.

Vista la mole e la forza, l’orso bruno in natura ha pochissimi nemici. Può competere per le prede con altri grandi carnivori, ma preferisce non arrivare mai allo scontro. Nelle grandi zone selvagge del nord sono stati documentati casi di scontri fra orso bruno e lupi, e laddove l’areale dell’orso bruno si sovrappone con quello della tigre (Panthera tigris) possono esserci rari attacchi di quest’ultima a danni degli orsi. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, nessuno si sognerebbe mai di attaccare un orso bruno adulto. L’unico vero nemico dell’orso è l’essere umano, che ha letteralmente cancellato l’orso bruno da parte del suo areale e continua a perseguitarlo per i motivi più svariati. Parlando dell’Italia, una volta l’orso bruno era diffuso su tutto l’arco alpino e su gran parte degli Appennini. L’uomo è riuscito ad annientare la specie: sulle Alpi italiane l’orso era sparito, e solo adesso si sta tentando di reintrodurlo. Sugli Appennini sono rimasti solo una cinquantina di orsi marsicani, una sottospecie endemica dell’Italia e considerata a rischio critico di estinzione dalla IUCN. Ultimi superstiti di quella che una volta, tanto tempo fa, era una popolazione sana e numerosa di orsi. L’uomo modifica l’habitat, distrugge boschi e foreste, stupra e violenta continuamente quel poco che resta di selvaggio. Sporca, inquina, odia, cancella. Sarebbe estremamente triste e vergognoso se l’orso marsicano dovesse sparire definitivamente. Cosa che, purtroppo, prima o poi avverrà: le leggi genetiche e le statistiche parlano chiaro. Quando restano pochissimi esemplari di una specie o sottospecie, quest’ultima è destinata a sparire nel tempo per l’enorme impoverimento genetico e i conseguenti incroci fra consanguinei che portano a un indebolimento della specie (effetto “a collo di bottiglia”). Quando questo orso sparirà, a noi resterà solo l’amara consapevolezza di aver cancellato l’ennesima meravigliosa creatura dalla faccia della Terra. Forse l’unico modo di salvare l’orso marsicano sarebbe quello di “imbastardirne” il patrimonio genetico introducendo altri orsi dall’est. Chissà. Resta il fatto che finchè non cambieremo mentalità, sarà inutile salvare una o due specie dal collasso. Perchè a breve si ripresenterà, puntuale, una nuova specie in pericolo. Queste saranno solo delle pezze. Va cambiata tutta la concezione che l’uomo ha della natura. La natura va difesa e rispettata nel suo insieme. Basta vedere la situazione degli orsi bruni reintrodotti sulle Alpi orientali: se uno di questi animali si azzarda a farsi vedere in un paesello, scoppia il panico. Se un uomo, per puro caso, incontra un orso in un bosco scoppia il caso nazionale. Persone che non sanno come approcciarsi a un orso, come comportarsi nella natura o in caso di incontro con un predatore. Persone che, a causa di atteggiamenti sbagliati, vengono attaccati dall’orso (che si sente a sua volta minacciato, o che magari ha dei cuccioli da difendere). Poi l’orso viene etichettato come “cattivo”, e spesso viene ucciso perchè ormai troppo “confidente” e potenzialmente pericoloso. E non voglio addentrarmi nel discorso bestiame, perchè su questo campo per l’orso andrebbe fatto lo stesso discorso che si fa col lupo. Si tratta di fare una volta per tutte divulgazione, capire la natura, imparare che questi animali erano in questi boschi molto prima di noi, che le foreste sono la loro dimora e hanno tutto il diritto di continuare a esserci. Chi siamo noi per arrogarci il diritto di decidere se cancellare o no un animale da un’area? I boschi non sono i nostri giardinetti privati, adibiti a passeggiatine col cane. Impariamo tutti a camminare in punta di piedi nel regno dell’orso. Muoviamoci con rispetto in casa d’altri. La Terra è di tutti, e va condivisa anche con i grandi predatori. Molto più utili di noi alla natura.

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Riguardo a Davide Rufino

Davide Rufino

Grande appassionato di animali, zoologia e natura fin dall’infanzia, mi sono laureato in Scienze Naturali (ramo “zoologico”) specializzandomi nello studio della fauna selvatica con continui approfondimenti, ricerche e studi personali che porto avanti anche adesso senza sosta. Non mancano anche tante uscite sul campo per “vivere” la natura, che mi sorprende, mi affascina, mi meraviglia e mi commuove continuamente. La mia missione è cercare -nel mio piccolo- di aiutare gli altri ad aprire gli occhi e a “vedere” almeno una parte di ciò che “vedo” io. Per raggiungere questo scopo gestisco un canale Youtube dedicato alla zoologia e alla natura, e scrivo articoli scientifici e divulgativi.

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