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Fiordi: quando il mare occupa ciò che il ghiaccio ha scavato

Il Geirangerfjord, situato nella regione norvegese del Sunnmøre. Si tratta di uno dei fiordi più famosi e più visitati di tutta la Norvegia.

Veri e propri simboli dei suggestivi paesaggi nordici, in realtà i fiordi non sono esclusivi della penisola scandinava, ma caratterizzano anche le coste di Groenlandia, Canada nord-orientale, Alaska e la zona sud-occidentale della Nuova Zelanda. Ma come si originano e in cosa consistono queste forme?

Cosa sono i fiordi?

Lingue di ghiaccio in movimento possono scavare o rimodellare incisioni preesistenti, andando a formare valli glaciali. Esse si distinguono dalle valli fluviali per la loro tipica forma a U, viste in sezione trasversale, e sono chiamate anche docce glaciali o truogoli.

Una lingua glaciale infatti, esercita la sua erosione sia sui fianchi che sul fondo, lungo l’intera ampiezza della depressione in cui scorre. Il modellamento che ne deriva col tempo è quello che punta al minimo attrito tra il fondo e il ghiaccio in scorrimento, ed esso corrisponde proprio a quello a forma di parabola, talvolta, anche con fianchi ripidissimi.

Il peso stesso del ghiaccio, conferisce alle valli glaciali un’alta capacita di erodere, anche ben al di sotto del livello del mare, dando così origine a criptodepressioni. Queste valli possono spingersi anche fino alla costa ed essere occupate dal mare dopo il ritiro dei ghiacciai: questa è l’origine dei fiordi. Infatti, un fiordo altro non è che un braccio di mare che invade e occupa una valle glaciale.

Dove trovarli?

Nella Norvegia occidentale, si trova la più alta concentrazione di queste valli sommerse: durante l’Ultimo massimo glaciale, circa 20000 anni fa,  molte e potenti lingue di ghiaccio fluivano verso la costa atlantica.

La loro forza è stata tale che spesso i fiordi possono raggiungere grandi profondità: il Sognefjord, uno dei fiordi norvegesi più famosi, raggiunge i 1308 m nel suo punto più basso. Le lingue glaciali aderivano al fondo e scavavano a grande profondità, tuttavia, procedendo sempre più verso il mare aperto, cominciavano a perdere di spessore e a galleggiare sull’acqua. Inoltre, i depositi  di detriti rocciosi trasportati dalle lingue glaciali, le morene, una volta che i ghiacci si ritirarono, rimasero all’inizio della valle.

Per questi motivi, i fiordi tendono ad avere una profondità piuttosto bassa in corrispondenza dell’imboccatura, mentre nella parte mediana si trova spesso il tratto più profondo.

Col tempo, l’azione delle acque marine può cancellare le tracce del modellamento  precedente, ma in ogni caso i fiordi risultano un ambiente che offre una buona protezione per le attività antropiche, siano esse legate al commercio o al turismo. Così come le falesie, i fiordi rientrano nella categoria delle coste alte e rappresentano un luogo di interesse naturalistico e turistico di straordinario fascino.

Bibliografia

  • S. Ciccacci – Le Forme Del Rilievo – 2015 – Mondadori
  • G. B. Castiglioni – Geomorfologia – 1986 – UTET
  • J. P. Grotzinger, T. H. Jordan – Capire la Terra – 2014 – Zanichelli
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