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i Trilobiti

I Trilobiti: gli Artropodi più antichi

Chi sono i Trilobiti? Questa classe di antichissimi Artropodi marini ha da sempre esercitato un grandissimo fascino tra i paleontologi. Anche se estinti, hanno vissuto e prosperato per lunghissimo tempo , tanto che il periodo Cambriano (da 541 a 485 milioni di anni fa) è stato definito come “l’Era dei Trilobiti”. Diffusi in ogni parte del mondo, avevano dimensioni in media tra i  5-8 cm (fino  a toccare massimi di 60-70 cm), inoltre, essi costituiscono degli indicatori affidabili per datare gli strati di roccia che li contengono. Vissuti durante tutto il Paleozoico, essi scomparvero alla fine del periodo Permiano, circa 251 milioni di anni fa.

Gli aspetti morfologici dei Trilobiti

L’esoscheletro è dorsale e composto da una cuticola organica con cristalli di CaCO3 (carbonato di calcio) come rinforzo e,  in corrispondenza dei  margini, si ripiega ventralmente andando a formare un bordo, detto duplicatura. Come il nome stesso suggerisce, i Trilobiti sono composti da tre lobi:  in senso longitudinale, ne distinguiamo uno centrale, il lobo assiale, e due laterali, rispettivamente il lobo pleurale sinistro e il lobo pleurale destro. In senso trasversale, due solchi dividono il corpo in tre parti: cephalon (capo), thorax (torace) e pygidium (pigidio).

 

Una visione ventrale di un Trilobite, con i suoi tre lobi longitudinali . (Copyright:Antonov)

 

  • Cephalon: contiene l’apparato sensoriale ed è fondamentale nella classificazione delle varie specie. Si compone di una regione assiale, la glabella (in alcuni generi dotata di spine), delimitata ai due lati da due solchi che la separano da due guance sub-triangolari, dette gene. Posteriormente, sono spesso presenti dei prolungamenti dette spine genali.
    Un Trilobite in visione dorsale, con il corpo diviso trasversalmente in tre regioni. (Copyright: Ch1902)

    Le aree delle gene sono caratterizzate dalla presenza di particolari suture facciali, il cui scopo è facilitare la fuoriuscita dell’organismo attraverso il cephalon al momento della muta. Gli occhi sono collocati lateralmente, solitamente composti (più raramente aggregati) hanno dimensioni variabili, fino a essere del tutto assenti in alcune specie. Ciascun occhio è formato da un altissimo numero di lenti cristalline, ma, mentre nei Vertebrati possono cambiare forma per mettere a fuoco gli oggetti a diverse distanze,  nei Trilobiti sono rigide. Il problema è risolto dalla presenza di un secondo strato di lenti, dotato di un differente indice di rifrazione, che corregge il problema. Ventralmente, il cephalon presenta in senso antero-posteriore una piastra rostrale (in corrispondenza della duplicatura), un ipostoma  (con un paio di antenne poste sui lati con funzioni sensoriali) e una bocca.

  • Thorax: è formato da un numero variabile di segmenti, detti tergiti, da 2 a più di 40. Ciascuno di essi si divide in una parte mediana, delimitata da due solchi assiali, detta rachide (o anello assiale) e ai lati, due pleure, talvolta dotate di spine nella zona terminale. Ogni arto è diviso in due rami, uno con funzione locomotoria e l’altro, dotato di filamenti branchiali, con funzioni respiratorie. La struttura flessibile del thorax permette ai Trilobiti di arrotolarsi su se stessi, com’è stato evidenziato da alcuni fossili. Nell’arrotolamento, cephalon e pygidium tendono a incastrarsi, proteggendo le parti molli.
  • Pygidium: di forma variabile, dal sub-triangolare al semi-circolare, è costituito da un numero variabile di tergiti fusi tra loro. Un caratteristica usata nella classificazione delle specie è la proporzione cephalon-pygidium. Essendo formati da una piastra unica, durante i processi di fossilizzazione sono la parte che tende a conservarsi meglio. Non di rado è possibile rinvenire reperti che presentano diversi  pigidi raggruppati tutti insieme.

Per quanto riguarda l’anatomia interna, le nostre conoscenze attuali sono piuttosto scarse. Grazie ai raggi X, in alcuni esemplari è stato individuato quello che sembra essere un canale alimentare, che si estende centralmente lungo il corpo. Sono state riconosciute in alcuni casi anche la posizione di bocca e ano, rispettivamente dietro l’ipostoma e nella parte terminale del pigidio.

Ecologia

Una ricostruzione del 1916 che raffigura un gruppo di Trilobiti bentonici che si muovono sul fondale marino. (Copyright: Heinrich Harder)

I Trilobiti sono stati organismi marini di ampio raggio: sono note sia forme bentoniche (a stretto contatto con il fondale) che pelagiche (legate alla superficie), distribuite dagli ambienti marini tropicali, fino a quelli polari. Capaci di destreggiarsi sia su fondali sabbiosi che fangosi, essi potevano filtrare sedimento creando vortici con gli arti, convogliando il tutto verso la camera cefalica, ma anche comportarsi da predatori-scavatori,  solcando attivamente il fondale in cerca di prede. In realtà, la categoria più diffusa e numerosa tra i Trilobiti, sembra essere stata quella dei detritivori. Quanto allo sviluppo ontogenetico, esso è ben conosciuto e attraversa numerosi stadi, dove quelli iniziali risultavano molto diversi da quelli da adulto. In effetti, la morfologia stessa degli individui agli stadi larvali, risulta essere sensibilmente differente rispetto a quella degli individui adulti.

 

Classificazione

Dominio:                Eukaryota

Regno:                    Animalia

Sottoregno:            Eumetazoa

Ramo:                     Bilateria

Superphylum:       Protostomia

Phylum:                 Arthropoda

Subphylum:         Trilobitomorpha

Classe:                    Trilobita

La classe dei Trilobiti appartiene al sub-phylum dei Trilobitomorpha, che comprende a sua volta classi che sono considerate antenati dei Crostacei. L’insieme di tutte queste classi ha prosperato e raggiunto il proprio apice durante il Paleozoico, estinguendosi poi alla fine di quest’era, in corrispondenza della più catastrofica estinzione di massa che la Terra abbia mai conosciuto: l’estinzione del Permiano-Triassico.

Bibliografia

  • M. Sarà – Zoologia – Cacucci Editore – 1971
  • S. Raffi & E. Serpagli – Introduzione alla Paleontologia – UTET

Riguardo a Dario Stefanelli

Dario Stefanelli
Mi chiamo Dario Stefanelli e studio Scienze della Natura presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Fin da piccolissimo sono stato attirato da tutto ciò che ha a che fare con la paleontologia, la zoologia, la botanica, la geologia e tutte le rispettive branche. Ho sempre avuto la predisposizione a divulgare le mie conoscenze, perchè sono convinto che ciò che riguarda la natura e come funziona, non è solo una materia per scienziati e studiosi, ma un patrimonio di tutti.

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