Banquettes di Posidonia: da potenziali rifiuti a risorsa

Una preziosissima pianta marina endemica del Mar Mediterraneo.

Una tipica banquettes fotografata a Tarquinia, Viterbo (Ph. Andrea Bonifazi)

Che schifo questa spiaggia, è ricoperta di alghe morte!“. Una frase ricorrente, spesso esclamata quando ci si imbatte in spiagge sabbiose parzialmente coperte da foglie secche di Posidonia oceanica. Un’affermazione, tuttavia, che cela due grossolani errori di concetto: il primo riguarda la dicitura “alghe”, in quanto, in realtà, si tratta di foglie morte e spiaggiate appunto di P. oceanica, una pianta superiore endemica del Mar Mediterraneo.

Sì, una pianta esattamente come quelle terrestri, quindi in grado di produrre fiori e frutti, che possiamo ammirare solo nel Mare Nostrum. Estese praterie sommerse che costituiscono degli ecosistemi infralitorali a sé stanti che ospitano un’infinità di taxa, alcuni specie-specifici, e soprattutto fungono da fondamentali aree di riparo e di nursery sia per vertebrati che per invertebrati. Insomma, dei preziosi hot spot di biodiversità dall’enorme valore ecosistemico, paesaggistico ed economico.

Una rigogliosa prateria di Posidonia oceanica (Ph. Alberto Romeo)

Ma l’esclamazione iniziale cela un secondo errore, forse ancora più grave: questi accumuli vegetali, infatti, non costituiscono un rifiuto! Anzi, le alghe marine e gli altri residui vegetali rappresentano una componente naturale dell’ecosistema marino, dimostrandosi elementi molto rilevanti per l’assegnazione delle mitiche Bandiere Blu.
Questi depositi vegetali sono chiamati banquettes e svolgono un’azione protettiva dei litorali nei confronti dell’erosione e, come la loro controparte sommersa e vivente, costituiscono un habitat ideale per molti organismi sia animali che vegetali, molti dei quali endemici.
Gli invertebrati che primariamente popolano questo inusuale e spesso disprezzato ecosistema sono gli Artropodi, perlopiù Crostacei detritivori come Anfipodi ed Isopodi, sebbene siano molto abbondanti anche gli Insetti (primariamente stadi larvali di Ditteri, ma anche Coleotteri e Dermatteri), spesso voraci predatori che banchettano sulla ricca fauna associata.

Insomma, non una discarica o un problema paesaggistico, ma un sempre più raro ambiente da proteggere per svariati motivi, un “termometro vegetale” che ci permette di inquadrare adeguatamente anche lo stato di salute delle nostre coste. Ma spesso gli enormi interessi economici legati al turismo portano a far apparire una spiaggia artificialmente pulita come un ambiente più sano e apprezzabile rispetto un litorale naturalmente ricco di foglie spiaggiate di Posidonia

Una gestione complicata approfonditamente trattata nel testo “Formazione e gestione delle banquettes di Posidonia oceanica sugli arenili”, un manuale ISPRA redatto nel 2010 che si propone il compito di far capire quanto questi “rifiuti” siano in realtà di fondamentale e molteplice importanza per i nostri ambienti costieri.

D’altronde, facendo un confronto con un ambiente terrestre a noi più comune, ritenete sia più affascinante e sano un bosco autunnale interamente ripulito, in cui rimane visibile solo la brulla terra nuda, o un ambiente in cui la naturale lettiera di foglie ne tinteggia il substrato?
Parafrasando De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dalle banquettes nascono i macroinvertebrati”.

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