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Il consumo di suolo e le sue conseguenze

Troppo spesso il suolo è percepito come un semplice supporto fisico sopra il quale l’uomo può sviluppare le proprie attività. Al contrario esso è una risorsa fondamentale per la vita sulla Terra e per la salute globale degli ecosistemi. Sono infatti numerosi i cosiddetti servizi ecosistemici fondamentali per l’uomo e gli altri esseri viventi, che il suolo fornisce se in buona salute.

Quali sono i benefici forniti dal suolo?

Esiste in proposito la classificazione CICES (Common International Classification of Ecosystem Service) che classifica tali servizi in:

  1. servizi di approvvigionamento (per esempio di prodotti nutrivi e di biomassa);
  2. servizi di regolazione o di mantenimento (del clima tramite la cattura dei gas serra e del carbonio, delle condizioni chimiche dell’acqua, dei fenomeni di erosione e di dissesto idrogeologico, della biodiversità);
  3. servizi culturali, ovvero tutti quei servizi forniti dal suolo inteso come parte ed elemento fondamentale del paesaggio (servizi ricreativi e culturali, funzioni religiose e spirituali).

Una risorsa fragile e non rinnovabile

Il suolo produce dunque effetti importanti sia direttamente che indirettamente per l’uomo. Tuttavia è da considerarsi una risorsa non rinnovabile, poiché il tempo necessario alla sua formazione è molto lungo. Contemporaneamente è anche estremamente vulnerabile alle pressioni di origine umana, che sono in grado di originare e amplificare in modo drammatico la degenerazione di questa risorsa. L’espressione “consumo di suolo” sta precisamente ad indagare quei fenomeni di sostituzione degli strati superficiali del suolo con coperture di tipo artificiale, che causano solitamente la perdita definitiva di questa risorsa. Generalmente si distingue fra:

  • suolo impermeabilizzato (soil sealing), riferendosi alla copertura del terreno con materiali impermeabili come cemento e asfalto che, sigillando il suolo, ne causa la compromissione immediata;
  • suolo consumato (land take), considerando in questo caso tutto il suolo sottratto ad un precedente uso agricolo o naturale.

Nella seconda categoria  rientrano così anche parchi urbani e spazi verdi presenti in città, o le zone naturali intercluse fra snodi e assi viari. Questi utilizzi pur essendo il risultato di processi di artificializzazione del terreno, rappresentano un utilizzo a minor impatto ambientale. Tuttavia, anche se non siamo in presenza di impermeabilizzazione, si è comunque realizzata sottrazione di suolo agricolo o naturale. Le aree in questione risultano quindi compromesse dal punto di vista paesaggistico-ambientale.

Sono dunque i processi di urbanizzazione l’agente fondamentale del consumo di suolo.  Infatti pur costituendo la modalità principale con la quale gli uomini attualmente abitano la Terra, gli ambiti urbani hanno iniziato, dalla seconda metà del Novecento,  ad espandersi sempre più velocemente, producendo forme presenti sul territorio in modo pervasivo e disordinato.

Le conseguenze per l’uomo e l’ambiente

Il consumo di suolo ha così prodotto e produce molteplici effetti direttamente o indirettamente in vari ambiti:

  1. l’ambito economico-energetico, tramite la produzione di sovraconsumo energetico e la riduzione delle produzioni agricole;
  2. l’ambito idro-geo-pedologico, poiché l’impermeabilizzazione del suolo con coperture artificiali non permeabili provoca la destabilizzazione degli assetti idraulici e geologici, aumentando l’incidenza di frane e alluvioni;
  3. l’ambito fisico-climatico, dal momento che l’impermeabilizzazione causa l’aumento della riflessione termica del suolo, la riduzione di assorbimento delle emissioni e accentua quindi i cambiamenti climatici;
  4. l’ambito ecologico-biologico, a causa dell’erosione fisica dei suoli che provoca la distruzione degli habitat di numero specie, la frammentazione ecosistemica e la riduzione della resilienza (ovvero la capacità di un sistema di riacquisire uno stato di equilibrio in seguito ad una o più perturbazioni) ecologica complessiva;
  5. l’ambito paesaggistico-culturale, poiché l’urbanizzazione, soprattutto nella sua forma dispersiva, provoca serie minacce alle identità dei luoghi grazie alla sua capacità di mutarli, banalizzarli e uniformarli in
    tempi relativamente brevi.

Il fenomeno del consumo di suolo è dunque un tema trasversale a molte discipline e sebbene in molti paesi, tra cui l’Italia, la sensibilità nei confronti del problema è esplosa tardivamente, esso ha acquisito oramai una certa rilevanza anche nella comunicazione pubblica. Tuttavia il fenomeno continua ad assumere connotati allarmanti sia a livello globale che nazionale e salvo rari casi virtuosi, prosegue il consumo di risorse territoriali a beneficio di un’urbanizzazione estesa, frammentata e inefficiente.

Fonti:

Fonti:

  • Iovino Giorgia. 2014. “Le fonti informative per il monitoraggio del consumo di suolo”. Bollettino AIC n. 152. 36-55.
  • Romano Bernardino, Zullo Francesco, Ciabò Serena, Fiorini Lorena, Marucci Alessandro. 2015. “Geografie e modelli di 50 anni di consumo di suolo in Italia”. Scienze e Ricerche n.6. 17-28.
  • cices.eu
  • www.isprambiente.gov.it

 

Riguardo a Marco Volpini

Marco Volpini

Laureato alla triennale in Antropologia e alla Magistrale in Geografia, sono interessato a tutto ciò che riguarda il rapporto uomo ambiente. Più nello specifico mi appassionano temi di geografia urbana e ecologia culturale.

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