Formiche tagliafoglie: arte e tecnica di una coltivazione sotterranea

Tra i dodicimila e i quindicimila anni fa nella regione mediorientale della Mezzaluna fertile nasceva l’agricoltura, inaugurando la rivoluzione del periodo neolitico e innescando così una delle più grandi svolte nella storia dell’uomo. Tuttavia, mentre l’Homo sapiens sapiens, ancora inesperto, tentava di districarsi tra le inevitabili problematiche legate alla tecnologia agricola, nel sottosuolo delle foreste tropicali alcune specie di formiche gestivano complessi sistemi agrotecnici già da milioni di anni.

I generi Atta Acromyrmex comprendono una quarantina di specie di formiche diffuse nelle foreste nel Centro e Sudamerica, chiamate formiche tagliafoglie o fungaiole; il nome deriva dal fatto che la loro principale fonte di alimento sono funghi da loro coltivati utilizzando foglie come substrato di crescita.

Le colonie di queste formiche possono raggiungere milioni di individui ed i nidi possono estendersi fino a 8 metri di profondità, contando più di 2000 camere.

Si stima le formiche tagliafoglie siano responsabili della scomparsa del 17% delle foglie delle foreste pluviali americane e che una sola colonia sia in grado di raccogliere in un giorno l’equivalente del consumo di un bovino adulto.

Il procedimento di coltivazione si basa su un minuzioso lavoro dove ogni passaggio è svolto da una diversa casta.

Le foraggiatrici prelevano porzioni di foglie e le trasferiscono nel formicaio, dove vengono tagliate ulteriormente in porzioni di circa un millimetro quadrato. Successivamente i frammenti vengono masticati fino a formare un impasto umido. Questo impasto viene infine utilizzato come lettiera per i funghi appartenenti alla famiglia delle Lepiotaceae, con i quali le formiche instaurano un rapporto mutualistico ricavandone risorse alimentari, ovvero le ife dei funghi, e difendendo queste preziose risorse da muffe e parassiti.

Un aspetto particolare dei meccanismi di difesa consiste nel fatto che le formiche presentano sul corpo batteri actinomiceti. Questi microrganismi intrattengono rapporti mutualistici con le formiche e sono al contempo in grado di tenere sotto controllo alcuni patogeni che colpiscono i funghi.

Le formiche, inoltre, svolgono tutte le procedure riconducibili alle pratiche di coltivazione conosciute e attuate dall’uomo; seminano le spore del fungo mediante secrezioni fecali, asportano la vegetazione infestante ed i funghi diversi da quelli interessati. Oltre alla difesa e alla selezione delle specie, gli insetti alterano anche la crescita delle ife per evitare la formazione dei corpi fruttiferi del fungo. Questi sono infatti inutili per l’alimentazione ed ingombranti nel formicaio. Infine, i materiali di scarto vengono allontanati in camere apposite dove vengono continuamente rimescolati per favorirne la decomposizione.

Oltre ai casi appena descritti, che vedono una simbiosi mutualistica tripartita tra formiche, funghi e batteri, sembra che le colonie della specie Atta cephalotes abbiano sviluppato un rapporto simbiotico con una specie di lucertola (Amphisbaenians alba). Le femmine di questo rettile infatti vivono e depongono le uova nei nidi di Atta cephalotes nutrendosi e difendendo il formicaio da artropodi e piccoli vertebrati.

Fonti

  • The association of Amphisbaena alba with the leaf-cutting ant Atta cephalotes in Trinidad: tandfonline.com
  • The role of fungus in the diet of the leaf‐cutting ant Atta cephalotes (L.): onlinelibrary.wiley.com
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