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Conservazione: proteggiamo di più le specie che ci piacciono

La spesa per la conservazione della natura è enormemente aumentata negli ultimi anni. Alcuni dati però indicano che le risorse disponibili vengono spese per un numero limitato di specie, solitamente quelle che attirano di più la simpatia dell’opinione pubblica.

Tutti abbiamo sentito parlare della Vaquita (Phocoena sinus), una rarissima specie di delfino di cui rimangono appena trenta esemplari al mondo. E chi non si è commosso almeno una volta nel leggere degli sforzi per la conservazione delle tigri (o dei panda, dei lupi, degli orsi)? Eppure esistono specie molto meno conosciute e altrettanto, se non più, minacciate. Facciamo due esempi.

Sapevate che in Sicilia è presente una specie di abete, l’abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis), endemico dell’isola, di cui sopravvivono in natura solo 24 esemplari adulti? E che dire del Dryococelus australis, l’insetto stecco gigante dell’isola di Lord Howe, ritenuto estinto fino al 2001 e che sopravvive con un’unica colonia su un isolotto del Pacifico?

Se guardiamo la fotografia di un Dryococelus australis (all’inizio dell’articolo, foto di Peter Halasz) appare evidente la ragione per cui questo animale non riceva le stesse simpatie di un panda. Non è quindi difficile immaginare che dell’enorme quantità di denaro spesa ogni anno per la conservazione della natura la maggior parte sia investita solo su poche specie simpatiche e che piacciono all’opinione pubblica.

Questo sbilanciamento nella conservazione a favore delle specie più “belle” non è solo un’opinione, ma è stata affrontata anche nella letteratura scientifica.

Uno studio del 2016 (Donaldson et al.) ha analizzato il numero di studi dedicati alla conservazione di varie specie animali. Gli autori riportano che per ogni articolo riguardo la conservazione di una specie di invertebrato ne vengono pubblicati oltre 17 riguardo i mammiferi, 9.8 per quanto riguarda i rettili e 8.2 riguardo agli uccelli. Le specie di mammiferi oggetto di almeno uno studio sono risultate 1140, mentre per gli insetti questo numero scende a 776, nonostante le specie di insetti siano molto più numerosi dei mammiferi in termini di numero di specie presenti al mondo.

Questi ed altri dati dimostrano che nella biologia della conservazione esiste uno sbilanciamento a favore di poche specie che, per le loro caratteristiche, riescono ad attirare maggiormente l’attenzione degli scienziati e del grande pubblico. Queste specie sono, curiosamente, quelle più vicine all’uomo in termini di biologia, comportamento o utilità (è il caso dei pesci, ad esempio), indicando una sorta di antropocentrismo nella scelta delle specie su cui concentrare gli sforzi della conservazione.

Riferimenti

Riferimenti

Donaldson, M. R., Burnett, N. J., Braun, D. C., Suski, C. D., Hinch, S. G., Cooke, S. J., & Kerr, J. T. (2016). Taxonomic bias and international biodiversity conservation research. Facets, 1(1), 105-113.

Riguardo a Filippo Santini

Filippo Santini
Studente di ecologia, mi interesso soprattutto di evoluzione ed ecologia forestale. Sono appassionato di montagna e fotografia

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