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balene beluga
Una balena beluga che emerge in superficie per prendere una boccata d'aria. Credits: Kate Stafford/University of Washington

Gli effetti del cambiamento climatico sulle balene beluga

La migrazione annuale di alcune balene beluga (Delphinapterus leucas) in Alaska viene modificata dai cambiamenti climatici che riguardano il Mare Glaciale Artico intorno al Polo Nord. Altre popolazioni di beluga, invece, non sembrano essere affatto disturbate dalle alterazioni del clima. La discrepanza emerge da uno studio condotto dall’Università di Washington (UW) e pubblicato sulla rivista Global Change Biology. Resta da capire se l’adattamento di una delle due popolazioni sia dannoso o benefico per i cetacei coinvolti.

La ricerca, guidata da Donna Hauser del Polar Science Center della UW, dimostra che il ritardo nella formazione di nuovo mare ghiacciato nell’Artico durante le stagioni fredde induce una popolazione di balene beluga a ritardare la migrazione, anche di un mese. «Il più grande messaggio che abbiamo recepito è che le balene beluga possono rispondere molto rapidamente ai cambiamenti del loro ambiente, ma non possiamo attenderci una risposta uniforme da parte di tutte le popolazioni», ha dichiarato Donna Hauser. Secondo la scienziata, la difformità nel comportamento delle diverse popolazioni potrebbe complicare le previsioni degli scienziati per quanto riguarda il futuro della specie.

Le due popolazioni comprese nello studio trascorrono l’inverno nel Mare di Bering, poi migrano a Nord all’inizio dell’estate, quando il mare ghiacciato più esterno si decongela e il mare aperto consente loro di raggiungere rispettivamente i mari di Beaufort e Chukchi. Lì, banchettano a base di pesci e invertebrati prima di emigrare nuovamente a Sud in autunno, quando il ghiaccio del Mar Glaciale Artico torna a espandersi. La popolazione diretta al mare di Beaufort è quella che sembra essere indifferente al ritardo con il quale l’Artico estende il mare ghiacciato verso Sud.

I ricercatori guidati da Donna Hauser hanno usato i dati sulla migrazione delle balene beluga raccolti in due periodi distinti, gli anni ’90 e quelli dal 2000 in avanti, attraverso rilevatori satellitari posti sulle balene che hanno permesso di tracciare i movimenti dei cetacei nel corso degli anni. Gli scienziati hanno anche usato i dati acustici ottenuti da due rivelatori sottomarini chiamati idrofoni, che hanno registrato le vocalizzazioni dei mammiferi marini ogni giorno per circa sei anni. Questi segnali sociali – un assortimento di suoni simili a scricchiolii, fischi e grida – hanno segnalato quando le balene beluga si trovavano a circa cinque chilometri dagli strumenti. Secondo Kate Stafford dell’Applied Physics Laboratory alla University of Washington, co-autrice della ricerca, l’uso di microfoni sottomarini è un ottimo sistema per individuare i cetacei nei loro ambienti freddi e tenebrosi.

«Uno degli effetti del cambiamento climatico riguarda il fatto che alcuni animali stanno cambiando la loro presenza stagionale in determinate regioni», ha spiegato Stafford. «Questa ricerca suggerisce che almeno una popolazione di balene beluga potrebbe adattarsi ai cambiamenti che interessano l’Artico».

Al momento esistono ancora pochi studi sulle balene beluga. Le analisi delle loro condizioni fisiche o dei loro percorsi migratori devono essere approfondite affinché si possa dire se gli adattamenti – o la loro assenza – verso i cambiamenti ambientali siano salutari o dannosi per la salute delle popolazioni.

Riguardo a Flavio Alunni

Flavio Alunni
Divulgatore scientifico. Blogger (clicca sulla casetta). Laureato in scienze biologiche, sono da sempre affascinato dal bizzarro, da ciò che sorprende e meraviglia. Nella scienza trovo tutto questo e molto altro, ecco perché mi piace raccontarla. Alcuni miei articoli sono usciti anche su Galileo Giornale di Scienza e Wired Italia.

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