La riscoperta della piccola Halszka

Scansione digitale dal blog Theropoda

Alla scoeprta di Halszka – Si può solo immaginare come può sentirsi uno scienziato di fronte ad una nuova specie mai descritta prima: sicuramente una sensazione simile a quella che sente un bambino poco prima di aprire un regalo, perché di fronte alle meraviglie della natura torniamo tutti un po’ bambini.

Questo è ciò che sicuramente è successo al paleontologo Andrea Cau, che descrive nel blog theropoda.blogspot.it l’avventura vissuta, culminata nella pubblicazione di un articolo su Nature scritto da Cau stesso con un team internazionale di ricercatori.

Ricostruzione scheletrica di Halszkaraptor realizzata da Marco Auditore, per cortesia del blog Theropoda

Il viaggio di Halszka

La storia della piccola Halszka (così Andrea Cau chiama affettuosamente il dinosauro intrappolato nel sedimento) sembra tratta da uno di quei documentari dove si ripercorrono le tappe di una scoperta di un qualche naturalista del XIX secolo: dopo essere stata probabilmente trovata in Mongolia dai tombaroli di turno, viaggiò fino in Giappone ed in Gran Bretagna, per poi essere adocchiata e in seguito studiata da chi, dietro quell’ammasso di sedimenti e resti fossilizzati di un animale morto, ha visto la bellezza di un essere mai descritto prima.

La ricerca e la scoperta

Il fossile, come scrive il paleontologo italiano sul blog, sembrava non essere riconducibile ad un clade in particolare, anzi le varie parti anatomiche parevano essere appartenenti ognuna ad un clade diverso! Eppure, quello era sicuramente un fossile autentico di un theropode.
Per fugare ogni dubbio, il team
ha effettuato una serie di scansioni tomografiche presso il ESRF di Grenoble rivelando i segreti del dinosauro ed istituendo addirittura un nuovo clade, detto Halszkaraptorinae.

Ricostruzione di Halszka realizzata da Lukas Panzarin, per cortesia del blog Theropoda

Molto importante è lo studio delle proporzioni delle varie parti scheletriche e la comparazione dell’ anatomia del dinosauro con ciò che già conosciamo, ovvero i vertebrati attuali e in particolare rettili ed uccelli: lo scheletro ha mostrato infatti alcuni elementi che risulterebbero convergenti con quelli di molti rettili ed uccelli acquatici o semiacquatici. Per esempio, il muso lungo e appiattito e la dentatura, oltre al collo, insolitamente lungo per un dromaeosauride, mentre gli arti anteriori sembrerebbero simili nella struttura a quelli degli uccelli che utilizzano tali arti per nuotare. Ciò rende la scoperta ancor più sensazionale, poichè lo stile di vita acquatico o semiacquatico mostrato dallo studio sulle dimensioni e proporzioni di alcuni dettagli anatomici del fossile, sarebbe una notizia non da poco. Questa poi andrebbe in aggiunta alla sua rilevanza dal punto di vista filogenetico, circa i suoi importanti legami con i dromaeosauri e gli uccelli moderni.

Potete leggere la storia completa sul blog theropoda, mentre potete leggere l’articolo pubblicato su Nature qui.
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