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Luoghi quasi selvaggi – Recensione

Luoghi-quasi-selvaggi

La Prefazione

Fulco Pratesi noto giornalista, politico e ambientalista fondatore del WWF introduce con scioltezza e leggera ironia il libro, spiegando come anni addiètro abbia lasciato le armi per fondare i movimenti animal-ambientalisti che lo hanno portato a divenire uno dei più stimati combattenti pro-verde che ci siano. Non che in quel periodo, come spiega, ci fossero grandi esperti o appassionati pronti a combattere per il futuro della madre terra, ma tra questa desolazione, fu colpito dalla passione e l’amore di un ragazzino fresco di post preadolescenza nell’illustrare, cercare, osservare e proteggere le specie animali, non potè fare a meno di notare come questa prerogativa fosse in lui molto più radicata di quanto sarebbe potuta essere in un qualunque altro ragazzino della sua età.

  • Titolo: LUOGHI QUASI SELVAGGI
  • Autore: FRANCESCO PETRETTI
  • Editore: ORME EDITORE

Di cosa parla?

Per un Naturalista, ambientalista o appassionato di natura che si dedichi all’escursionismo, all’esplorazione o all’osservazione, i pensieri e gli schizzi di ciò che abbia appuntato sul taccuino sono la cosa più preziosa che esista, da proteggere con tutte le proprie forze e guai, solo a chi voglia darvi un’occhiata, sarebbe come rubare una parte di se e di ciò che abbia vissuto.

Petretti, invece, apre se stesso al lettore, riportando nel libro parte dei suoi aneddoti e le informazioni che hanno segnato alcuni dei momenti più belli della sua vita e li rielabora contrapponendoli ad un leggero masochismo che contraddistingue il ricordo del giovane naturalista che era al nuovo, ormai, non più fresco ma allo stesso modo volenteroso di scoprire.

Tanti scrittori aprono le porte al lettore con scenari tropicali, lui di controtendenza reitera l’importanza e la ricchezza dei “luoghi quasi selvaggi” italiani, raccontando di esperienze vissute alla stregua di errabonde escursioni montane alla ricerca di rare specie di uccelli, o funeste lotte contro il mare in tempesta per approdare su un isolotto, nell’intento quasi vano di riprendere ed osservare la cova nascosta di rari gabbiani, o ancora gettarsi alla scoperta delle grotte buie nei pressi delle isole siciliane, alle prese con l’oscurità del luogo e gli schiamazzi degli uccelli delle tempeste che echeggiano nel vuoto, visti da pochi naturalisti al mondo.

Considerazioni..

È impossibile non cogliere l’amore e la passione dello scrittore i quali traspaiono tra le righe e assalgono come un fiume in piena di emozioni il lettore, le stesse, forse, provate dallo scrittore quando le ha vissute. D’altronde non ci si sarebbe potuti aspettare di meglio dall’apoteotico naturalista, fautore forse di alcuni dei più bei documentari di questo decennio. Allo stesso modo come davanti la cinepresa riesce a percuotere l’animo col rimbombare delle note a volte dolci altre stridule delle parole su carta, scritte in momenti di edonico relax adagiato tra le verdi felci e muschi marcescenti delle pendici nordiche o tra il leggero volteggiare delle onde delle cristalline acque italiane.

La leggerezza delle righe non lascia incertezze e dubbi al lettore che può per ore ed ore immergersi nel testo senza che ne avverta la pesantezza, ogni storia sempre diversa dalla precedente invita alla scoperta, lasciando, al contrario di tanti testi naturalistici narrativi, prerogativa di realtà e possibilità di toccare con mano le bellezze che il nostro patrimonio naturale ha da offrirci.
E chissà poi che questa lettura non possa fungere da trampolino di lancio per coloro che vogliano allo stesso modo proiettarsi nell’esplorazione dei “luoghi quasi selvaggi” italici.

Consigliato!  

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