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Marsili: il vulcano sommerso più pericoloso d’Europa

Il Marsili è un vulcano sottomarino scoperto nel XX secolo, denominato così in onore dello scienziato italiano Luigi Fernando Marsili. Di dimensioni imperiali, si estende per 70 km, con una larghezza di 30 km e un’altezza di 3000 metri circa, si stimano 2100 km3 di superficie.

È situato nel basso tirreno, in corrispondenza delle coste della Calabria e della Campania, appena sotto 450 metri dal livello del mare ed è considerato il vulcano più grande d’Europa, recenti studi lo definiscono addirittura il vulcano potenzialmente più pericoloso del vecchio continente, in seguito alla scoperta di numerosi crateri che caratterizzano i lati della struttura e che presentano frequenti eruzioni di tipo effusivo, ovvero eruzioni relativamente “tranquille”, che non causano spossamenti o onde anomale di grande entità.img_1411

La crosta del marsili è di tipo oceanico, è spessa solo 10 km, ed è costituita per lo più da silicati femici, composti da ferro e magnesio.
La lava invece è basaltica: si tratta di un tipo di lava definita ultrabasica dove la percentuale di silice è inferiore al 45%, ne consegue una lava più fluida rispetto a quelle acide o intermedie, che però registra temperature più elevate (dagli 800 ai 1200 gradi centigradi).

La ricerca iniziata nel 2005 dalla CNR ha sfatato la vecchia credenza che il Marsili fosse spento da 100 mila anni, in realtà è in continua attività attribuita alla subduzione,un fenomeno geologico che vede in questo caso, la placca africana scorrere al di sotto di quella europea. Inoltre si è visto che non è l’unico gigante sommerso del tirreno, ma è affiancato dal Magnaghi, ormai spento, e dal Valivov, attivo anch’esso.

La zona sottoposta alla ricerca prende il nome di Tirreno Meridionale 1: gli geologi hanno presentato il progetto di un pozzo geotermico esplorativo in tale zona, denominato Marsili 1, per il quale il 15 Maggio 2015 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha disposto una valutazione di impatto ambientale.

Ciò che preoccupa di più gli scienziati è la scoperta delle precedenti eruzioni esplosive del Marsili, avvenute 5000 e 3000 anni fa, che hanno causato tsunami capaci di distruggere la costa tirrena e che potrebbero, con probabilità, avvenire ancora. Questo rende il Marsili la principale fonte di maremoti nel tirreno, ed è definito dagli scienziati una bomba ad orologeria: potrebbe risvegliarsi in qualunque momento e se ciò accadesse, l’onda di tsunami sprigionata viaggerebbe ad una velocità non inferiore ai 500 km/h.

Il sismologo, Enzo Boschi, presidente dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), dichiarò che:

«Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni.”

In sintesi, il rischio che il Marsili si svegli tra un giorno o tra diecimila anni, è estremamente reale.

Riguardo a Melissa D'Ambrosio

Melissa D'Ambrosio
Studentessa, appassionata di scienze, salute e benessere.

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