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Rapporto ISPRA sul clima

Il Rapporto ISPRA sul clima 2015 ed il punto di non ritorno nei cambiamenti climatici

E’ stato appena pubblicato il rapporto ISPRA sul clima 2015, intitolato ” Gli indicatori del clima in Italia nel 2015″. Il rapporto si basa su dati, indici e statistiche relativi a temperatura, temperatura superficiale del mare, precipitazione ed umidità relativa, raccolte dal Sistema nazionale per la raccolta, la diffusione e l’elaborazione di dati Climatologici di Interesse Ambientale.  L’andamento del clima nel 2015 e delle sue variazioni  rispetto agli anni passati è utile perchè sapere cosa sta succedendo al clima significa sapere quale impatto il cambiamento avrà sulla Terra e adottare strategie in risposta. I numeri che verranno di seguito sono numeri piccoli, non sembrano così allarmanti, ma se inseriti nello scenario storico, assumono tutt’altra rilevanza; diventano una tendenza, un evento lungo anni, che sta progressivamente cambiando il volto del mondo in cui viviamo, e che necessita di una presa d’atto e un adattamento nei comportamenti e nelle scelte strategiche.

Nel 2000 Malcolm Gladwell coniò il termine tipping point , ovvero punto di non ritorno, per riferirsi, sebbene in ambito sociologico, a dei piccoli cambiamenti che generano grandi effetti. Uno studio della Rutgers University ha esaminato la percezione dei tipping point in campo climatologico, sulla rivista Earth’s Future. Il fatto che la maggior parte delle persone non sia realmente convinta che il clima stia cambiando o che questo non abbia impatto sulla vita quotidiana deriva dalla relativa lentezza e gradualità degli effetti del superamento del punto di non ritorno a livello climatico. Le aspettative di solito sono quelle di una conseguenza immediata e macroscopica, ma con i cambiamenti climatici non è così. Gli effetti si vedono a distanza di anni se non di secoli e sono graduali.

Il rapporto dell’ISPRA, come dettagliato di seguito, suggerisce uno scenario di un’Italia sempre più calda, siccitosa e soggetta a singoli eventi alluvionali, i cui effetti sono purtroppo noti.

Dal punto di vista della Temperatura, il 2015 è stato l’anno più caldo, dal 1880 ad oggi, considerando sia la terraferma che gli oceani.  Sulla terraferma si è registrata l’anomalia termica più elevata dal 1961 ad oggi, ed è stata di +1,23°C. Inoltre, si registra un aumento costante dell’anomalia termica dal 1961 ad oggi sulla terraferma. In particolare, dal 2000 in poi ogni anno supera il precedente come il più caldo della serie storica.

In Italia, l’anomalia della temperatura del 2015 rispetto al 2014 è stata di + 1,58 °C considerando tutte e quattro le stagioni, di +2,53°C se prendiamo in esame solo la stagione estiva. L’anomalia della temperatura media annuale nel 2015 è stato più marcato al Nord rispetto al Centro e al Sud con le Isole. Occorre ribadire che tranne settembre al Nord e febbraio a Sud con le Isole, tutti i mesi del 2015 sono stati più caldi della norma ed anche gli indici degli estremi di temperatura vanno nella stessa direzione: il numero di notti tropicali (temperatura minima  > 20°C) è stato, nel 2015 il secondo valore più alto dal 1961, con 26 notti tropicali in più rispetto al normale.  Il valore più alto era stato registrato nel 2003. Per di più, le notti fredde sono state il secondo valore più basso dopo il 2014.

Analizzando la serie storica dal 1980 ad oggi, si registra un periodo di riscaldamento più elevato rispetto al passato, con un aumento medio di +1,12 °C circa ogni 10 anni.

Le temperature superficiali dei mari seguono l’andamento : l’anomalia media è stata +1,28°C , la più alta dal 1961, dato a cui si aggiunge la considerazione che negli ultimi venti anni l’anomalia media è stata sempre positiva, cioè i mari sono sempre stati più caldi rispetto alla norma.

Le precipitazioni totali del 2015 invece, sono complessivamente inferiori alla media climatologica del 13% circa. Tuttavia non risultano diminuzioni statisticamente significative dal 1951 al 2015 nei valori medi delle precipitazioni, seppur in leggera diminuzione. Il 2015 è stato comunque il terzo anno più secco dal 1961.

Le precipitazioni sono state inferiori alla norma soprattutto al  Nord e nei mesi di luglio novembre e dicembre, mese che ha fatto registrare una quasi totale assenza di precipitazioni su tutto il territorio nazionale.

Quello che però è da rilevare sono i singoli eventi estremi, cioè le abbondanti precipitazioni concentrate in poche ore. Questi eventi sono considerati rari, ma se ne registra una percepibile tendenza all’aumento della frequenza negli ultimi anni, sebbene non si possano ancora trarre conclusioni a livello statistico.

 

Per gli scienziati, anche i piccoli cambiamenti, che generano grandi effetti sono fonte di elevata attenzione. Ad aiutare gli scienziati nella diffusione di tali consapevolezze vi sono dei singoli elementi del contesto ambientale, che subiscono gli effetti dei cambiamenti climatici per primi ed in maniera più marcata : i ghiacci in Artide ed in Antartide o la Foresta Amazzonica. Alcuni punti di non ritorno climatici possono segnare altrettanti punti di non ritorno sociali ed innescare shock economici sia immediati che procrastinati e generare ricadute sull’opinione pubblica e sulla politica, sulla tecnologia e persino su eventi di migrazioni di massa o guerre civili. Ovviamente non tutti i punti di non ritorno climatici hanno lo stesso impatto, come fa rilevare il Professor Robert Kopp, autore capofila in questo studio, infatti lo scioglimento dei ghiacci, ad esempio, provocherà un innalzamento del livello dei mari, ma soltanto a distanza di anni e pertanto non genera la percezione di un punto di non ritorno superato, sebbene probabilmente questo sia già avvenuto.  Il gap temporale tra il superamento di una soglia critica climatologica ed i suoi effetti  non comporta che questi siano meno gravi; significa soltanto che gli effetti si faranno vedere quando ormai sarà troppo tardi per  porre rimedio. La ricerca condotta dagli esperti in vari settori della Rutgers University vuole pertanto auspicare la creazione di una sorta di agenda che proponga strategie politiche a lungo termine basate sui modelli climatologici previsionali, una sorta di protocollo di mitigazione.

Se ancora qualcuno pensa che il clima stia cambiando sia un falso allarme perchè in realtà non accade nulla, dopo aver letto questo articolo, forse cambierà idea.

 

Fonti:

  • ISPRA, ” Gli indicatori del clima in Italia nel 2015″
  • Earth’s Future

Riguardo a Manuela Russo

Manuela Russo
Naturalista per formazione e per passione, credo nella necessità di comunicare la cultura scientifica, come strumento di esame della realtà e di progresso.

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