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Le ali dei pipistrelli, prodigio evolutivo

Che i chirotteri siano spettacolari macchine evolutive, spero sia chiaro a tutti coloro che si apprestano a leggere queste righe. Non si attaccano ai capelli, non sono mostri succhiasangue e non sono ciechi. Questo tanto per premettere che tutte le superstizioni legate ai pipistrelli sono assolutamente false. Quel che è vero, invece, è che sono fra le creature più straordinarie che abbiano mai calcato il pianeta. Soltanto il fatto che siano gli unici mammiferi ad aver conquistato i cieli, la dice lunga sul loro conto e li pone in una sorta di ristretto circolo. Una sorta di club per pochi eletti, a cui sono ammessi solo i taxa Aves e Insecta.

E fra tutte le grandi capacità dei pipistrelli, non ultima quella di poter ecolocalizzare, a questo giro vorrei occuparmi proprio di questo meraviglioso strumento che li ha messi nelle condizioni di spiccare il volo: le ali.

 

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Le ali dei chirotteri, un prodigio evolutivo

Giusto per restare in tema vertebrati, il paragone con le ali degli uccelli è automatico: quanto sono simili le due tipologie di ali? Sia le ali dei pennuti che quelle dei chirotteri si originano dagli arti anteriori, certo, ma le similitudini finiscono qui. Negli uccelli, per effetto dell’evoluzione, la “mano” porta ormai un solo dito e sono le penne remiganti, lunghe, robuste e al contempo leggere, a garantire superficie all’ala e a renderla adatta al volo. Nei pipistrelli è accaduta una cosa totalmente diversa. Le dita non sono andate perdute, ed è stato mantenuto tutto lo scheletro della “mano”. Dita e falangi sono particolarmente allungate e assottigliate, e fungono da intelaiatura per una membrana di pelle elastica, sottile e altamente vascolarizzata, detta patagio. Il risultato è quell’ala dalla forma così inconfondibile. Il primo dito, quello che noi chiamiamo “pollice”, è minuto e sporge anteriormente fuori dal patagio. Il secondo dito è breve, mentre le altre tre sono quelle che di fatto donano all’ala la sua forma e la sua ampiezza. Il patagio prosegue anche poteriormente, attaccandosi alle zampe posteriori e -laddove presente- anche alla coda. Questa porzione di patagio è detta uropatagio. Il bello, però, deve ancora venire. Perchè non tutti sanno che ogni specie di pipistrello possiede ali diverse, adattate al suo stile di vita e al suo regime alimentare. Per farla breve, non tutte le ali sono uguali.

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Un corpo pesante e ali strette e allungate permettono un volo veloce, potente ma non adatto a muoversi in spazi angusti

Quando si osserva l’ala di un chirottero, si deve tenere conto della massa corporea e metterla in relazione alla superficie del patagio. Oppure, si può osservare sempre la superficie del patagio e metterla in relazione all’apertura alare. Scopriremo così che esistono pipistrelli dalla corporatura pesante e dalle ali lunghe e strette, o altri molto più leggeri e provvisti di ali larghe e arrotondate. Molti altri, infine, sfoggiano una onesta via di mezzo. Come mai? E’ presto detto: esistono pipistrelli specializzati a muoversi in spazi aperti, volatori energici e veloci, capaci di coprire grandi distanze e di volare a grandi altezze. L’evoluzione ha dotato queste specie di un corpo più pesante (beninteso, parliamo pur sempre di decine di grammi) e di ali più strette e allungate: in questo modo, questi volatori “diesel” ci metteranno di più a ingranare ma, una volta raggiunta una velocità elevata, grazie al loro peso e alle loro ali raggiungeranno un “punto di equilibrio” e faticheranno molto meno a mantenere la rotta. Certo, di conseguenza per loro sarà assai più difficile eseguire curve strette, non per niente stiamo parlando di specie che prediligono la caccia in campi e zone aperte, generalmente senza troppi ostacoli. Altri pipistrelli, invece, sono più adatti a volare in spazi angusti e complessi, pieni di ostacoli. Volatori più lenti, ma in grado di eseguire traiettorie arzigogolate. Le loro ali arrotondate e i loro corpi leggeri gli permettono di sostare letteralmente a mezz’aria per alcuni secondi, o di scartare e curvare con disinvoltura. In questo caso parliamo di specie che cacciano spesso nel folto dei boschi, e che devono districarsi con precisione in mezzo al fogliame degli alberi.

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Ali larghe e arrotondate permettono un volo preciso e perfetto per muoversi in habitat pieni di ostacoli, ma poco adatto per gli spazi aperti

In Italia vivono all’incirca una trentina di specie di pipistrelli, tutte appartenenti al sottordine tradizionale dei microchirotteri (Microchiroptera). Fra di essi possiamo trovare tranquillamente specie che rappresentano alla perfezione questi due stili di volo. Pipistrelli più abituati a volare in zone aperte, veloci e potenti, sono quelli del genere Nyctalus (a cui appartiene anche la più grande specie di microchirottero europeo, Nyctalus lasiopterus). Pipistrelli dal volo più lento ma più preciso sono ad esempio gli orecchioni (genere Plecotus), maestri nel prelevare letteralmente gli insetti dalle foglie, o i ferri di cavallo (genere Rhinolophus). Altre specie ancora, abituate a procacciare insetti in habitat misti, sono quelle che non eccellono in nessuno dei due stili ma che riescono discretamente a cavarsela in più situazioni. Si tratta di specie dalle caratteristiche intermedie, e fra di esse troviamo alcuni dei pipistrelli più comuni nelle nostre città (generi Pipistrellus o Hypsugo). Ci sarebbero da scrivere interi trattati sui chirotteri e sulle loro caratteristiche sorprendenti, ma solo per quanto riguarda le ali ce n’è abbastanza per meravigliarsi di fronte ai prodigi ingegneristici della natura.

 

Link utili: Il segreto del volo del pipistrello

Riguardo a Davide Rufino

Davide Rufino
Grande appassionato di animali, zoologia e natura fin dall'infanzia, mi sono laureato in Scienze Naturali (ramo "zoologico") specializzandomi nello studio della fauna selvatica con continui approfondimenti, ricerche e studi personali che porto avanti anche adesso senza sosta. Non mancano anche tante uscite sul campo per "vivere" la natura, che mi sorprende, mi affascina, mi meraviglia e mi commuove continuamente. La mia missione è cercare -nel mio piccolo- di aiutare gli altri ad aprire gli occhi e a "vedere" almeno una parte di ciò che "vedo" io. Per raggiungere questo scopo gestisco un canale Youtube dedicato alla zoologia e alla natura, e scrivo articoli scientifici e divulgativi.

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